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Ex Ilva, Federacciai vicina al passo indietro. Resta solo la carta degli indiani di Jindal, ma…

Entro l’8 novembre le offerte vincolanti

Ex Ilva, Federacciai vicina al passo indietro. Resta solo la carta degli indiani di Jindal, ma…

Il futuro dell’ex Ilva è sempre più in bilico. Dopo la decisione dei giudici di chiudere l’area a caldo, la situazione si è complicata ulteriormente. E nonostante gli sforzi del governo per scongiurare migliaia di licenziamenti, non si è ancora riusciti a trovare un accordo che soddisfi tutte le parti in causa. E anche sul fronte della possibile vendita dell’impianto di Taranto non arrivano buone notizie. La cordata di 15 imprenditori siderurgici coordinati da Federacciai è a un passo dallo sfilarsi dalla gara. “Sin dalle prime battute — raccontano alcuni dei presenti al vertice di ieri e lo riporta Il Corriere della Sera — il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, dopo aver profuso ogni sforzo nelle ultime settimane per trovare una soluzione al rebus, ha dovuto constatare quanto fosse ripida la salita verso la presentazione di un’offerta vincolante condivisa”. La cordata si è presa 24- 48 ore prima di formalizzare il passo indietro.

Entro l’8 novembre andranno presentate le offerte vincolanti, resta in piedi la carta degli indiani di Jindal. Si tratta del gruppo di Naveen Jindal, da non confondere con la Jsw del fratello Sajjan Jindal, presente in Italia a Piombino. Jindal steel si era detta disposta a rilevare anche l’area a caldo, ma ora il problema non si pone più, visto che la magistratura ha disposto lo spegnimento. La cosa più urgente è fare ripartire l’area a freddo, cioè il treno nastri lungo più di un chilometro in cui entrano le bramme di acciaio ed escono gli enormi rotoli di acciaio chiamati coils. E poi c’è il lavoro. Rischiano il posto 9 mila dipendenti diretti e 1.600 nell’indotto. Un incontro sindacati-ministero del Lavoro sugli ammortizzatori è fissato per il 6 novembre.

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