Taglio di un punto dell’aliquota piu’ bassa dell’Irpef (che scenderebbe da 23% a 22%) per aumentare i redditi di tutti i contribuenti di 150 euro annui gratificando pero’ maggiormente, in termini relativi, e classi sociali medio-basse. E’ questa, scrive Il Messaggero, l’ultima ipotesi accarezzata dal premier, Matteo Renzi, e dal suo entourage in vista della legge di stabilita’ 2017. Palazzo Chigi, prosegue il giornale, sogna una riforma fiscale molto piu’ ambiziosa, ma le condizioni macro-economiche, anche alla luce della Brexit, restano complicate.
Tuttavia il Governo punta a dare lo stesso un segnale anche perche’, per stessa ammissione dei collaboratori di Renzi, le varie misure tributarie messe in campo finora (80 euro, il taglio dell’Irap, la cancellazione della Tasi sulle prima case e la decontribuzione sui neo-assunti) non hanno sfondato come si sperava nell’opinione pubblica. Per ridurre l’aliquota Irpef oggi posizionata al 23%, spiega il quotidiano, servono 2,1 mld e nei progetti dell’esecutivo quei soldi potrebbero saltar fuori dai tagli di spesa da realizzare il prossimo anno.
Di questa riduzione dell’ultimo scaglione (sotto i 15.000 di reddito) beneficerebbero indistintamente tutti i 41 mln di contribuenti sottoposti a imposizione diretta ma, per effetto della progressivita’ che caratterizza il sistema fiscale italiano, l’impatto piu’ concreto e visibile riguarderebbe il portafogli dei contribuenti posizionati sulla curva piu’ bassa dell’Irpef. Questo scenario modifica, senza cancellarlo in chiave futura, lo schema di riforma che ha in testa Renzi. Vale a dire una riduzione di un punto delle due aliquote Irpef del 27 e del 38% che spaziano sui redditi da 15 a 55.000 euro lordi comprendendo 11 mln di contribuenti.

