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Economia

Di Gianni Pardo

La crisi economica dell'Europa è drammatica e potrebbe divenire tragica in un tempo non molto lontano. Per ben capirla, senza essere degli specialisti, bisogna ragionare in termini semplici e, per così dire, casalinghi. Chi conosce i concetti dei primi quattro capitoletti può partire dal quinto.
1) Non si vive a credito. Ammettiamo che un signore spenda per sé e per la propria famiglia più di quanto guadagni. Per farlo, naturalmente, deve poter utilizzare più denaro di quanto incassi e la differenza non può che essere colmata con debiti. Finché trova persone disposte a fargli credito: e ciò non può avvenire indefinitamente. Quando queste persone cominciano a non avere più fiducia in lui, ed anzi richiedono indietro il denaro già datogli, si ha il fallimento. Il fallimento è quel fenomeno per cui un'impresa cessa i pagamenti. I creditori dunque si trovano ad avere una perdita netta per aver sovvenzionato i lussi e le dissennatezze del fallito. Si capisce dunque che nessuno desideri trovarsi in questa condizione.
2) Il gold standard. Se mettiamo al posto di questo padre di famiglia uno Stato - che spende per sé e per i propri cittadini - la situazione non cambia, a meno che lo Stato non agisca in regime di gold standard. Il gold standard si ha quando circolano monete d'oro (o biglietti di banca effettivamente convertibili in oro) e in questo caso l'indebitamento mediante l'inflazione è impossibile. Infatti l'inflazione è un aumento del circolante rispetto ai beni disponibili e se la moneta è costituita da oro, dal momento che l'oro è un bene come gli altri, il circolante non aumenta certo perché il governo dichiara che è aumentato. Se circolano per ipotesi venti tonnellate d'oro, venti tonnellate rimangono checché dica la Banca Centrale. Né lo Stato potrebbe cavarsela aggiungendo moneta cartacea, perché, in base alla legge di Gresham, la moneta cattiva scaccia la buona, e dunque la gente tesaurizzerebbe le monete d'oro (che sparirebbero dalla circolazione) e rimarrebbe in giro la carta. Ma ormai l'ipotesi del gold standard è considerata arcaica.
3) La circolazione cartacea e l'inflazione. Nel mondo moderno si ha dovunque la circolazione cartacea e forzosa. Cartacea significa che il denaro è fatto di carta, forzosa che non lo si può rifiutare in pagamento. In questo caso lo Stato si trova nella situazione del padre di famiglia del primo esempio, con la differenza che ha in cantina una stamperia di biglietti di banca. Dunque, se lo Stato spende più di quanto incassa, ripiana la differenza stampando denaro. Ne risulta che esisterà più denaro in circolazione di quanti beni disponibili ci sono, e che il loro costo nominale aumenterà. Se prima con cento unità di moneta si compravano due beni, ora i beni sono gli stessi di prima, ma le unità di moneta in circolazione sono centocinquanta, e per conseguenza quei beni costeranno centocinquanta e non più cento. Questa si chiama inflazione.
4) La leva monetaria. L'inflazione che depreda i cittadini che dispongono di un reddito fisso - sempre indietro rispetto ai primi percettori di denaro nuovo - è possibile quando lo Stato dispone della cosiddetta "leva monetaria". Cioè è libero di stampare tutta la moneta che vuole. E infatti il Giappone, che non fa parte dell'eurozona, ha un debito pubblico di oltre il 200% del pil senza rischiare il fallimento: può sempre stampare yen. Al limite, se per ipotesi tutti i creditori gli chiedessero di essere rimborsati, potrebbe pagarli triplicando il suo circolante. Ulteriore vantaggio della leva monetaria è che lo Stato inserisce nuova moneta a poco a poco e la gente se ne accorge fino ad un certo punto, di essere depredata. In altri termini, il potere d'acquisto della moneta diminuisce lentamente e senza salti, adattandosi nel tempo al nuovo valore. Ecco perché l'Italia, in anni lontani, prima dell'euro, ha potuto permettersi un'inflazione galoppante (oltre il 20% l'anno) senza grandi tragedie. Mentre una riduzione improvvisa del potere d'acquisto della moneta sarebbe un fatto traumatico.
5) Tutto cambia quando uno Stato non dispone più della leva monetaria perché ne ha delegato l'uso ad un'autorità superiore. Con l'euro i singoli Stati hanno rinunciato al diritto di stampare moneta e si sono così impegnati a vietarsi l'inflazione, o almeno, l'inflazione oltre quella decretata a Bruxelles. Purtroppo nessuno è riuscito a rimborsare il debito pubblico (l'Italia ne ha uno corrispondente al 133,3% del pil, la Grecia va oltre il 169%), e la maggior parte dei Paesi non riesce a limitare il deficit rispetto al prodotto interno lordo ad un massimo del tre per cento: la stessa Francia, uno dei colossi, ha un deficit del 4,8%. In altri termini, mentre il trattato di Maastricht avrebbe voluto congelare la moneta quasi fosse oro, di fatto il debito pubblico è aumentato per tutti i Paesi (la stessa Germania è oltre l'80%), il deficit supera quasi dovunque il 3%, la situazione generale continua a peggiorare e tuttavia l'Unione non si decide a svalutare l'euro. Come se ne esce?
