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Economia


 

 

Francois Hollande

 

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Ora è ufficiale: se potessero, i francesi lo prenderebbero a calci. Dopo neanche un anno di presenza all'Eliseo. Il presidente transalpino Francois Hollande ha fallito anche sull'economia, quello che doveva essere il suo cavallo di battaglia. Un terreno dove l'ex segretario del partito socialista transalpino sfidava a colpi di numeri e di nuove ricette per politiche economiche innovative totalmente votate alla crescita un Nicolas Sarkozy indebolito e messo nell'angolo dalle voci di un'imminente perdita del rating tripla A da parte di Parigi.

Prima il rinvio degli obiettivi di bilancio sul deficit/Pil. Ora, l'ingresso ufficiale della Francia in recessione tecnica, il terzo calo consecutivo del Pil negli ultimi 12 mesi certificato dal'Insee che ha annunciato che il primo trimestre si è chiuso con una flessione del Pil pari allo 0,2%, dopo un calo della stessa entità registrato nell'ultima parte del 2012. Ora per Parigi, che inizia questo 2013 con un dato acquisito negativo dello 0,3%, diventa sempre più improbabile rispettare il target di un Pil in crescita dello 0,1% quest'anno, come invece è scritto nel piano pluriennale di stabilità appena presentato. Di conseguenza, si allontana anche l'obiettivo di un deficit al 2,9% del Pil, come previsto dal Governo.

E poi: consumi asfittici (scesi dello 0,1%), export in calo dello 0,5% e investimenti delle imprese che continuano ad arretrare (-0,8% dopo -0,7% nell'ultima parte del 2012). Già la luna di miele con il Paese era finita da qualche mese, con i sondaggi sulla popolarità ai minimi storici, numeri che hanno costretto Hollande, accusato di immobilismo e di autoreferenzialità, ad apparire più volte in televisione per ricucire con l'opinione pubblica e con quelle migliaia di disaffezionati che prima avevano sostenuto la sua corsa all'Eliseo. Ora, dopo l'ultima proposta sulla iTax, un prelievo su tablet e telefonini per finanziare la produzione culturale francese che ha fatto molto discutere e la legge che ha istituzionalizzato i matrimoni gay, misura che lo ha reso inviso a mezza Francia, sembra Hollande non riesca neppure a far valere la sua formazione e il suo curriculum prestigioso in cui spiccano, dopo la laurea in legge all'Uiversità di Parigi, i diplomi a Sciences-Po, all'Ecole des Hautes Etudes Commerciales (HEC) e all'École nationale d'administration (ENA). Scuola, quest'ultima, che ha sfornato tre presidenti della Repubblica, sette primi ministri e molti chief executive officer di multinazionali e banche.

Hollande, che ha rotto pure in Europa il tradizionale asse franco-tedesco nella gestione degli affari comunitari, si gioca a Bruxelles le sue ultime chances per risalire nei consensi a fine giugno, quando dovrà guidare il fronte dei Paesi del Sud in funzione anti-Merkel per imprimere una svolta alla politica europea, ostaggio fino ad ora dei principi teutonici intrisi d'austerity. Speriamo ce la faccia, altrimenti aridatece Sarko?

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