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Economia
Dividendi Generali, Donnet conviene più a Caltagirone

Non sarà sfuggito agli appassionati dei salotti finanziari l’editoriale di qualche giorno fa di Giulio Sapelli sul Messaggero. Un articolo in cui a un certo punto si dice che “a forza di fortificare l’obiettivo della trasparenza, si sono avallate costruzioni giuridiche che rischiano di svuotare il ruolo dell’azionista, accordando al manager un potere tale che è poi difficile smontare”. Nell’articolo non si fanno esempi su quali siano queste società, anche se è fin troppo facile capire di chi si sta parlando.

banca generali
 

L’editoriale è, ovviamente, un chiaro riferimento alle Generali guidate da Philippe Donnet che, nonostante una guerra di logoramento che dura ormai da almeno un anno, rimane saldamente al suo posto. L’articolo di Sapelli, che per la testata su cui è stato pubblicato non può che rispecchiare (anche) il pensiero di Francesco Gaetano Caltagirone che del Messaggero è editore ed è anche il secondo azionista privato del Leone in cui reclama una discontinuità gestionale, apre però un punto molto importante, quello della governance.

Generali, così come altre aziende quotate, ha adottato un sistema per cui il cda uscente dev’essere espressione di maggioranza anche del successivo consiglio di amministrazione. I nomi che compongono il cda del Leone sono di altissimo profilo, ma già in altre occasioni si è visto come consigli composti da persone poi giudicate non idonee dagli organi di vigilanza fossero chiamati a comporre il nuovo board. Una stortura italiana.

alberto nagel mediobanca
 

Dunque è comprensibile che Caltagirone, che è appena salito al 6% del Leone e che vorrebbe per sé un maggiore potere decisionale, sia insoddisfatto di una lista (che in molti chiamano di Mediobanca) che vedrebbe la riconferma in blocco sia dell’attuale orientamento politico, sia con ogni probabilità anche del group Ceo Philippe Donnet. Caltagirone, e con lui Del Vecchio e i Benetton, ma anche la Fondazione Crt, vorrebbero sicuramente maggiore visibilità, così come il patron di Essilor-Luxottica vorrebbe essere più “presente” nelle decisioni di Mediobanca.

Al momento – come raccontato su Affaritaliani.it – si fa sempre più plausibile uno scenario che porta dritto all’ingovernabilità, con “la lista Mediobanca” a farla da padrone, ma con Caltagirone pronto a lanciare il proprio ticket. Il rischio stallo è altissimo e a nessuno farebbe piacere se queste dinamiche dovessero ripercuotersi sul business.

IPA FGR458973 pr
 

Non è un mistero che Alberto Nagel sia favorevole a un nuovo mandato del manager francese, già Ceo di Generali Italia ai tempi della gestione Mario Greco. E non è neanche un mistero che i fondi che hanno in portafoglio oltre il 40% delle azioni del Leone facciano davvero fatica a comprendere l’ostracismo verso Donnet. D’altronde, come dar loro torto?

Si guardano nelle tasche alla fine dell’anno, vedono rendimenti interessanti e hanno tutto l’interesse a proseguire con l’attuale situazione.

(Segue: l'analisi del business degli azionisti)

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