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Elezioni midterm, l’analista: “Trump rassicura i mercati, ma occhio a IA e criptovalute: che cosa rischiano”

Saverio Berlinzani, Senior Analyst di ActivTrades, analizza le conseguenze della vittoria democratica sui mercati finanziari

Elezioni midterm, l’analista: “Trump rassicura i mercati, ma occhio a IA e criptovalute: che cosa rischiano”
Criptovalute

Intervista a Saverio Berlinzani, Senior Analyst di ActivTrades

Un’onda blu ha letteralmente travolto il presidente americano Donald Trump, costretto a incassare una pesante sconfitta elettorale e a fare i conti, a metà del suo mandato, con un Congresso non più a maggioranza repubblicana. Eppure, i mercati finanziari non sembrano risentire (per ora) della batosta. Anzi, la vittoria dei Democratici alle midterm potrebbe rappresentare un fattore di stabilità, ponendo un freno alle politiche economiche più aggressive della Casa Bianca. Restano tuttavia diverse incognite sulle prospettive dell’economia americana, soprattutto per il settore tecnologico, l’intelligenza artificiale e le criptovalute. La sconfitta di Trump va letta come una buona notizia per gli investitori o il preludio a una nuova stagione di instabilità? Per capirne di più, Affaritaliani ne ha parlato con Saverio Berlinzani, Senior Analyst di ActivTrades.

Trump esce sconfitto dalle midterm, ma i mercati non sembrano così spaventati. Perché non temono la batosta del presidente? La vittoria dei democratici può rassicurare gli investitori oppure rischia di aprire una stagione di scontri e instabilità economica?

“I mercati finanziari non temono la pesante sconfitta di Donald Trump alle elezioni di midterm del 2026 perché la netta vittoria dei Democratici sembrerebbe eliminare lo spettro dell’incertezza politica e introdurrebbe un freno istituzionale all’agenda economica della Casa Bianca. La storia ci racconta che i mercati tendono a performare molto bene in una situazione di Congresso diviso o in mano all’opposizione rispetto al Presidente. Le motivazioni sono legate al fatto che sotto l’amministrazione Trump, le spinte protezionistiche sulle tariffe e le tensioni geopolitiche hanno alimentato una forte spinta inflazionistica e un aumento del costo della vita. Il controllo democratico di Camera e Senato impedirà l’approvazione di nuove aggressive manovre tariffarie o sconsiderati stimoli fiscali.

Gli investitori temevano che un Congresso interamente repubblicano avrebbe dato carta bianca a Trump per espandere ulteriormente il debito pubblico. La vittoria democratica sembrerebbe mitigare questo rischio, portando a un rally dei titoli di Stato americani e calmierando i rendimenti. Ma il condizionale è d’obbligo in ragione del fatto che con la quasi certa ingovernabilità, che si profila, potremmo assistere ad un ridimensionamento dell’economia Usa, che andrebbe a penalizzare la crescita globale, con conseguenze dannose se l’inflazione, che ricordiamo essere esogena, dovesse persistere e dovesse costringere la Fed al mantenimento di tassi alti, con possibile stagflazione. Detto ciò, il fattore decisivo per il rimbalzo dei mercati è stata la dichiarazione di Donald Trump di voler accettare i risultati del voto e di essere pronto a collaborare con i Democratici”.

Intelligenza artificiale e criptovalute sono stati due settori simbolo dell’America di Trump. Ora che il presidente è politicamente indebolito, rischia di cambiare tutto? Le aziende tecnologiche e il mercato crypto devono prepararsi a nuove restrizioni o la corsa agli investimenti proseguirà comunque?

