Ex Ilva, tavolo al ministero: da Fim a Uilm, sindacati divisi sul pacchetto di misure
Cresce la tensione allo stabilimento ex Ilva di Taranto. I sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno inviato una comunicazione ad Acciaierie d’Italia denunciando che nelle ultime ore si starebbe registrando un aumento dei lavoratori posti in cassa integrazione. Le sigle sindacali chiedono di “fare chiarezza immediata sulla situazione” e “un incontro urgente e chiarificatore per conoscere i numeri reali dei lavoratori coinvolti e i nuovi assetti organizzativi e produttivi”. Nella nota, i sindacati sollevano anche un allarme sicurezza, segnalando “una forte criticità dal punto di vista della sicurezza legata alla necessità di garantire pienamente i presidi di emergenza, considerato l’elevato numero di lavoratori posto in cassa integrazione“.
La richiesta di chiarimenti arriva proprio nella giornata in cui si è tenuto un tavolo tecnico al Ministero del Lavoro sul decreto per l’ex Ilva. Sul fronte delle imprese dell’indotto, arriva un giudizio positivo dall’Aigi, l’associazione che a inizio crisi aveva annunciato 2.500 licenziamenti collettivi in 28 aziende, poi congelati su richiesta del Governo. “La riunione al ministero del Lavoro é andata bene ed era lo strumento che auspicavamo fosse elaborato”, ha detto il presidente Nicola Convertino commentando l’introduzione della cassa integrazione in deroga per i terzisti. Convertino spiega che la misura “avrà copertura sino a febbraio”, un orizzonte temporale pensato per coprire i tempi della vendita dell’ex Ilva, ma avverte che resta aperta una criticità: “Rimane aperto il problema dei pagamenti, per i quali, purtroppo, siamo in sofferenza”.
Sulle altre misure discusse al tavolo, come gli incentivi alle assunzioni, Aigi non ha avanzato osservazioni. Guardando alle scadenze giudiziarie del 30 settembre e del 20 ottobre, Convertino si dice cautamente ottimista: “C’é una ragionevole speranza. Speriamo che avvenga una risoluzione positiva, ma abbiamo sollecitato che lo strumento della cassa in deroga parta in un tempo ragionevolmente breve perché già da oggi le imprese dell’indotto-appalto stanno ricevendo comunicazioni di riduzione del personale e di annullamento dei contratti e stiamo davvero in difficoltà. Chiediamo quindi che la cassa in deroga si attivi subito, anzi subitissimo, anche se un pò di burocrazie lo richiederà. Abbiamo l’esigenza immediata della cassa perché i contraccolpi per le imprese ci sono già”.
La Fim Cisl
Anche la Fim Cisl fa il punto sull’incontro al ministero del Lavoro. “Abbiamo evidenziato le nostre necessità dando priorità a quei lavoratori che a oggi non avrebbero copertura e sarebbero oggetto di licenziamenti collettivi”, spiega il segretario nazionale Valerio D’Alò, che chiede un perimetro netto per l’accesso agli ammortizzatori: “Abbiamo posto l’accento sulla platea che dovrà accedere agli ammortizzatori che sia il più chiara possibile e che il bacino di riferimento includa lavoratori diretti e degli appalti”.
Per il sindacato la partita resta comunque sospesa alle scadenze giudiziarie di fine mese: “Resta invariata la condizione che bisogna attendere sia l’udienza del 30 settembre che l’udienza in sessioni congiunte del 20 ottobre”. D’Alò chiarisce inoltre che il sostegno all’emergenza non deve far perdere di vista l’obiettivo di fondo: “È per noi fondamentale che il Governo fornisca quanto necessario per gestire l’emergenza ma per noi non cambiano le priorità. L’Ilva deve seguire il percorso annunciato a Palazzo Chigi di decarbonizzazione con impianto di Dri e forni elettrici“, condizione che secondo la Fim “garantirà il rilancio in chiave eco compatibile della siderurgia è il reimpiego dei lavoratori che oggi vivono questa condizione di tensione e precarietà”.
Fiom: “Non accetteremo che l’unica prospettiva sia la cassa integrazione”
Sulla stessa linea la Fiom-Cgil, che definisce il confronto un punto di partenza e non un punto d’arrivo. “Occorre uscire dalla fase di emergenza con misure a tutela dei lavoratori e poi affrontare la fase di transizione. Il tema della decarbonizzazione è un punto dirimente”, dichiara Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil. Sul fronte dell’indotto, il sindacato ha chiesto un impegno preciso al Ministero: “La prima cosa che abbiamo chiesto oggi al tavolo è di garantire alle lavoratrici e ai lavoratori dell’indotto le tutele necessarie. Abbiamo chiesto al Ministero del Lavoro di impegnarsi per costruire un accordo quadro tra le organizzazioni sindacali e le aziende dell’indotto che blocchi i licenziamenti, riconosca un ammortizzatore sociale in deroga che garantisca tutti i lavoratori almeno per i prossimi cinque mesi”.
