Il piano di Meloni sul fisco: nuovo taglio Irpef per il ceto medio e Iva ridotta sugli affitti
Il taglio delle tasse torna al centro dell’agenda del governo Meloni. Dopo gli interventi sul cuneo fiscale e le prime misure di alleggerimento dell’Irpef, l’esecutivo guarda ora a una nuova fase: ridurre il peso fiscale sul ceto medio, cioè su quella parte del Paese che lavora, produce, consuma e sostiene larga parte del sistema economico nazionale. La premier ha colto al balzo l’assist involontario che le ha offerto il solito masochismo di certa sinistra, quando qualche giorno fa è tornata a parlare di ipotesi patrimoniale, per ribadire che il governo invece sta seriamente pensando a come abbassare le tasse al ceto medio.
“Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più. Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere un patrimonio dopo decenni di sacrifici”, ha scandito Meloni all’assemblea di Confcommercio, la prima dopo dieci anni a vedere la partecipazione di un presidente del consiglio. Ma anche il viceministro dell’economia Maurizio Leo, una sorta di king maker meloniano sul mondo fisco e tasse, due giorni fa, al Forum in Masseria di Bruno Vespa, ha parlato apertamente di ipotesi taglio tasse in una fase di studio assai avanzata.
La mossa principale è certamente quella che riguarderebbe l’intervento sull’Irpef, anche in termini di biglietto da visita con cui Governo e maggioranza poi puntano a presentarsi alle elezioni del prossimo anno. «Vogliamo fare un altro pezzetto di riforma» ha spiegato il viceministro, cercando di ridurre l’aliquota Irpef dal 43% al 33% per chi è nella fascia di reddito tra 50mila e 60mila euro. Ossia la platea di contribuenti che costituiscono «il famoso ceto medio».
Il disegno è chiaro già da tempo. Meloni, dopo la sonora sconfitta al referendum, vuole stringere i tempi su tre temi, che lei essere il cardine per rivincere le elezioni nel 2027: crescita economia (con appunto ulteriore taglio delle tasse nella legge di bilancio), politiche sociali (con il grande piano casa al centro) e sicurezza (allo studio altri provvedimenti sui migranti dopo il via libera dell’Europa alla nuova stretta sulle regole per i rimpatri).
Ma è proprio sul fisco che il governo si è convinto a puntare forte, perché è proprio lì che si gioca la grande partita delle prossime elezioni. D’altra parte la grande campagna mediatica partita qualche settimana fa, sotto la regia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, sempre più deus ex machina dell’azione del governo, sul fatto che Tra riduzioni fiscali, incentivi e bonus, una mamma lavoratrice «potrebbe contare su un reddito disponibile più alto di 11.600 euro, è funzionale al progetto che mira ad un ulteriore passo avanti sul fisco. Ed ecco allora che dopo gli interventi sui redditi medio-bassi, il Governo Meloni prepara una nuova tappa della riduzione delle tasse sul lavoro.
Le risorse necessarie, circa 3 miliardi, dovranno essere individuate nella prossima legge di bilancio, con un occhio però anche a Bruxelles, dove il clima verso il nostro paese, sembra volgere “se non al bello terso, almeno al variabile con forti schiarite”, come scherzava qualche giorno fa un diplomatico a Palazzo Chigi rendere più concreta questa prospettiva contribuisce anche il nuovo margine di flessibilità riconosciuto dall’Europa sui conti pubblici, in particolare sul fronte degli investimenti strategici e dell’energia.
La Commissione europea ha aperto alla possibilità di utilizzare spazi aggiuntivi, fino allo 0,3% del Pil all’anno tra il 2026 e il 2028, per sostenere interventi legati alla sicurezza energetica e alla competitività. Una scelta che, pur non traducendosi automaticamente in risorse libere per tagliare le tasse, può alleggerire la pressione complessiva sulla manovra e consentire al governo di orientare una parte maggiore delle risorse nazionali verso il fisco.
“Dal punto di vista politico, il taglio delle tasse al ceto medio rappresenta un passaggio particolarmente significativo. Se il primo tratto della legislatura è stato caratterizzato da interventi emergenziali contro inflazione e caro energia, la seconda fase punta a consolidare il consenso attraverso misure strutturali capaci di incidere direttamente sul reddito disponibile delle famiglie” dice un esponente di primo livello del partito della premier. Il nuovo taglio si inserisce in un percorso già avviato. Dal 2024 gli scaglioni Irpef sono stati ridotti da quattro a tre, accorpando le prime due aliquote al 23 per cento. Il Governo ha poi reso strutturale il taglio del cuneo fiscale e, dal 2026, ha ridotto dal 35 al 33 per cento l’aliquota sui redditi compresi tra 28 mila e 50 mila euro. Secondo la Ragioneria generale, quest’ultima misura vale quasi 3 miliardi l’anno.
Accanto al capitolo Irpef, Leo ha aperto anche alla possibilità di introdurre una nuova agevolazione sugli affitti per i giovani. L’ipotesi è dimezzare, dal 10 al 5 per cento, l’Iva sulle locazioni destinate agli under 36 nei casi in cui il proprietario dell’immobile sia un’impresa di costruzioni.
Non sarebbe dunque una riduzione generalizzata della tassazione su tutti i contratti di affitto, ma un intervento mirato, con un duplice obiettivo: alleggerire il costo della casa per i giovani e incentivare l’immissione sul mercato degli immobili realizzati o posseduti dalle imprese. Una proposta che, secondo Leo, viene valutata seriamente, anche se dovranno essere trovate le necessarie coperture.
La misura sugli affitti completerebbe il percorso avviato con il nuovo Piano Casa, che punta sul recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, sull’edilizia convenzionata, sugli investimenti privati e sulla disponibilità di abitazioni a prezzi calmierati. Nel piano è previsto anche il dimezzamento degli oneri notarili per compravendite, mutui e locazioni e il rafforzamento delle garanzie per l’acquisto della prima casa da parte degli under 36.
La strategia del governo sembra quindi articolarsi lungo tre direttrici: aumentare l’offerta di abitazioni accessibili, ridurre i costi sostenuti dai giovani e alleggerire il prelievo fiscale sui redditi intermedi.
La sfida ora sarà trasformare le indicazioni politiche in misure finanziariamente sostenibili. Il governo punta sulla razionalizzazione delle centinaia di detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta e agevolazioni oggi presenti nel sistema fiscale, oltre che sulle maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: restituire capacità di spesa alle famiglie, sostenere i giovani nella costruzione della propria autonomia e consolidare il taglio delle tasse come uno dei principali tasselli verso la fine della legislatura e il prossimo appuntamento elettorale. Magari, come sussurra qualcuno a Palazzo Chigi, auspicando anche in un nuovo aiuto dall’Europa, non solo in termini di flessibilità, ma anche di fondi della coesione, per esempio, sulla cui riforma sta lavorando alacremente proprio Raffaele Fitto, il cui ruolo all’interno della commissione, si sta rivelando sempre più prezioso per il governo.

