@andreadeugeni
La preda per il Leone è succulenta e il mercato già si sfrega le mani, con Equita Sim che ha emesso un report in cui parla “di fit industriale ottimale perché Generali vuole rafforzare il segmento corporate“, grazie al bacino di circa 25 mila imprese di Sace. Una piattaforma di servizi da estendere ai clienti esteri della compagnia triestina e un interessante bacino di clienti a cui estendere a sua volta poi i pacchetti con le polizze danni.
Sulla carta l’operazione per rilevare il controllo di Sace, la società che assicura l’attività delle imprese italiane all’estero posseduta dalla Cassa depositi e prestiti, operazione annunciata da indiscrezioni di stampa, sarebbe perfetta per l’amministratore delegato Mario Greco. Manager che, accanto al già forte segmento Vita del gruppo triestino, ha disegnato le strategie di crescita del business del Leone, implementando il ramo Danni e mettendo a capo del segmento grandi imprese, anche questo da sviluppare, il fidato Paolo Vagnone. Che Sace non sia in testa ai pensieri di Generali, lo ha ribadito un portavoce della compagnia: “Il gruppo non è solito commentare rumors di mercato”. Ma ha aggiunto che il gruppo “è oggi impegnato nel rafforzare il capitale attraverso un piano che prevede anche 4 miliardi di dismissioni entro il 2015”.
Peccato, perché anche se l’acquisizione del controllo di Sace non smentirebbe il mantra che Greco sta recitando da quando è arrivato a metà 2012 a Piazza Duca degli Abruzzi (“Generali deve focalizzarsi sul core business“), di fatto, non sposa il timing con cui il Ceo del Leone sta portando avanti il nuovo piano industriale. Stretegie su cui Greco farà il punto a Londra la prossima settimana, durante l’investor day.
Appena insediatosi a Trieste, l’amministratore delegato delle Generali ha deciso infatti che per gettare le basi di un forte rilancio del gruppo e tirare la voltata alle dirette concorrenti Allianz e Axa voleva dire prima di tutto ridurre il debito. Un comportamento che Greco ha definito “responsabile“, mission da centrare lanciando un piano di dismissioni al 2015 di 4 miliardi di euro (di asset non core). Un piano che è stato già realizzato per il 60% con un incasso di 2,4 miliardi e che si completerà con la cessione della svizzera Bsi, da cui Greco vuole portare a casa circa 2 miliardi di euro.
Ora, dare una mano al governo Letta che ha bisogno di fare cassa con le privatizzazioni per dare una sforbiciata più consistente al cuneo fiscale e comprare il 60% di Sace, costerebbe al Leone circa 4 miliardi di euro. Operazione che, stima Equita Sim, in termini di solvency 1 “costerebbe circa 5-6 punti” e da finanziare per metà con cassa e per un’altra metà con “un aumento di capitale di almeno 2 miliardi di euro“.

Con Generali che ha appena messo a segno il consolidamento della controllata Ppf, campione delle polizze nell’Est Europa e messo l’accelleratore sulla crescita interna con la riorganizzazione dei marchi in Italia e l’acquisizione delle minorities in Germania, primo mercato del gruppo, pare probabile mettere altra carne sul fuoco con una mega acquisizione (da consolidare poi in un lontano futuro) che vanificherebbe gli sforzi taglia-debito fin qui fatti da Greco e annunciare al mercato un aumento di capitale che a Trieste hanno sempre escluso e che, oltretutto, non incontrerebbe affatto i favori di Mediobanca?
Anche se al Tesoro e in Cdp farebbero salti di gioia, per il momento l’acquisizione del controllo di Sace da parte di Generali è soltanto fantafinanza.
