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Economia

 

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L'Eni ha cambiato faccia, ma il giudizio di Credit Suisse resta lo stesso: "outperform". Per gli analisti svizzeri, quindi, il cane a sei zampe continuerà ad avere un'andamento migliore di quello del mercato. Un giudizio guidato dalla combinazione tra flusso di cassa nel breve termine e solida crescita nel lungo periodo.

La nuova linea di Eni è stata delineata dall'ad di Eni, Paolo Scaroni. Il gruppo avrà "meno attività regolate, più rischio, più crescita, più volatilità, meno debito e più liquidita'". E dopo otto anni sulla plancia di comando, Scaroni si dice disponibile a un nuovo mandato: "Non sta a me decidere, io posso dire solo che il mio contratto prevede espressamente che io devo essere disponibile al rinnovo e lo sarò", ha dichiarato ad "Affari e Finanza". Parlando della cessione di Snam, l'ad spiega: "Abbiamo sostituito un flusso di utili certo con una struttura finanziaria migliore e ci siamo lanciati con maggiore determinazione nell'esplorazione dove ci sono piu' rischi ma anche maggiori risultati".

 

Sul fronte delle nuove scoperte e dei successi ottenuti da Eni, a chi gli chiede se si tratti di fortuna o di bravura, Scaroni risponde: "Siamo fortunati perche' siamo bravi. In termini di successi esplorativi siamo i campioni del mondo e se continuiamo a fare molto meglio dei nostri competitori è perché la struttura guidata da Claudio Descalzi ha messo l'esplorazione al centro dell'azienda". Quanto a Saipem, sottolinea Scaroni, "è a tutti gli effetti un'azienda del gruppo, che ha il cane a sei zampe nel suo marchio, ma è un'azienda che non possiamo né vogliamo controllare perché lavora, e con grande successo, con i nostri competitori". Sul problema della corruzione internazionale l'ad ribadisce: "Verso le tangenti ho tolleranza zero, quindi all'Eni non si pagano, ma le assicuro che nel nostro business non le paga nessuno e noi ci comportiamo, con convinzione, come gli altri. E neanche i grandi contractor ne hanno bisogno. Quanto agli intermediari, l'Eni ha zero contratti di intermediazione, non percheé sia proibito ma perché richiedono una due diligence ossessiva per evitare che nascondano qualcos'altro". Quanto all'impatto del dopo Chavez in Venezuela, Scaroni spiega: "Gli ultimi anni sono per noi positivi, avevamo avviato un arbitrato poi superato da un accordo, abbiamo scoperto il giacimento importantissimo di Perla dal quale estrarremo gas che sara' acquistato dal Venezuela che cosi' diventera' autosufficiente. Nei giorni scorsi abbiamo avviato la produzione di Junin 5 nel bacino dell'Orinoco e alla fine del prossimo anno costruiremo un grande impianto con una nostra tecnologia per alleggerire il petrolio dell'Orinoco e renderlo commerciabile. Come testimonia tutto cio' le relazioni sono buone e non vedo ragioni per cui debbano cambiare".

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