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La pressione fiscale e il livello delle tariffe locali sono tra i principali fattori di attrattività del territorio, accanto alla presenza di infrastrutture adeguate, all’esistenza di un tessuto produttivo di qualità, all’offerta educativa e formativa, al livello dei servizi offerti alle imprese e ai cittadini.

In quest’ottica Assolombarda ha condotto un’indagine sugli “Indicatori fiscali e tariffari di attrattività del territorio” che ha analizzato alcuni tributi e tariffe deliberate in 55 comuni dell’area milanese (in cui risiede il 67% della popolazione totale e opera il 75% delle imprese attive sul territorio). Si sono ipotizzate due imprese tipo proprietarie di un capannone industriale e di un ufficio, localizzati in contesti territoriali analoghi, confrontando gli importi pagati nel corso del 2012 in termini di oneri di urbanizzazione, Imu, Tia e Tarsu. Lo studio ha rilevato anche l’addizionale IRPEF, in considerazione dell’effetto diretto sui dipendenti delle imprese che operano sul territorio.

Il primo obiettivo dell’iniziativa è stato quello di confrontare le scelte delle amministrazioni comunali ed evidenziare le situazioni di maggiore criticità in termini di impatto sulle attività produttive. Il secondo, di più lungo respiro, è quello di rendere periodica questa rilevazione ampliandola con il progressivo inserimento di ulteriori indicatori di tipo qualitativo riguardanti, ad esempio, la dotazione di infrastrutture, l’offerta educativa e formativa, la disponibilità di servizi alle imprese, l’andamento del mercato immobiliare in termini di prezzi e di qualità degli immobili, che determinano l’attrattività complessiva del territorio.

“Assolombarda, attraverso la propria Organizzazione Zonale, svolge da tempo un ruolo di stimolo per lo sviluppo della competitività di Milano e della sua area metropolitana. In questo senso, crediamo, che il benchmarking fra territori sia utile per orientare le scelte e le strategie delle amministrazioni locali”, ha sottolineato il Vicepresidente di Assolombarda Alessandro Spada presentando i risultati della ricerca.

“Siamo pienamente consapevoli delle enormi difficoltà che gli amministratori locali affrontano per riuscire a chiudere i propri bilanci. Anche sulla base dei risultati di questa indagine, Assolombarda intende consolidare la collaborazione e il dialogo con i comuni, in particolare sulle decisioni che dovranno essere prese con la prossima introduzione della TARES. Siamo convinti altresì che una gestione strategica della fiscalità locale sia anche una leva competitiva. Da azionare per far crescere l’attrattività del nostro territorio verso le imprese che vogliono continuare a investire nella creazione di sviluppo, ricchezza e occupazione”, ha affermato il Direttore Generale di Assolombarda Antonio Colombo. Oltre al posizionamento dei comuni riguardo alle tipologie di imposte considerate, nel rapporto sono emersi alcuni importanti risultati. In primo luogo, risulta che il livello di pressione fiscale di ciascun comune non dipende dalla dimensione delle principali caratteristiche sociali ed economiche come il numero di abitanti, di imprese attive sul territorio, di occupati e il reddito pro-capite; le scelte in campo fiscale delle amministrazioni comunali dipendono, a partire dai vincoli di bilancio imposti dalle regole del Patto di Stabilità, da altri fattori che non è stato possibile individuare nell’indagine. In secondo luogo, in generale, i comuni nel 2012 sembrano aver favorito alcune attività economiche (commercio, artigianato) rispetto a quelle industriali. Infine, i comuni con il livello di pressione fiscale più alto sono risultati quelli più vicini al capoluogo milanese e quelli di maggiori dimensioni. Inoltre, per l’IMU e gli oneri di urbanizzazione, la vicinanza a Milano e il valore degli immobili fanno la vera differenza in termini di importi da pagare.

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