I lavoratori italiani si aspettano una pensione pubblica pari in media al 48,4% del reddito da lavoro. Il dato emerge dal 7° Rapporto Assogestioni-Censis sulla previdenza complementare, presentato a Roma.
Pensioni pubbliche, Censis: attese sotto metà stipendio
Gli italiani tra 18 e 50 anni si aspettano una pensione pubblica molto più bassa dello stipendio. Secondo il 7° Rapporto Assogestioni-Censis “Le opportunità della previdenza complementare”, la pensione futura viene stimata in media al 48,4% del reddito da lavoro.
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La percentuale cambia tra categorie. I dipendenti prevedono un assegno pari al 49,7% della retribuzione, gli autonomi al 41,5%. Il 24,7% dei lavoratori indica una pensione inferiore al 40% del reddito attuale, il 46,7% la colloca tra il 40% e il 60%, il 17,4% sopra il 60%. L’11,2% non sa indicare una stima.
Il 71,4% dei lavoratori, quindi, si aspetta una pensione pubblica non superiore al 60% del reddito da lavoro. Il dato fotografa un rapporto ormai prudente con il sistema previdenziale pubblico, soprattutto tra chi ha davanti ancora molti anni di contributi.
Pensioni, lavorare più a lungo non rassicura i lavoratori
L’allungamento dell’età pensionabile non viene percepito come garanzia di assegni adeguati. Il Rapporto Assogestioni-Censis rileva che il 76,6% dei lavoratori non crede che l’aumento dell’età di uscita basti a proteggere il reddito futuro da pensionato.
Il dato cresce tra i lavoratori più vicini alla pensione: 81,5% nella fascia 46-50 anni. Tra i giovani adulti resta comunque alto, al 74,5% tra i 18 e i 35 anni. Anche tra dipendenti e autonomi il giudizio cambia poco: 75,9% tra i primi, 80,4% tra i secondi.
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La distanza tra età desiderata ed età prevista misura l’effetto sulle aspettative. In media i lavoratori vorrebbero lasciare il lavoro a 60 anni, ma pensano che ci riusciranno a 69 anni. Lo scarto è di nove anni. Il 56,3% ritiene che andrà in pensione a 70 anni o oltre. Tra i 18-35enni la quota sale al 67,8%.
Pensioni, previdenza complementare conosciuta poco
La previdenza complementare viene vista come utile, ma resta poco praticata. Il 76,1% dei lavoratori che la conosce ritiene che possa aiutare a mantenere o migliorare il tenore di vita da pensionato. Le adesioni, però, restano sotto il 40% delle forze di lavoro.
La conoscenza effettiva è bassa. Solo il 28,9% dichiara di conoscere bene fondi pensione negoziali, fondi aperti, Pip o fondi preesistenti. Il 57,6% ne ha una conoscenza generale, il 13,5% non li conosce. Quando Censis verifica i meccanismi di base, la quota di conoscenza reale scende al 17%.
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Il rapporto segnala anche un problema informativo. Per il 55,8% dei lavoratori circolano informazioni poco chiare sulla previdenza complementare. Il 18,3% dice di aver ricevuto indicazioni poi rivelatesi false.
Maria Luisa Gota, presidente di Assogestioni, ha collegato le nuove misure alla necessità di una comunicazione più efficace: “Rafforzare l’alfabetizzazione previdenziale significa aiutare le persone a comprendere per tempo il valore della pianificazione, del lungo periodo e delle opportunità che il sistema mette a disposizione”.

