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Mentre si aprono le votazioni in Italia, lo scenario "più verosimile" è che si debba tornare "presto" alle urne. Occhi dei broker internazionali infatti sui possibili esiti delle elezioni in Italia, con gli analisti finanziari di Mediobanca Securities capitanati da Antonio Guglielmi che, in un report di cui Affaritaliani.it ha preso visione, esprimono dei dubbi sulla stabilità del prossimo governo.

Quella che a novembre sembrava una facile vittoria dei democratici, trionfo che avrebbe portato a un forte esecutivo Bersani, ora "una coalizione tra il leader  del Pd e Monti sembra inevitabile", spiegano  da Londra gli esperti di Piazzetta Cuccia. Ma anche questo ticket, aggiungono gli analisti, "potrebbe non essere sufficiente".

I rischi più gravi, secondo il rapporto di Mediobanca Securities, appaiono legati al recupero di Silvio Berlusconi e al ruolo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo (visto addirittura al 20% del totale dei consensi). Autentiche spine nel fianco di Bersani, "destinate a indebolire ulteriormente un eventuale governo Pd-Monti", soprattutto al Senato.

Siamo dunque alla vigilia di una nuova fiammata della crisi dell'eurodebito con l'Italia che tornerà ad esser presa di mira dai mercati? Lo spread Btp-Bund tornerà ad esplodere e le Borse a perdere punti? Niente affatto. Gli esperti di Piazzetta Cuccia sono ottimisti: il risultato elettorale "difficilmente farà deragliare infatti un mercato forte e resistente".

Grazie al piano di acquisti di titoli di Stato promosso dalla Banca Centrale Europea, aggiungono, "crediamo che il mercato rimarrà sufficientemente resistente da poter oltrepassare con facilità qualunque risultato elettorale in Italia". Quanto allo spread Btp-Bund, il report evidenzia come la discesa cominciata ad agosto 2012 derivi più dal piano annunciato dal governatore dell'Eurotower Mario Draghi, che non dall'operato del governo Monti di per se'. "Crediamo quindi - scrive ancora Guglielmi - che lo spread abbia perso molta della sua rilevanza come indicatore della percezione che il mercato ha del vero rischio di solvibilità dell'Italia".  

Nello studio, Mediobanca fa anche un calcolo di quanto potrebbero impattare i tagli alla pressione promessi durante la campagna elettorale. Secondo quanto emerso dai programmi, infatti, i tagli ammontano a circa 150-225 miliardi di euro. La dura realtà è che contrariamente alle promesse, Imu, Irpef, Iva e Tares sono destinate ad aumentare dal luglio 2013, a causa degli aumenti precedenti concordati, sottolinea però lo studio, e questo certo non andrà a favore della fiducia dei consumatori e della crescita. L'Irap, secondo Mediobanca, potrebbe essere invece ridotta (e sarebbe positiva per le banche), ma una sua abolizione è irrealistica, poichè i suoi introiti sono pari al 2,5% del prodotto interno lordo.

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