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Energia, lo stop ai reattori nucleari d’oltrape per il caldo riaccende il tema sicurezza. Ecco la exit strategy da seguire

Sbloccare i 150 GW di impianti verdi è la priorità per liberarsi dalla dipendenza estera e spingere un’elettrificazione frenata dalle troppe tasse

Energia, lo stop ai reattori nucleari d’oltrape per il caldo riaccende il tema sicurezza. Ecco la exit strategy da seguire

Caldo record e reattori ko in Francia: così l’Italia rischia di restare al buio

Le forti ondate di calore non rappresentano soltanto un’emergenza climatica, ma anche un banco di prova importante per i sistemi energetici nazionali. Il caso della Francia, con lo stop di tre reattori nucleari e la riduzione della potenza di altri otto impianti a causa delle alte temperature e dei limiti ambientali legati al raffreddamento delle centrali, riporta al centro del dibattito il tema della sicurezza degli approvvigionamenti e della capacità dei Paesi (in particolare europei) di garantire energia sufficiente anche nelle condizioni più critiche.

Per l’Italia il segnale è particolarmente rilevante. Il nostro Paese importa circa il 16% dell’elettricità consumata e una quota significativa arriva proprio dalla Francia. Se la produzione francese rallenta o le esigenze interne aumentano, la disponibilità di energia destinata all’esportazione può diminuire, proprio nei periodi estivi in cui la domanda cresce per effetto delle temperature elevate e dell’utilizzo massiccio dei sistemi di raffrescamento.

L’Italia è a tutti gli effetti un “Paese corto” dal punto di vista energetico, perché produce meno energia di quanta ne consumi ed è quindi strutturalmente dipendente dalle importazioni. Ecco perché Il problema in futuro potrebbe non essere più il prezzo dell’energia, ma avere o non averne a disposizione. 

La crescita dei consumi, infatti, sarà trainata da industria, mobilità elettrica, data center e sviluppo dell’intelligenza artificiale. Una trasformazione che renderà l’elettricità una risorsa sempre più strategica per la competitività economica e industriale dei Paesi. In questo scenario, i Paesi europei potrebbero essere sempre meno disponibili a esportare energia, dovendo prima garantire la copertura del proprio fabbisogno interno.

La crisi francese mostra, infatti, come gli eventi climatici estremi possano mettere sotto pressione anche i sistemi energetici più avanzati. Quando caldo intenso e aumento della domanda interessano contemporaneamente più nazioni, gli scambi internazionali diventano più difficili e cresce il rischio di tensioni sulla disponibilità di generazione.

La risposta passa quindi da un cambiamento del mix energetico nazionale e soprattutto dall’accelerazione delle fonti rinnovabili. In Italia sono oltre 150 GW di progetti tra fotovoltaico ed eolico in attesa di autorizzazione formale. Sbloccare questa capacità rappresenta una priorità per aumentare la produzione interna, ridurre la dipendenza dall’estero e rafforzare la sicurezza energetica del Paese. La semplificazione degli iter autorizzativi diventa dunque un passaggio decisivo. L’ingresso progressivo di nuova capacità rinnovabile consentirebbe di aumentare l’offerta nazionale, contribuire alla stabilità dei prezzi nel medio periodo e sostenere la crescita di nuovi consumi elettrici, supportando il percorso di elettrificazione del Paese. 

L’elettrificazione è un concetto chiave nell’ottica del raggiungimento, quantomai necessario, di una sovranità energetica nazionale. Anche perché contrariamente a quanto molti pensano, l’aumento del costo dell’energia riguarda sostanzialmente riscaldamento e carburanti e non le bollette elettriche, che reggono meglio agli stress della geopolitica. Lo ha ben spiegato di recente l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, intervenendo all’audizione in commissione congiunta Partecipate-Ambiente del Comune di Milano: “Bisogna sfatare alcuni miti”, ha spiegato il manager ricordando che il vero problema non è tanto la bolletta elettrica, che tra l’altro in questo momento “è in assoluta media europea”.

Il salasso arriva da altri fronti, come riscaldamento e carburanti. Negli ultimi giorni, infatti, con la ripresa del conflitto in Iran, anche secondo i dati del monitoraggio del Mimit si sono registrati nuovi rialzi dei prezzi alla pompa. Sono questi aumenti, legati ai combustibili utilizzati quotidianamente per la mobilità e per il trasporto delle merci, assieme alle spese invernali legate al gas per riscaldare gli ambienti, ad avere un impatto diretto particolarmente gravoso sui bilanci di famiglie e attività produttive.

Per Mazzoncini, dunque, l’elettrificazione resta la strada più efficace per abbassare i costi nel medio periodo, rendendo però anche coerente la fiscalità: “l’energia elettrica è tassata tre volte di più del gas”, una scelta che secondo A2A rischia di frenare il passaggio a consumi più efficienti e sostenibili.

La ricetta per l’Italia, dunque, è duplice: rafforzare la capacità di generazione grazie alle rinnovabili e accelerare l’elettrificazione dei consumi. Solo così il Paese potrà coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività economica.

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