Il futuro dell’ex Ilva potrebbe arricchirsi di un nuovo pretendente. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha fatto sapere di attendersi a breve un’offerta da parte di un gruppo di aziende siderurgiche italiane, che andrebbe ad affiancare quella già presentata da Jindal. “Sappiamo che c’è una cordata italiana che intende partecipare. Mi auguro che presenti una proposta nei prossimi giorni”, ha detto Urso a Taormina, durante il tour estivo di Fratelli d’Italia. La partita si è complicata dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che ha imposto lo stop dell’area a caldo di Taranto. Per il governo, secondo quanto ribadito dal ministro, serve ora un intervento straordinario per evitare che la vicenda industriale si trasformi in una crisi occupazionale e sociale.
L’interesse degli imprenditori italiani è emerso anche da Federacciai. Il presidente Antonio Gozzi ha ricevuto mandato dal Consiglio di Presidenza per verificare la disponibilità delle aziende a entrare nell’operazione e sottoporre alle istituzioni una manifestazione di interesse. L’eventuale impegno industriale dipenderà però da alcune condizioni considerate indispensabili per rendere sostenibile il rilancio degli impianti.
Leggi anche: Ex Ilva, la cordata italiana e la corsa contro il tempo. Arvedi, Marcegaglia, Feralpi…
Urso, nel frattempo, invita a non confondere il caso ex Ilva con l’andamento dell’intero comparto siderurgico italiano. “Non c’è la crisi dell’acciaio in Italia”, ha sostenuto, ricordando che la produzione è cresciuta lo scorso anno e che il trend positivo è proseguito nei primi mesi del 2026. A giugno, ha aggiunto, l’incremento su base annua è stato del 6,1%, anche grazie alla crescita della capacità produttiva legata ai nuovi forni elettrici, soprattutto nel Nord. Sul territorio, però, la situazione resta critica. Le imprese dell’indotto hanno mantenuto la mobilitazione e stanno valutando l’avvio delle procedure per i licenziamenti collettivi. Il timore è che il blocco dell’area a caldo produca effetti a cascata sull’intero sistema economico tarantino, proprio mentre il tavolo permanente promosso dalle associazioni imprenditoriali cerca una via d’uscita.
La prossima mossa, dunque, potrebbe arrivare dal fronte italiano: il governo attende di capire se all’offerta di Jindal si aggiungerà concretamente una proposta della cordata nazionale.

