Expo si, Expo no, se famo du’ spaghi. In sei anni, circa 1 miliardo di contributi e 150 milioni di perdite per sei mesi di Bacchanalia
Nell’antica Grecia, Dioniso rappresentava l’energia vitale e linfatica che portava alla vita, alla gioia, alla crescita delle piante e alla maturazione dei frutti. Una divinità benefica che attraveso tali doni offriva all’uomo il raggiungimento del benessere fisico e psichico.
Circa 2.500 anni dopo, la parafrasi EXPO: “nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Ma l’energia, nel ciclo delle stagioni, durava 6 mesi, poi l’autunno e l’inverno che rendevano Dioniso sofferente e inquieto; un alternarsi di umori: dall’ebbrezza e l’estasi al successivo risveglio, uno spirito che si contrapponeva alla razionalità e all’ordine apollineo, così come amava precisare Nietzsche nella sua “Nascita della tragedia”.
Nel II secolo a.C. il culto si estese a Roma, con Bacco, dio plebeo del vino e della vendemmia, che a suon di “prosit” (letteralmente dal latino: “che porti bene”) riusciva anche a trascinare popolazioni eterogenee nei suoi bacchanalia propiziatori e orgiastici.

Oltre 2.000 anni dopo, Milano, Expo 2015. Beppe Dioniso Sala, sei mesi di baccanale per “nutrire il pianeta, energia per la vita”.
Un’area fantastica, festosa, 200 “popolazioni” insediatisi per il più grande banchetto della storia moderna. Una vetrina di 200 paesi a promuovere se stessi, a farsi pubblicità e marketing per aumentare il proprio business e flussi turistici, in un orgiastico magma di magna magna generalizzato: dagli spaghetti al cous cous e al riso, dal pollo al platano e alle tapas, dal sushi alle carniceria, dai fagioli al cioccolato, dal tè al caffè, dal vino alla birra. Ci scoppia già la panza!
Tanta tracotante ostentazione e opulenza Galbraithiana (ahinoi immortale) per una società che pensa fondamentalmente ad ingrassare se stessa, sotto gli effluvi del vino.
Non è necessario né utile in questa sede polemizzare ancora sulle resse agli ingressi e le attese snervanti (il tempo per accedere al padiglione del Giappone era superiore a quello della tratta aerea Tokyo – Milano!).
Ma cosa ci ha lasciato l’Expo? La tour Eiffel di Parigi? L’atomium di Bruxelles? Plaza de Espana a Siviglia, lo Space Needle di Seattle, la biosfera di Montreal Certo, l’acquario di Genova, Oceanario di Lisbona, il uqartiere EUR di Roma, ci ha lasciato una Darsena ai navigli finalmente completata, ma dopo vari anni di blocco dei lavori che hanno comportato il riavvio e il completamento degli stessi nel periodo dell’Expo.
Ma che altro? Qualcosa di etico? Ora nutriamo il pianeta, ridistribuendo il cibo da chi magna per due o per tre a chi non magna? Abbiamo risolto il problema dell’utilizzabilità dei prodotti prossimi a scadenza o formalmente scaduti, ma ancora buoni?
Sicuramente abbiamo vissuto 6 mesi di bacchanalia, di estasi, di gioco, di festa, tra giocolieri, bambini e (finti) mercati del pesce e allevamenti di animali, tra la scoperta e i viaggi in quasi tutti i paesi del mondo senza doversi muovere da Milano, paesi che mostravano le loro carattteristiche, invenzioni e bellezze, con un’Italia in secondo piano e mal rappresentata.
E poi la ciliegina. Un buco. Un pozzo. Una voragine.
Nel periodo 2009 – 2014 (la società Expo 2015 è stata costituita a fine 2008 e tale esercizio è stato accorpato al 2009, di 13 mesi) la società ha accumulato perdite di bilancio per circa 170 milioni di euro, considerando la perdita cumulata dell’ultima riga di bilancio di circa 80 milioni di euro e i contributi versati in conto esercizio sempre nei sei anni di circa 90 milioni. Solo nel 2014, la perdita è stata di 45 milioni, 82 milioni aggiungendo i contributi in conto esercizio.