6) Innanzi tutto va notato che, per evitare i guai, sarebbe bastato non entrarci, nell'eurozona. In questo gli inglesi, hanno dimostrato la loro antica e pragmatica saggezza. Ma chi ormai c'è, sa che il nodo sarà sciolto ponendo un termine all'unione monetaria. O volontariamente o in seguito ad una devastante crisi economica e borsistica. L'euro non rispecchia più l'economia nazionale dei singoli Stati. L'Italia dovrebbe avere una moneta di valore internazionale molto inferiore all'euro: in questo modo le sue merci all'estero costerebbero di meno e sarebbero molto più competitive; i turisti in Italia spenderebbero molto di meno e dunque verrebbero a frotte, portando valuta pregiata: le merci straniere costerebbero molto di più e questo ci renderebbe più prudenti al momento di acquistarle. Insomma la nostra moneta sarebbe adatta alla nostra realtà economica. Inoltre non dovremmo temere l'attacco delle Borse, quando queste perdessero la fiducia nella nostra capacità di pagare gli interessi sul nostro astronomico debito pubblico, perché le stamperie della Zecca funzionano benissimo. E lo stesso vale per tutti gli altri Paesi in difficoltà. E allora come mai non si elimina l'euro?
7) Bisogna innanzi tutto ricordare che i suoi fondatori sono stati abbastanza sciocchi da non prevedere il modo di por fine all'unione monetaria. In un momento in cui il matrimonio indissolubile è una rarità, hanno concepito il matrimonio indissolubile per la moneta. Comunque i trattati si possono riformare e anche violare. Dunque il massimo freno, in concreto, lo pone la Germania. Spaventata dell'inflazione dai tempi della Repubblica di Weimar, essa non permette che si sfori di molto il famoso 3%. Inoltre non permette che i Paesi in pericolo escano dall'euro perché l'attuale situazione, che pure tanto gravemente li danneggia, contribuisce nel frattempo alla sua prosperità e alle sue esportazioni. Infine - ma è cosa tutt'altro che priva d'importanza - Berlino detiene molti miliardi di titoli del debito pubblico dei Paesi in difficoltà (tra cui centinaia di miliardi italiani) e la loro eventuale uscita dall'euro ne diminuirebbe drasticamente il valore, con gravissimo danno delle banche e dei risparmiatori tedeschi. Dunque crede di avere interesse a non cambiare nulla.
8) Del resto, anche ad avere la buona volontà di sciogliere il nodo, non è detto che sarebbe cosa facile. I problemi tecnici sarebbero notevolissimi. L'euro corrisponde pressoché perfettamente all'economia tedesca ma è assurdo per quella greca. Dunque bisognerebbe vedere con quale criterio ogni Paese tornerebbe alla moneta nazionale. In particolare con quale cambio, rispetto all'euro, considerando che nel 2012 l'Italia aveva un debito pubblico del 127% mentre l'Estonia ne aveva uno del 9,8%.
9) L'uscita dall'euro sarebbe comunque traumatica, per gli Stati in difficoltà. Prendiamo l'Italia. Le conseguenze sono spesso speculari, in negativo, alle conseguenze indicate prima in positivo, parlando dell'uscita dall'euro. Improvvisamente le merci importate (innanzi tutto il petrolio, ma da noi praticamente tutto, dal rame al grano, dall'elettronica alle automobili) costerebbero dal trenta al cinquanta per cento in più. Stipendi e paghe sarebbero come dimezzati. I creditori, non essendoci più la (supposta) garanzia della Banca Centrale Europea, potrebbero o richiedere interessi altissimi o non comprare più i nostri titoli del debito pubblico, portandoci al default. Infine, se questo disastro fosse evitato, la svalutazione non avrebbe più il freno dell'Europa e potrebbe raggiungere vette devastanti. Questa inflazione ci libererebbe in sostanza di buona parte del debito pubblico, ma i creditori, in termini di potere d'acquisto, riceverebbero soltanto una piccola quota di ciò che credevano di possedere. E si potrebbe continuare.
10) Tuttavia, per quanto disastri si possano allineare, dal momento che non si può continuare all'infinito nella situazione attuale (punto primo del presente testo), bisognerebbe prendere in considerazione il modo di attuare il ritorno alle monete nazionali. Come, in quanto tempo, con quali guarentigie, secondo quali accordi, tutto si può discutere, ma il risultato da raggiungere è quello. E allora perché non lo si fa? Perché la Germania, visto che sta bene, non ne vede l'urgenza. E pensa che versando qualche miliardo alla Grecia, a titolo di prestito, possa prolungare indefinitamente l'agonia. È una stupidaggine. Di questo passo arriverà un momento in cui la Germania non sarà più capace di fermare le Borse e il treno dell'economia internazionale che precipita verso la depressione, e sarà travolta come tutti gli altri.

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