Economia
Diodovich ad Affari: "Dalla Bce errori di comunicazione, i mercati sono tesi”

Il senior market strategist di IG Italia ad Affari: "Durante la campagna elettorale ci saranno diversi scossoni"
Diodovich ad affaritaliani.it: "Il consiglio della Bce sarà decisivo"
Rispetto alle premesse di ieri, la situazione è lievemente migliorata, ma solo perché c’è grande attesa per il meeting della Bce. Dopo che la maggioranza ha voltato le spalle a Mario Draghi, Piazza Affari, fino a quel momento positiva, è rapidamente scesa e ha chiuso in calo dell’1,6%, con lo spread in area 220 punti dopo essere ridisceso anche sotto i 200. Ci aspettano, questo è certo, settimane e mesi turbolenti. “La riunione della Bce – spiega ad Affaritaliani.it Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia – sarà fondamentale per capire che cosa avverrà sia sui tassi d’interesse che per quanto concerne lo scudo anti-spread”. Alla fine ha prevalso la visione dei "falchi" sull'incremento dei tassi e quello delle colombe sullo strumento di protezione.
Diodovich, c’è da preoccuparsi a questo punto?
L’Italia dipende molto soprattutto dallo “scudo” e il suo impatto lo si è visto con l’andamento delle banche, che oggi sono molto negative in Borsa, perché hanno molti btp in pancia. Ci sarà da trovare un compromesso tra le esigenze del Nord Europa, che chiederà un aumento di 50 punti base dei tassi e uno scudo anti-spread “light”; e quelle dei Paesi del Mediterraneo, che vorranno un incremento di 25 punti base e uno scudo molto forte, anche perché si vuole evitare ad ogni costo un attacco speculativo che, specie con l’Italia priva di Mario Draghi, potrebbe andare a segno. Immagino quindi che si dovrà arrivare a un compromesso: i mercati sperano in un incremento leggero e uno scudo forte, ma è ovvio che non potranno ottenere tutto. Bisognerà anche capire che cosa farà la Bce per l’acquisto di titoli. Siamo a quasi 10 anni dal famoso “Whatever it takes” di Mario Draghi a Londra e oggi Christine Lagarde si trova in una situazione molto simile.

Se avesse dovuto scommettere su quale scenario avrebbe puntato?
Probabilmente avrei perso, perché avrei puntato su un rialzo di 25 bp e uno scudo anti-spread molto light. Meglio così, il provvedimento è corretto.
L’inflazione all’8%, il rischio recessione, lo spread ballerino: la Bce ha agito correttamente? Erano davvero scenari imprevedibili?
Diciamo che si poteva fare molto meglio dal punto di vista della comunicazione. Tutti i banchieri centrali avevano dichiarato che l’incremento sarebbe stato di 25 punti base, poi ci si è resi conto che l’inflazione era molto più alta del previsto e per questo si rendeva necessario un incremento più alto. Non dimentichiamoci che le manovre di questo tipo non hanno effetto immediato: ci vogliono almeno 3 mesi per vedere i primi risultati e riprendere un minimo di controllo sui prezzi. Vediamo anche quali sono i report che gli analisti della Bce hanno realizzato sull’inflazione: se dovesse confermarsi fuori controllo, è plausibile che si arrivi a un incremento più elevato dei tassi, anche se non necessariamente nella riunione di oggi. Ci sarà un altro appuntamento a settembre e il sentimento di molti è che, tra oggi e i prossimi due mesi si arriverà a un incremento dei tassi nell’ordine del punto percentuale, perché è quanto hanno fatto, ad esempio, negli Stati Uniti. Un intervento che ha dei pro e dei contro.
Come mai le banche, che pure dal rialzo dei tassi avrebbero tutto da guadagnare, in questo momento sono quelle più sotto pressione in Borsa?
Nel medio-lungo periodo il rialzo dei tassi ha un effetto positivo per le banche, aumentano i guadagni full-core per l’incremento dei margini. Ma nel breve si rischia la perdita di conto capitale che sui bond che hanno in pancia. Senza contare che un aumento troppo elevato dei tassi d’interesse porta in genere una recessione economica e anche le banche, come tutto il tessuto, potrebbero risentirne.
Siamo dunque in recessione? Siamo in una situazione analoga a quella del 2010-2012?
Stiamo lievemente meglio, abbiamo un sistema di protezione esterno che non c’era durante la crisi dei debiti sovrani. Però va detto che le tensioni potrebbero aumentare per fattori esogeni, basti pensare al gas. È molto probabile, quindi, che i rischi di recessione possano aumentare notevolmente. Se non sarà in questo semestre, sarà nei primi mesi del 2023. Le Banche centrali, d’altronde, non possono fare altro che raffreddare le economie per ridurre l’andamento dei prezzi al consumo. E questo porta forti rischi di recessione e di riduzione della crescita.
Il futuro governo, a meno di sorprese, dovrebbe essere di centro-destra con qualche tensione populista: i mercati riusciranno ad apprezzarlo prima o poi o dovremo abituarci a una tensione continua e costante?
Temo che le tensioni aumenteranno quando entrerà nel vivo la campagna elettorale, ci saranno molte promesse e ci sarà il timore di allontanarsi da quello che ha fatto Mario Draghi negli ultimi mesi, soprattutto per quanto riguarda le scadenze del Pnrr e degli impegni presi con l’Europa, non ultima la Legge di Bilancio. È una situazione molto complessa che i mercati osserveranno con attenzione: il rischio di qualche attacco speculativo c’è eccome.