Dal 1° luglio i neoassunti nel settore privato avranno 60 giorni per rifiutare l’adesione al fondo pensione di categoria. Senza modulo di diniego, il TFR e i contributi entreranno nella previdenza complementare.
Fondi pensione, cosa succede dal 1° luglio ai neoassunti
Dal 1° luglio un nuovo assunto nel settore privato potrà finire nel fondo pensione di categoria senza una scelta esplicita. La nuova disciplina riduce a 60 giorni il tempo per rifiutare la previdenza complementare e lasciare il TFR n azienda o al fondo di tesoreria Inps.
Il cambiamento riguarda i lavoratori dipendenti privati assunti dal 1° luglio in avanti. Restano fuori i dipendenti pubblici e il settore domestico. Il vecchio sistema dava 6 mesi per decidere la destinazione del Trattamento di fine rapporto. La nuova procedura accorcia i tempi e sposta il baricentro sulla mancata risposta.
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Il meccanismo parte dal primo giorno di lavoro. Il lavoratore viene associato al fondo negoziale previsto dal contratto collettivo. Nel fondo finiscono il TFR, la quota a carico del dipendente e il contributo del datore di lavoro, quando previsto. Per evitare l’iscrizione serve un modulo di rifiuto entro due mesi dall’assunzione.
Fondo pensione: TFR e silenzio-assenso, il rischio per chi non compila il modulo
Il passaggio più concreto riguarda il TFR. Chi lascia passare i 60 giorni senza comunicare il diniego non mantiene la liquidazione in azienda. Il denaro viene destinato alla previdenza complementare e l’adesione diventa stabile.
Nelle aziende con più fondi, il neoassunto verrà associato a quello con il maggior numero di iscritti tra i colleghi. Nei casi in cui manchi un fondo contrattuale, la destinazione sarebbe il fondo residuale Cometa, nato per i metalmeccanici.
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La Ragioneria generale dello Stato stima circa 100mila iscritti in più ogni anno. Per il governo la misura serve ad aumentare la previdenza integrativa in un Paese dove una larga quota di lavoratori non ha un fondo pensione. Per imprese e consulenti del lavoro, il debutto può creare problemi operativi su informativa, modulistica e gestione delle buste paga.
Fondo pensione, dal 31 ottobre arriva la portabilità del contributo aziendale
La seconda data da segnare è il 31 ottobre. Da quel giorno entra in gioco la portabilità del contributo del datore di lavoro. Il lavoratore potrà scegliere di spostarsi dal fondo di categoria a un fondo aperto o a un Piano individuale pensionistico, portando con sé anche la quota versata dall’azienda.
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Qui nasce il contrasto con le parti sociali. Open ricorda che il 29 maggio Cgil, Cisl, Uil e associazioni datoriali, tra cui Confindustria e Confcommercio, hanno firmato un avviso comune per mantenere il contributo aziendale dentro i fondi negoziali di categoria.
La norma di legge e i contratti collettivi rischiano così di muoversi in direzioni diverse. Il lavoratore potrebbe chiedere la portabilità prevista dalla legge. L’azienda potrebbe negarla richiamando il contratto collettivo. Il primo terreno di scontro sarà nei rapporti di lavoro e, nei casi non risolti, davanti ai giudici.