Rispetto al “Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva” presentato da Fim, Fiom e Uilm, per Scarpa i risultati restano parziali: “Sono arrivate alcune risposte, ma non ancora sufficienti e adeguate, a partire dai vincoli all’integrazione salariale della cassa integrazione. E’ necessario garantire con il decreto allo studio del Governo i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto e assicurare la continuità industriale e occupazionale, prevedendo anche strumenti come gli incentivi all’esodo e i pensionamenti anticipati”. Il sindacalista pone poi un paletto in vista dei prossimi passaggi giudiziari: “Qualunque sia l’esito della sentenza sul ricorso contro lo stop dell’area a caldo di Taranto, ribadiamo al Governo che non accetteremo che l’unica prospettiva per le persone sia la cassa integrazione. E’ per questo che deve essere riconvocato Il tavolo permanente a Palazzo Chigi la prossima settimana, che dovrà affrontare tutte le altre questioni per dare una reale prospettiva futura ai lavoratori e al Paese per garantire la decarbonizzazione, l’occupazione, la salute e l’ambiente”.
Confindustria Taranto: tutelare anche chi ha già investito
Confindustria Taranto, con il presidente Salvatore Toma e il vice Michele De Pace, chiede misure per le aziende che hanno investito nel ciclo produttivo dell’ex Ilva e che oggi, con la fermata dell’area a caldo, “rischiano di perdere in tutto o in parte la propria funzione”. La platea coinvolta, spiegano, è ampia: “Parliamo di una potenziale platea di circa 3000 unità, fra lavoratori dell’appalto e del subappalto, che appartengono a realtà imprenditoriali che hanno sostenuto investimenti ingenti e ora si ritrovano con capacità produttive e impianti che rischiano di non essere più adeguatamente utilizzabili”. Per Confindustria Taranto “la tutela del sistema produttivo non può limitarsi alla sola dimensione occupazionale immediata”. Da qui la richiesta di “misure specifiche e ad hoc per questa platea” insieme al “ristoro dei crediti già vantati dalle aziende dell’indotto e che da luglio scorso già presentano ritardi nei pagamenti”.
Uilm: “Pacchetto di misure insufficiente”
Più critica la posizione della Uilm. “Sostanzialmente i tecnici del ministero del Lavoro hanno confermato il pacchetto degli strumenti per garantire il reddito ai lavoratori dell’indotto di Acciaierie e di Ilva in amministrazione straordinaria che ci è stato già anticipato dal ministro Calderone nell’ultimo incontro di Palazzo Chigi”, ha detto il segretario nazionale Guglielmo Gambardella, elencando le misure sul tavolo: la cassa integrazione in deroga per quanto riguarda l’indotto; l’integrazione alla cassa integrazione per i lavoratori dell’Ilva e quelli di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinari; e il pacchetto di incentivazione alle imprese per le ricollocazioni. Il giudizio, però, resta negativo: “Noi riteniamo insufficiente il pacchetto che ci hanno riproposto adesso, anche perché manca sia l’approfondimento sul pensionamento anticipato per i lavori usuranti e per l’incentivazione all’esodo. Vogliamo che le persone, dopo 14 anni di sofferenze, possano avere la possibilità di potersi scegliere anche un percorso alternativo”.
Sul finanziamento delle misure chiama in causa il Mef: “Chiediamo che il Governo rispetto a questi provvedimenti non badi a spese. Tutto quello che è necessario per attenuare il dramma, il disagio, la disperazione dei lavoratori, va messo in campo”. Per la Uilm serve un nuovo incontro più dettagliato per fare il punto sulla spinosa vicenda.
Confapi Taranto
“Si vede che il Governo è vicino alla situazione, si tocca con mano. Oggi al ministero del Lavoro c’erano tutti i tecnici, vogliono risolvere e sono fiduciosi rispetto a questa procedura”. Lo dice Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto, dopo l’incontro odierno al ministero del Lavoro. “Come Confapi, abbiamo chiesto due anni di cassa integrazione per l’indotto-appalto, ma il ministero ci ha detto che al momento non si può fare, bisogna aspettare e vedere cosa succede con i prossimi passaggi alla Corte d’Appello di Milano e in Corte di Cassazione”, dice Greco.
“Abbiamo impostato il discorso su Taranto e detto che per il perimetro da individuare non bisogna poi andare lontano, poiché c’è già il decreto salva-indotto che indica le aziende strategiche. Sulla cassa, i lavoratori saranno pagati direttamente dall’Inps per non gravare sulle imprese. Ci sono tre tavoli in atto, a Palazzo Chigi, al Mimit e al ministero del Lavoro, e quindi tutto ciò che é stato chiesto, verrà preso in considerazione e portato all’attenzione degli altri tavoli poiché le richieste fatte costituiscono qualcosa da estendere anche a livello nazionale”, conclude Greco.


