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Moda, John Elkann in aiuto di Lapo per rilanciare Italia Independent Group

Ma il settore resta in crisi come testimoniano i casi Borsalino e Braccialini

Moda, John Elkann in aiuto di Lapo per rilanciare Italia Independent Group
lapo elkann 800

L’amore fraterno trionfa dopo una serie di colpi di scena, come nelle migliori “soap opera”: dopo la disavventura seguita alla notte brava a New York, Lapo Edovard Elkann non ha esitazioni e svolge fino in fondo la sua parte di socio di riferimento di Italia Independent Group, garantendo il successo della ricapitalizzazione in due fasi della società di occhialeria.
La prima parte della ricapitalizzazione aveva visto Lapo sottoscrivere il proprio 50,88% dell’aumento in opzione eseguito a 3,40 euro (di cui 2,40 a titolo di sovrapprezzo) per complessivi 4.892.763,25 euro e garantendo anche l’inoptato (risultato pari a 18,76%); la seconda parte, consistente in un ulteriore aumento di capitale a premio (il prezzo di sottoscrizione era di 5,75 euro per azione) da  complessivi 10.099.995,75 euro, di cui solo o  1.756.521 a titolo di capitale, ha visto il fratello di Lapo, John Philip Elkann, sottoscrivere 434.782 titoli (il 24,75% dell’offerta) sborsando 2,5 milioni di euro, mentre lo stesso Lapo ha sottoscritto le restanti 1.321.739 azioni per 7,6 milioni.
Risultato: il capitale di Italia Independent Group, che così ha incassato 15 milioni di mezzi freschi, è più che raddoppiato passando da 2.213.938 (ai 2.210.00 titoli risultanti alla fine della prima fase della ricapitalizzazione si erano aggiunti 3.938 titoli rivenienti dall’esercizio di stock option) a 5.409.507 titoli, Lapo è salito al 63,7% del capitale, il fratello John è divenuto socio all’8,6%. La borsa mostra di credere alla serietà dell’impegno dei fratelli Elkann e il titolo ha chiuso la settimana a 5,30 euro, recuperando in sole 5 sedute di borsa il 30,75%.
Ma se la disavventura newyorkese sembra alle spalle, con Lapo tornato subito a impegnarsi per il rilancio dell’azienda e il Ceo Giovanni Carlino felice di un rafforzamento patrimoniale concluso con successo “e di poter contare sul supporto di azionisti forti i quali, sottoscrivendo le azioni nuova emissione, hanno confermato la fiducia al percorso di riorganizzazione e di rilancio che stiamo mettendo in atto”, la sfida di Italia Independent Group è tutt’altro che vinta perché il settore moda/lusso italiano continua ad attraversare un momento a dir poco delicato, basti guardare a cosa sta succedendo a marchi celebri come Borsalino o Braccialini.
Nel caso del cappellificio alessandrino, dopo la revoca della procedura di concordato preventivo in bianco concesso lo scorso marzo, il futuro è avvolto nella più totale incertezza. Coinvolta suo malgrado nel crack dell’ex “re dal gas”, astigiano Marco Marenco (imputato di bancarotta fraudolenta con danni complessivi stimati in oltre 3 miliardi di euro per debiti non pagati con le banche e imposte e accise non versate al fisco), a cui faceva capo il 58% circa del capitale, per la Borsalino si era profilata una soluzione grazie all’intervento dell’imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio.
Camperio con la società Haeres Equita ha preso in affitto fino al 31 maggio 2017 il ramo di azienda costituito dalla Borsalino Spa, ha messo a disposizione del fallimento 15 milioni e ha saldato un debito di 8 milioni col fisco, oltre ad acquistare nuovi macchinari e a fare sei assunzioni  (alla Borsalino lavorano 130 dipendenti), facendo risalire il fatturato nel 2015 a 15 milioni di euro dai 13,5 milioni dell’anno precedenti (e per il 2016 si prevede un ulteriore +20%).
Ma i commissari giudiziali e Pwc, società incaricata della revisione contabile di Borsalino, hanno poi scoperto una serie di inadempienze tra cui una sottovalutazione del magazzino e sospetti giri di capitale fino al 2012-2013 con società riconducibili allo stesso Marenco. Per la serata di lunedì 19 dicembre è stato fissato un confronto tra l’azienda e i sindacati, dopo che Camperio ha già incontrato il Cda della Borsalino venerdì. Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe una nuova richiesta di concordato, una ulteriore ristrutturazione del debito o la presentazione di un ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale. Ma può però essere esclusa del tutto l’ipotesi di un fallimento.
Per quanto riguarda la fiorentina Braccialini, la sezione fallimentare del Tribunale di Firenze ha appena pubblicato l’avviso che invita a presentare offerte per 6 lotti: il primo, quello principale, comprende il ramo d’azienda coi marchi Braccialini e Tua (la seconda linea), 4 negozi monomarca (a Roma, Parigi, Milano e Firenze) e almeno 52 dipendenti (sui 122 rimasti in azienda). Il ramo d’azienda aveva già ricevuto una proposta irrevocabile d’acquisto avanzata  dal gruppo toscano Graziella, attivo nella gioielleria (e nelle energie rinnovabili) pari a 6 milioni di euro, cifra che costituisce la base dell’asta competitiva indetta dal Tribunale (le offerte dovranno essere presentate entro il 27 dicembre).
Mentre il Cda di Braccialini valuta un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori, l’azienda ha perso due terzi del fatturato complice la risoluzione dei contratti di licenza produttiva dei marchi Gherardini e Vivienne Westwood, ma fattura tuttora circa 12 milioni di euro. L’arrivo di una nuova proprietà potrebbe rilanciare lo storico marchio fiorentino, ma queste vicende (ed altre tra cui le difficoltà di Roberto Cavalli, che ha da poco raggiunto un accordo coi sindacati per ridurre di 89 unità, tra cui 5 dirigenti, la forza lavoro del gruppo, finora pari a 350 persone) testimoniano come sotto i lustrini e le paillettes il mondo della moda e del lusso italiano stia continuando a soffrire una crisi profonda, per sottrarsi alla quale non sempre sono sufficienti quattrini e buona volontà.