L’era di Jerome Powell alla guida della Fed si apre con un rialzo dei tassi: il costo del denaro sale di un quarto di punto in una forchetta fra l’1,50% e l’1,75%. Un avvio da falco che segue l’era da colomba di Janet Yellen che, sotto la sua egida, ha anche avviato il processo di normalizzazione del bilancio della Fed, schizzato a 4.500 miliardi di dollari con la crisi.
La previsione di un totale di tre rialzi dei tassi nel 2018 rimane pertanto invariata, sebbene un numero crescente di membri del Fomc ritiene che potrebbero esserne necessari quattro nel caso in cui la performance economica degli Stati Uniti risultasse in linea alle attese.
I funzionari dell’autorità monetaria di Washington hanno invece rivisto al rialzo le stime sugli aumenti dei tassi d’interesse previsti per il 2019, passando da 2 a 3. Sul fronte dell’inflazione, la Fed ritiene che il target del 2% verra’ superato sia nel 2019 che nel 2020, con l’indice dei prezzi al consumo statunitense che dovrebbe attestarsi al 2,1% per entrambi gli anni.
Anche le previsioni sulla crescita del Pil americano sono state aumentate sia per il 2019, dal 2,5% al 2,7%, che per il 2020, dal 2,1% al 2,4%. A seguito dell’annuncio degli esiti della riunione del Fomc, il cambio euro/usd ha aggiornato il massimo intraday raggiungendo quota 1,2320, mentre i rendimenti dei Treasury a scadenza decennale hanno accelerato leggermente fino al 2,922%.

