L’analisi
Nella seduta di ieri, mercoledì 28 ottobre 2026, Wall Street ha chiuso le contrattazioni in territorio positivo, registrando guadagni frazionali in una giornata dominata dall’attesa per le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve. Il mercato ha successivamente assimilato la scelta della Fed, che ha confermato i tassi d’interesse invariati nell’intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%, iniziando poi a elaborare le trimestrali di alcuni colossi tecnologici come Alphabet e Microsoft. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,19%, con l’S&P 500 in lieve progresso e il Nasdaq a +0,27%. Le trimestrali pubblicate da Microsoft e Alphabet hanno evidenziato una forte domanda di servizi cloud e di intelligenza artificiale per entrambe le società. Tuttavia, un utile inferiore alle attese e l’aumento dei costi hanno penalizzato Alphabet, a differenza di Microsoft, che ha registrato una performance più solida.
Fed ferma sui tassi
La Federal Reserve ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati nel target range tra il 3,75% e il 4,00% durante la riunione di ieri, 28 ottobre 2026. La decisione ha rispettato le aspettative dei mercati, sebbene abbia evidenziato una spaccatura interna: 2 membri votanti su 12 avrebbero infatti preferito un ulteriore rialzo dei tassi. Nelle dichiarazioni ufficiali e durante la conferenza stampa, il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha toccato diversi punti chiave, tra cui la lotta all’inflazione e il mantenimento della stabilità economica. Warsh ha ammesso che l’inflazione rimane elevata, ma ha ribadito l’impegno assoluto della banca centrale nel garantire la stabilità dei prezzi nel lungo termine. Ha inoltre evidenziato che i rialzi precedenti stanno iniziando a mostrare effetti restrittivi sull’accesso al credito per imprese e famiglie, rendendo l’allocazione dei capitali più selettiva.
Per quanto riguarda il contesto politico, il presidente della Fed ha assicurato che l’imminenza delle elezioni di midterm negli Stati Uniti non ha avuto alcun ruolo nelle decisioni del comitato. Warsh ha inoltre annunciato una significativa novità strutturale: a partire dal 2027, la Fed ridurrà il numero di riunioni operative dedicate alle decisioni sui tassi, per concentrarsi maggiormente su strategie di più ampio respiro. Nel 2027, 7 degli 8 incontri ordinari saranno dedicati alla definizione dei tassi, mentre nel 2028 le riunioni decisionali scenderanno a 6.
Oro stabile
Anche l’oro rimane stabile tra i supporti chiave compresi tra 3.930 e 4.000 dollari l’oncia e le resistenze principali situate nell’area compresa tra 4.070 e 4.080 dollari. La decisione della Fed di non aumentare i tassi ha comunque mantenuto i rendimenti dei Treasury decennali statunitensi intorno al 5%, un fattore che non favorisce l’acquisto di oro, il quale, come noto, non offre rendimenti. È anche per questa ragione che il metallo giallo continua a rimanere sotto pressione e fatica, per il momento, a consolidare un movimento rialzista. Sul fronte macroeconomico, gli investitori attendono ora la pubblicazione dell’indice dei prezzi PCE statunitense, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, per ottenere ulteriori indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.
Nel frattempo, i mercati continuano a monitorare i rinnovati sforzi diplomatici volti a evitare un’ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, gli elevati prezzi del petrolio continuano a rappresentare una fonte di preoccupazione, alimentando le pressioni inflazionistiche e le aspettative di tassi d’interesse più elevati, che potrebbero pesare ulteriormente sulle quotazioni dell’oro.
Petrolio vicino alle resistenze chiave
Giovedì i prezzi del petrolio WTI sono scesi leggermente sotto i 102 dollari al barile, riducendo parte dei guadagni registrati nella sessione precedente. Sul fronte geopolitico emergono nel frattempo nuovi sforzi diplomatici per evitare un’ulteriore escalation del conflitto in Medio Oriente. Secondo alcune indiscrezioni, il vicepresidente statunitense J.D. Vance avrebbe contattato il funzionario iraniano per la sicurezza nazionale Mohsen Rezaei, mentre il presidente Donald Trump ha confermato che i negoziati sono in corso attraverso mediatori, pur riconoscendo l’incertezza circa il loro esito.
Nonostante il leggero arretramento, il petrolio WTI ha guadagnato oltre il 14% nel corso del mese, sostenuto dall’intensificarsi degli scontri tra l’Arabia Saudita e le forze Houthi sostenute dall’Iran, oltre che dalle continue minacce alla navigazione nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, i flussi energetici provenienti dalla regione hanno successivamente mostrato segnali di normalizzazione, tornando su livelli vicini a quelli precedenti al conflitto.
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