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Economia
Generali, perché il rinvio al 27 settembre è una buona notizia per tutti
Philippe Donnet
Lapresse

Oltre 200mila azionisti che provengono per il 68% dall’Italia: è la fotografia dei possessori di azioni di Generali. Perché troppo spesso la cronaca finanziaria costringe addetti ai lavori e stampa a parlare di quei soci “forti” che detengono una quota consistente del Leone. Ma i fondi, gli investitori retail, le casse di previdenza o le assicurazioni ramo vita non si curano troppo del gossip e chiedono soltanto di vedere remunerato l’investimento. Ecco, con questo spirito si è svolto il consiglio di amministrazione di Generali che ha presentato i risultati del Gruppo. Si tratta di numeri significativi che testimoniano, una volta di più, come la gestione di Philippe Donnet stia funzionando. Oltre un miliardo e mezzo di utili nel semestre non è banale, anche se il confronto con lo scorso anno rischia di essere “drogato” dall’emergenza Covid.

Però, se si prendono i cinque anni di gestione Donnet, dalla presentazione del primo piano industriale del 2016 fino ad arrivare a oggi, e li si confrontano con quelli dei primi due player europei, cioè Allianz e Axa, qualche discorso in più lo si può fare: il valore delle azioni è cresciuto del 49% nel periodo contro il 28% dei tedeschi e il 2% dei francesi. Il ritorno per gli azionisti è stato del 93% nel caso del Leone, del 62% per Allianz e del 32% per Axa. Insomma, i numeri parlano chiaro. Ecco perché chi si aspettava una resa dei conti è rimasto al momento deluso. Lo stesso Donnet ha scelto di non commentare le voci di un suo possibile avvicendamento, rimarcando però quanto fatto durante i cinque anni al timone della terza compagnia assicurativa in Europa. Una poltrona, quella di group ceo, che è sempre stata piuttosto calda. Basti ricordare che Giovanni Perissinotto venne definito da Leonardo Del Vecchio, nel 2012, “ormai da tempo inadatto a guidare” il Gruppo. Quindi, nessuna novità particolare.

Certo, il tema della governance rimane nodale ed è per questo che si è deciso di dotarsi di altre sette settimane di tempo, per riuscire a trovare la quadra ed evitare di trovarsi di fronte a duelli all’arma bianca tra i vari portatori d’interesse. Emerge piuttosto il desiderio di non portare avanti liste a colpi di maggioranza per evitare un consiglio d’amministrazione che sia espressione soprattutto di Mediobanca, primo azionista del Leone. Ma se i risultati sono stati così buoni, perché si dovrebbe pensare a una sostituzione di Donnet? Il motivo principale è quello relativo al M&A. Nell’ultimo piano si è scelto di destinare alle acquisizioni circa 2,3 miliardi. Nel frattempo Allianz ne ha investiti 5 e Axa ne ha incassati 7, ma dopo averne spesi 12 per rilevare l’americana XI Group.

Il Leone ha già lanciato un’opa su Cattolica mettendo sul piatto 1,17 miliardi. Oltre 260 milioni sono stati destinati all’acquisto in Malesia di Affin Bank. Dunque rimangono circa 850 milioni da spendere entro la fine dell’anno. Altrimenti, ma solo come seconda opzione, si potrebbe pensare a operazioni di buy back o alla distribuzione di un dividendo straordinario per gli azionisti. Nel consiglio di amministrazione del prossimo 27 settembre si capirà di più in materia di governance. Donnet ha dato appuntamento al 15 dicembre per la presentazione del piano industriale, ma altri sostengono che tra meno di due mesi si saprà già che il group ceo non rimarrà al suo posto. A questo punto non rimane che attendere.

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