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Economia
Finanza, la burocrazia aziendale soffoca l'innovazione tecnologica

di Milo Goj

La finanza crede poco nell'utilità delle nuove tecnologie, almeno per il breve periodo. L'affermazione, apparentemente sorprendente, è confermata dallo studio The challenge of speed, condotto dall'Economist Intelligence Unit con il patrocinio di Ricoh Europe. Dalla ricerca emerge che soltanto un manager su 10 del settore dei servizi finanziari ritiene che la propria azienda possa trarre rapidamente vantaggi dalle nuove opportunità dell'Ict (Information communication technology).

Le cause: la continua evoluzione delle tecnologie imporrebbe un continuo ricambio delle strutture organizzative e una riprogettazione dei processi aziendali tali da rischiare di rendere il tutto antieconomico.

Secondo il campione, composto da dirigenti di compagnie di assicurazione, e di servizi bancari, inoltre, un continuo rinnovamento delle impostazioni tecnologiche, potrebbe addirittura portare a una perdita diclienti, in aggiunta a un aumento dei costi poco sostenibile e all'esposizione dell'azienda a rischi eccessivi.

Il settore finanziario, secondo la ricerca, è tra i più scettici sui vantaggi delle continue accelerazioni dell'Ict. Tra l'altro, il 54% degli intervistati ritiene che le idee per gestire l'evoluzione tecnologica ci sarebbero, ma che la possibilità di metterle in pratica concretamente è molto alta. Va notato che negli altri settori questa percentuale scende mediamente al 43%. Molti manager della finanza accusano che nel settore ci sia un eccesso di burocrazia aziendale

Quella di  Economist Intelligence Unit/Ricoh non è l'unica ricerca che mette in evidenza le difficoltà della finanza a sfruttare adeguatamente le nuove tecnologie. Qualche mese fa lo studio  “Financial Insights Market Spotlight” di IDC aveva mostrato come nel settore della finanza, oltre un terzo delle informazioni (37%) si basasse ancora su supporto cartaceo e non digitale. Una percentuale notevolmente più alta rispetto alla media degli altri comparti economici.

Tuttavia, le aree in cui i leader dei Servizi Finanziari hanno individuato la maggiore necessità di cambiamento nel corso dei prossimi tre anni sono quelle che hanno già causato al settore i maggiori problemi: l'adozione di nuove tecnologie (al primo posto), l'attrazione e il mantenimento dei clienti (al secondo posto) e il miglioramento dei processi alla base del core business (al terzo posto).  Oltre la metà degli intervistati (il 54%) afferma di avere molte idee per affrontare la trasformazione futura, ma ammette di non avere la possibilità di concretizzarle in maniera adeguata. Una percentuale più alta rispetto agli altri settori, dove la media è del 43%. 

Il significativo divario tra lo sviluppo di idee per il cambiamento e la loro messa in pratica potrebbe essere collegato alla cautela dei dirigenti dei Servizi Finanziari nella gestione dei diversi azionisti e degli enti di regolamentazione. Tra gli svantaggi connessi a una trasformazione troppo veloce dei processi gli intervistati citano 1) la perdita dei clienti (38%), 2) l'aumento delle spese (36%) e 3) l'esposizione dell'azienda a nuovi rischi (35%). 

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