E poi i contributi versati per la realizzazione dell’Expo: circa un miliardo al 31.12.14 (inclusivi dei circa 90 milioni in conto esercizio già citati), versati dagli azionisti (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Comune di Milano, dalla Regione Lombardia, dalla CCIA di Milano, Provincia di Milano).
Il bilancio evidenzia il seguente dettaglio:

Scorrendo il bilancio al 31.12.14, nell’attivo si evidenziano 8 milioni di immobilizzazioni immateriali, composte in gran parte per spese elaborazioni dati, licenze d’uso di software, piattaforme varie e realizzazione dell’app mobile. Probabilmente da portare a perdita al termine dell’Expo.
Il grosso però sono immobilizzazioni materiali: 668 milioni, dei quali 662,5 milioni per capitalizzazione di costi delle opere di costruzione dell’expo, dei quali 400 milioni nel 2014, cosi suddivisi (fonte: bilancio 2014):
- 378 milioni per costi sostenuti nel 2014 per la progettazione e realizzazione della piastra e per la risoluzione delle interferenze, realizzazione del Padiglione Italia e opere inerenti le vie d’acqua, i lavori per la realizzazione del cluster 1, 2 e 3, Expo center e Padigione zero, le strutture di servizio del sito e delle vie d’accesso al sito, oltre che i costi relativi alle direzioni lavori e i costi di supporto e i costi capitalizzabili di gestione del cantiere
- 325 k euro per l’affitto, la muntenzione ed il funzionamento corrente degli spazi occupati dall’ufficio di Piano
- 6 milioni per il costo del personale dipendente e collaboratori a progetto, facenti parte dell’ufficio di Piano connesso all’attività di progetto delle opere
- 5 milioni di euro per la realizzazione delle aree tematiche
- 1,5 milioni per l’indennizzo relaitivo alla riqualificazione dei parcheggi P5 e P6 di proprietà di Fondazione Fiera di Milano
- 6,3 milioni per la realizzazione di Expo Gate
- 640 k euro per il progetto cinematografico ad opera del maestro Ermanno Olmi
- 355 k euro per la capitalizzazione del personale relativo a Padiglione Italia
Sono riportati poi crediti verso clienti per € 70 milioni, debiti verso fornitori per euro 193 milioni, altri debiti per € 14 milioni.
A livello di costi 176 milioni nel 2014, di cui i principali
- 43,9 milioni per attività di natura tecnologica
- 29,8 milioni per la promozione e la bdell’evento Expo 2015 e del brand, e per sponsorizzazioni varie
- 18,4 milioni per personale e collaboratori
- 16 milioni di euro per studi e servizi da terze parti
- 7,9 milioni per affitti delle sedi sociali, per il godimento di beni di terzi, manutenzioni e canoni vari
- 8 milioni di costi di funzionamento (personale, viaggi, collaborazioni, paghe, servizi vari)
- 8 milioni di oneri diversi di gestione (abbonamenti, attività di media relation, tasse varie)
- 2 milioni per contributi e progetti vari,
- ecc…
I dati di bilancio 2015, quando disponibili, ci daranno una visione più completa del bacchanalia Expo, con la necessità di aggregare i relativi valori ai dati cumulati nei sei anni precedenti per avere i saldi netti finali (ferma restando la necessità di capire se si sia tenuto integralmente conto del termine della vita utile di gran parte dei beni e dei vari contenziosi in essere).
Ad oggi comunque molti dubbi ci sono, certo non integralmente imputabili al Beppe Dioniso Sala – che molto ha trovato già impostato – e al suo team. Forse andrebbe meglio confrontato il baccanale italiano con quelli realizzati negli altri paesi negli anni precedenti. E capire se nella altre esperienze ci sia stato un ritorno misurabile sugli investimenti.
Nel frattempo, nel ciclo delle stagioni, ci siamo già risvegliati dall’ebbrezza e dall’estasi per passare all’inquietudine invernale, inquetudine sui conti / ritorni di Expo e sugli sperperi pubblici, e alle incertezze sul futuro, in una nuova “tragedia de noantri”.
Famose du’ spaghi e un bel bicchiere di vino, e poi affrontiamo la realtà. Prosit!
luca_greco@hotmail.com

