Gas alle stelle, prezzi più alti delle peggiori previsioni della Bce. E ora che cosa succede?
Il gas europeo torna a sfiorare i 100 €/MWh, su livelli che non si vedevano dalla crisi energetica del 2022. E lo fa alla vigilia di una riunione della BCE dalla quale il mercato si attende tassi invariati.
Nelle proiezioni di settembre, Francoforte ipotizzava per il quarto trimestre un TTF a 60 euro nello scenario centrale e 77 in quello avverso. Oggi siamo rispettivamente il 67% e il 30% sopra quei livelli. Anche il Brent, intorno ai 115 dollari, supera l’ipotesi avversa di 99 dollari al barile.
Nel frattempo, Italia e Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare su un meccanismo per attenuare l’impatto del caro gas sui prezzi dell’elettricità. Una misura ancora da finalizzare, mentre gli stoccaggi europei sono pieni soltanto al 75%, con differenze significative tra Paesi: in Italia superano il 90%, in Germania si fermano sotto il 62%.
Per la BCE il dilemma è evidente. Nello scenario più grave di settembre, con il TTF a 130 €/MWh e il Brent a 132 dollari, l’inflazione nel 2027 raggiungerebbe il 5,4%, con una crescita economica appena dello 0,4%.
Non basta una quotazione giornaliera per arrivare a quelle conseguenze, ma la persistenza dei rincari può cambiare radicalmente il quadro. E i mercati iniziano a riflettere questa doppia minaccia: prezzi energetici in aumento, euro sotto pressione, spread sovrani in allargamento e rendimenti dei Bund in discesa. Una combinazione che segnala non soltanto timori inflazionistici, ma anche crescenti preoccupazioni per la crescita economica.
Per Francoforte il problema diventa particolarmente delicato, contenere un’inflazione alimentata dall’offerta senza aggravare un rallentamento della domanda. Domani la BCE potrebbe lasciare fermi i tassi. Molto più difficile sarà lasciare invariata la valutazione dei rischi.
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