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Economia
Borse caute e euro giù: occhi su Draghi. "Ma il qe non fermerà la deflazione"

Le borse europee chiudono positive, arretrando pero' dai massimi di seduta. Fa eccezione Piazza Affari, dove l'indice Ftse Mib perde lo 0,11% a 18.123,45 punti. Gli investitori aspettano il cruciale direttivo della Bce di domani, con l'auspicio che venga avviato l'atteso programma di 'quantitative easing' ma si mantengono cauti, anche per la crescente apprensione legata alle elezioni anticipate in Grecia. Bene Londra, con l'indice Ftse 100 che guadagna lo 0,84% a 6.419,83 punti. Positive anche Francoforte (Dax +0,51% a 9.518,81 punti) e Parigi (Cac 40 +0,72% a 4.112,73 punti), dove Air France cede il 2,66% per i timori legati all'attentato che ha colpito la redazione di Charlie Hebdo. Solo un timido progresso per Madrid (Ibex +0,05% a 9.875,7 punti), mentre la borsa di Atene lascia sul terreno l'1,49%.

PIAZZA AFFARI - Altro rimbalzo fallito per Piazza Affari che ha chiuso in lievissimo calo una seduta condotta quasi interamente con un convincente rialzo in scia ai dati sull'inflazione nell'Eurozona che fanno aumentare le attese sulla possibilita' che la Bce, nella riunione del 22 gennaio, decida sull'acquisto dei titoli di Stato. L'andamento decisamente positivo della Borsa di Milano, in linea con il trend degli altri mercati europei, si e' raffreddato in concomitanza dell'attentato terroristico a Parigi alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Il bilancio finale ha visto il Ftse Mib limare lo 0,11% a quota 18.123 punti; All Share -0,16%. Negativi i bancari, in evidenza il lusso. Spunti per Fca e Buzzi. Tra i finanziari, dunque, Unicredit ha perso lo 0,98%, Intesa Sanpaolo -1,23%, Bpm -0,37%, Mediobanca invariata a 6,475 euro per azione, Ubi -2,08%. In controtendenza Carige (+2,77%) sempre sulle indiscrezioni su un possibile ingresso nel capitale di Andrea Bonomi.
   Ben intonato il lusso favorito dal forte recupero del dollaro sull'euro: Ferragamo +2,68%, Luxottica +2,03%, Tod's +0,57%. Per quanto riguarda gli industriali, in evidenza Fca +0,88% e Buzzi +3,08%, mentre Pirelli e Finmeccanica hanno guadagnato rispettivamente lo 0,28% e lo l'1,56 per cento. Telecom Italia in calo dello 0,76% a quota 0,8510 euro per azione.

EURO - L'euro chiude a un nuovo minimo da 9 anni di 1,1800 dollari. La moneta comune continua ad arretrare sulla scia dei dati che hanno certificato l'ingresso dell'Eurozona in una fase di deflazione, dati che aumentano le aspettative che la Bce domani avvii un programma di allentamento monetario. Lo yen e' stabile sull'euro a quota 141,05 e perde terreno sul dollaro a quota 119,47.

QE - Per contenere il rischio di deflazione "occorre che la Bce si muova con misure massicce e prolungate di immissione di liquidita', indipendentemente dalla richiesta delle banche". Lo dice il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis, secondo cui il quantitative easing e' "una condizione necessaria per ritrovare la via della ripresa, ma "dato il ritardo con cui ci si arriva e la trappola depressiva in cui ci si trova impantanati, non e' detto che sia una condizione sufficiente". "Gli effetti del petrolio si fanno sentire nel dato di dicembre dei prezzi al consumo - premette De Nardis - L'inflazione zero in Italia e a -0,2% nell'area ne sono la diretta conseguenza. Al netto degli effetti di primo impatto del greggio, l'inflazione e' ancora positiva, sebbene estremamente bassa. Tutto questo era scontato e continuera' a essere cosi' nei prossimi mesi." "Il vero e concreto rischio per le economie e' che le conseguenze della caduta dei prezzi energetici non si fermino al primo impatto, ma si ripercuotano successivamente sull'intera catena dei prezzi al consumo, radicando tendenze disinflazionistiche in economie gia' depresse e generandovi aspettative di ulteriore caduta dei prezzi".  "In questo caso diventa tanto piu' probabile - aggiunge il capo economista di Nomisma - che le conseguenze positive della caduta del greggio per i redditi dei paesi importatori di petrolio (come l'Italia) siano contrastate, se non del tutto annullate, da quelle negative indotte dalla deflazione. Attese di deflazione in presenza di tassi di interesse ufficiali al minimo livello possibile, cioe' zero, si traducono in aumento dei tassi di interesse reali, cioe' al netto dell'inflazione, con un conseguente inasprimento della politica monetaria: l'ultima cosa augurabile in una situazione di stagnazione".  "Per contenere questo rischio - conclude De Nardis - occorre quindi che la Bce si muova con misure massicce e prolungate di immissione di liquidita', indipendentemente dalla richiesta delle banche. E' il quantitative easing di cui tanto si parla e che deve essere di dimensione adeguata. Questa e' una condizione necessaria per ritrovare la via della ripresa. Dato pero' il ritardo con cui ci si arriva e la trappola depressiva in cui ci si trova impantanati, non e' detto che sia una condizione sufficiente".

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