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Ucraina, Silvestri (M5S): “A Mosca non interessa attaccare l’Europa: Conte ha detto una verità scomoda che il governo nasconde per giustificare il riarmo”

L’intervista di Affaritaliani al capogruppo in Commissione Esteri del M5S

Ucraina, Silvestri (M5S): “A Mosca non interessa attaccare l’Europa: Conte ha detto una verità scomoda che il governo nasconde per giustificare il riarmo”
Francesco Silvestri

Ucraina, Silvestri (M5S): “Il governo nasconde la verità per giustificare il riarmo”

Mentre il dibattito sul futuro del conflitto in Ucraina si fa sempre più teso, le parole del leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte sulla Russia – definita “non una minaccia per l’Europa” – riaccendono con forza lo scontro politico sul riarmo e sulla necessità di un negoziato immediato. Sullo sfondo, la scelta di investire miliardi in armamenti e il posizionamento internazionale dell’Italia restano al centro di una discussione che tocca da vicino anche gli equilibri del campo progressista.

La netta presa di posizione del leader del Movimento 5 Stelle solleva interrogativi cruciali: la linea del dialogo e della diplomazia è davvero l’unica via d’uscita concreta dal conflitto o rischia di indebolire la posizione europea? E come si rifletterà questa spaccatura pacifista sul dialogo, non sempre facile, con il Partito Democratico? A fare chiarezza è Francesco Silvestri, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Esteri, che ad Affaritaliani spiega la linea del movimento e attacca le scelte del governo sulla difesa: “Il Presidente Conte ha detto una verità scomoda a molti, che al governo cercano di nascondere per giustificare e sottostimare il piano di riarmo”.

Conte ha detto che “la Russia non è una minaccia per l’Europa” e ha rilanciato la via del negoziato. Come interpreta queste sue parole? E pensa che possano creare nuove tensioni con il Pd?

Il Presidente Conte ha detto una verità scomoda a molti, che al governo cercano di nascondere per giustificare e sottostimare il piano di riarmo e lo sciagurato accordo del 5% del Pil in armi, che tradotto per chi legge si traduce in circa 70 miliardi di spesa pubblica. Al momento la Russia non mostra di avere alcun interesse ad attaccare l’Europa, e affermarlo è sbagliato e va contro i dati dei principali osservatori internazionali. Su questo tema ci sono sensibilità diverse con il Pd, ma ricordo anche che alla Camera abbiamo presentato una mozione unitaria per dire chiaramente che la messa in discussione di questo piano di riarmo è uno dei passaggi chiave della politica estera del campo progressista. Con il Partito Democratico stiamo dialogando in modo utile e costruttivo e continueremo a farlo, sempre nel rispetto reciproco.

Conte sostiene che l’Europa abbia puntato troppo sulla dimensione militare e troppo poco sulla diplomazia. Secondo voi, quale avrebbe dovuto essere l’approccio europeo fin dall’inizio del conflitto?

Ma non è evidente che in questi anni ogni passo che si è fatto è stato verso il baratro? Ogni giorno di più si è assecondata una escalation militare che è alla base delle tensioni internazionali odierne e della distruzione del diritto internazionale. Il tutto è avvenuto per miopia politica e per le logiche guerrafondaie di molti governanti europei, ma anche per il bieco interesse delle grandi lobby delle armi che si arricchiscono grazie a questo clima di terrore. Scegliere la via negoziale significa rigettare tutto questo e ritornare a dare prospettive di crescita e benessere all’Europa. Aver perso molto tempo non è una scusa per perderne ancora.

C’è chi sostiene che insistere sul negoziato rischi di avvantaggiare la Russia. Come risponde a questa critica e perché ritenete che la vostra linea sia quella più efficace per arrivare alla pace?

Insistere sui negoziati avvantaggia la pace, insistere sulla sfida militare evidenzia la nostra irrilevanza e ne acuisce le conseguenze economiche e industriali. Nel nostro Paese, grazie a una narrazione mainstream distorta e spesso faziosa, è passata l’idea che lavorare per la pace significhi essere filo-putiniani. Proprio come denunciare il genocidio a Gaza ha significato essere filo-Hamas. I cittadini sanno che le verità sono altre e che per arrivare effettivamente alla pace bisogna prima tutto fare una cosa: iniziare a parlarne seriamente.

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