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Economia
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Mosca, che detiene metà dei depositi bancari a Cipro, chiude la porta in faccia al governo di Nicosia.

Il ministro delle finanze cipriota Michalis Sarris ha lasciato infatti la capitale russa al termine di due giornate di colloqui che puntavano a ottenere l'aiuto economico del governo di Vladimir Putin, il quale ha detto di non essere interessato "alle proposte" dell'esecutivo cipriota.

Dopo aver invitato i russi a investire nel settore bancario ed energetico dell'isola, Sarris voleva che Mosca estendesse fino al 2016 il prestito da 2,5 miliardi di euro. Immediata la reazione degli investitori sui mercati: l'euro resta sotto quota 1,29 usd e le borse europee hanno vissuto una giornata di cautela. Piazza Affari chiude in rialzo, anche se lontano dai massimi, migliore tra i principali listini europei, dopo una prima parte di seduta in calo. L'indice Ftse Mib ha segnato un +0,69% a 16.045 punti. Sotto i 320 punti lo spread Btp-Bund.

"Ieri abbiamo avuto la nostra ultima tornata di colloqui (con il ministro delle Finanze cipriota, ndr): i negoziati sono terminati", ha fatto sapere il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. "La loro proposta era di creare un'azienda statale in cui trasferire gli asset dei campi petroliferi con la partecipazione di investitori russi. Ma i nostri investitori hanno considerato la questione e non hanno manifestato interesse".

Siluanov ha aggiunto che, nei colloqui con Sarris, non si è parlato della concessione di un nuovo credito a Cipro, "perchè l'Europa ha stabilito un tetto per il debito" del Paese. Quanto al fondo di investimento che Cipro vuole creare, Siluanov ha spiegato che "vogliono trasferire le quote di questa società (sul gas), delle banche e degli altri asset che potrebbero mettere in vendita, in questo fondo di investimento".

"Ci hanno proposto di entrare in queste banche, ma nessuna delle nostre banche commerciali si è detta interessata", ha aggiunto ancora Siluanov. "Aspettiamo la decisione della 'troika'" ha continuato, "poi decideremo e prenderemo una decisione sulla nostra partecipazione alla ristrutturazione del debito".

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