“L’esito delle elezioni di metà mandato, che ha visto i Democratici conquistare il controllo del Congresso statunitense, segna la fine della deregolamentazione incondizionata per l’intelligenza artificiale e le criptovalute, introducendo uno scenario di maggiore controllo. Sebbene l’amministrazione Trump mantenga il controllo del potere esecutivo e delle agenzie federali, l’indebolimento del presidente al Congresso e il peso dell’opinione pubblica stanno già modificando le strategie dei mercati e della Silicon Valley. La reazione degli investitori all’indomani del voto è stata immediata, con i titoli legati alle infrastrutture per l’IA e ai data center che hanno registrato pesanti arretramenti a Wall Street. Il mercato teme che il cambio di rotta politico possa tradursi in una riduzione dei sussidi federali e in controlli più stringenti sulle Big Tech. Il settore crypto, che aveva investito centinaia di milioni di dollari a sostegno dei candidati repubblicani per ottenere norme più leggere, affronta una battuta d’arresto. La debolezza politica di Trump si somma a fattori esogeni destabilizzanti, come il recente maxi-furto record da 6,3 miliardi di dollari subito da Binance, che ha rinvigorito i dubbi sulla sicurezza dei digital asset e la richiesta di tutele per i consumatori”.

Quando cresce l’incertezza, gli investitori tornano a guardare all’oro. La sconfitta di Trump potrebbe spingere il metallo prezioso verso nuovi record? E quanto peseranno le prossime mosse della Federal Reserve?

“Il prezzo dell’oro è tornato a salire sopra i 4.000 dollari l’oncia dopo l’esito delle elezioni di midterm. Secondo le principali analisi di mercato, di terreno dei Repubblicani in Camera e Senato riduce le margini di manovra fiscale e le riforme economiche promosse da Trump, alimentando un clima di maggiore incertezza istituzionale che storicamente spinge gli investitori a rifugiarsi nei beni rifugio come l’oro. Le decisioni della Federal Reserve rimangono il driver principale per il metallo giallo. Dopo i recenti rialzi di 25 punti base a settembre 2026 e i timori legati a un’inflazione ancora persistente legata al petrolio, il mercato valuta con attenzione se la Fed manterrà i tassi elevati più a lungo o se aprirà a una fase di allentamento. Storicamente l’oro, privo di rendimento cedolare, soffre quando i tassi reali e i rendimenti dei Treasury restano alti. Tuttavia, i cali temporanei dei rendimenti obbligazionari e un dollaro meno aggressivo offrono immediatamente ossigeno alle quotazioni dell’oro, come evidenziato dagli ultimi aggiornamenti”.

Il dollaro perde terreno rispetto alle principali valute. È soltanto una reazione alla sconfitta di Trump o il segnale di una sfiducia più profonda nell’economia americana? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi e quali potrebbero essere le conseguenze per l’euro e i mercati europei?

“Il calo del dollaro è la diretta reazione dei mercati finanziari al forte arretramento politico di Donald Trump. Più che di una sfiducia strutturale e definitiva nell’economia americana, si tratta di un riposizionamento degli investitori a fronte del probabile stallo politico a Washington e dei timori per un potenziale rallentamento del settore tecnologico dovuto a regole più severe sull’intelligenza artificiale promosse dai Dem. Il biglietto verde sconta una combinazione di fattori psicologici di breve termine e nodi economici irrisolti. La perdita del controllo del Congresso da parte dei Repubblicani priverà Trump dello spazio di manovra per approvare ulteriori stimoli fiscali e deregolamentazioni aggressive nella seconda parte del suo mandato, raffreddando la corsa della valuta.

Gran parte della crescita recente del PIL e dei mercati statunitensi è stata trainata dagli enormi investimenti nell’Intelligenza Artificiale. Gli investitori temono che una maggioranza democratica al Congresso introduca una regolamentazione più stringente sui data center, frenando questo motore economico. La fiducia a lungo termine sul dollaro poi, era già gravata dal forte malcontento degli elettori per il costo della vita, dall’aumento del deficit federale, dai dazi e dal pesante debito pubblico accumulato dagli Stati Uniti. Tuttavia, molte analisi evidenziano che il dollaro mantiene gran parte della sua forza strutturale legata all’economia reale, e che storicamente la debolezza post-midterm tende a essere transitoria”.

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