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Ex Ilva, Scarpa (Fiom-Cgil): “Stop all’acciaio e lavoratori in cassa integrazione: il governo non risponde alle nostre richieste”

I sindacati annunciano uno sciopero unitario di 24 ore per lunedì 12 ottobre

Ex Ilva, Scarpa (Fiom-Cgil): “Stop all’acciaio e lavoratori in cassa integrazione: il governo non risponde alle nostre richieste”

Ex Ilva, Scarpa (Fiom): “Dal governo nessuna risposta, lunedì sciopero in tutti gli stabilimenti”

Mentre l’area a caldo di Taranto si ferma e l’altoforno 2 passa in preriscaldo, il tavolo a Palazzo Chigi sull’ex Ilva si chiude con un giudizio durissimo dei sindacati. Il governo ha illustrato il decreto che dovrebbe coprire la cassa integrazione fino a giugno, con una dotazione di circa 125 milioni secondo fonti sindacali. Per la Fiom-Cgil, però, il punto critico è un altro. “Il vero nuovo sviluppo è stata la dichiarazione fatta al tavolo: non ci sono più soldi da mettere”, spiega ad Affaritaliani Loris Scarpa, coordinatore nazionale per la siderurgia e l’energia della Fiom.

“Pertanto, a prescindere dalla sentenza, i lavoratori rimarranno in cassa integrazione. Da qui nasce la nostra rabbia: prima si dà la colpa ai giudici, e poi si è già deciso che l’investimento non si fa”. Il riferimento è alla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha chiesto di sospendere l’area a caldo, sulla quale la Cassazione dovrebbe pronunciarsi il 20 ottobre.

“Ci sarà quindi una progressiva collocazione in cassa integrazione di tutti i lavoratori, senza dare una prospettiva di ripresa del lavoro. Qualcosa di inaccettabile: si decide di non produrre più acciaio e si parcheggiano i lavoratori in cassa integrazione. Il governo ha parlato di una cassa al 70% con pagamento diretto, ma nulla di ciò che abbiamo chiesto è stato fatto. Ci attendiamo che avviino una nuova procedura di cassa che coinvolgerà la totalità dei lavoratori”, dice Scarpa.

La richiesta della Fiom, assicura, non cambia. “Se l’acciaio è strategico, se si ha a cuore il destino di 20mila lavoratori e dei territori, lo Stato deve fare ciò che chiediamo da tempo: un impegno pubblico, un intervento pubblico, una società pubblica che prenda in mano la gestione dell’area a caldo e la porti alla decarbonizzazione, con l’impiego dei lavoratori e le condizioni perché le persone possano costruirsi una prospettiva. È assurdo un disimpegno del governo”. Il sindacato ha già risposto con lo sciopero unitario di 24 ore proclamato con Fim e Uilm per lunedì 12 ottobre. “Abbiamo dato un segnale preciso: da lunedì, in tutti gli stabilimenti, ci saranno fatti concreti. Non abbiamo intenzione di arrenderci”, conclude.

Nel comunicato unitario Fim, Fiom e Uilm sottolineano che al tavolo l’unico tema affrontato è stato quello degli ammortizzatori sociali, per tutti i lavoratori e tutti gli stabilimenti, senza una reale prospettiva di rientro al lavoro. Nessuna risposta, denunciano, sull’acquisto di semilavorati per far ripartire le linee a freddo di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi e degli altri siti, né sugli strumenti straordinari richiesti: prepensionamenti, incentivi all’esodo, riqualificazione per la ricollocazione nel ciclo decarbonizzato.

Le sigle ricordano il “Piano straordinario nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva”, presentato al Governo lo scorso luglio, in cui si chiedevano “impegni concreti per un piano industriale serio e credibile di decarbonizzazione che riguardi tutti i siti, per un piano sociale che tuteli i lavoratori diretti, dell’appalto e in Ilva AS anche con strumenti straordinari e di risarcimento, per un intervento diretto dello Stato come garante della transizione e della tutela occupazionale”. Tuttavia, le richieste rimangono ad oggi senza risposta.

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