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Economia
Giannola (Svimez) boccia Matteo Renzi: "Non una misura per la crescita"

“Molte illusioni e poca sostanza nella manovra economica del governo Renzi. Ci si aspettava ben altro: non un libro dei sogni, ma una serie di misure coraggiose in grado di dare slancio all’economia, alle imprese e all’occupazione. Invece tutto questo non c’è nei provvedimenti fino adesso adottati”. Non usa mezzi termini Adriano Giannola, presidente Svimez commentando ad Affaritaliani.it gli ultimi provvedimenti economici del governo. “Sono serviti soltanto a trasformare il precariato in lavoro stabile, ma non a creare nuova occupazione. Il risultato è che torna a salire il tasso di disoccupazione, mentre quella giovanile va oltre il 43%. E’ la prova che l’occupazione non si crea intervenendo sul mercato del lavoro. E che senza investimenti pubblici ed una politica attiva di sviluppo non ci sarà crescita. Invece il ministro dell’Economia pensa che tenendo i conti in ordine il Paese ripartirà. Non è così”.

Queste manovre, dunque, non la convincono?
“No, perché fidano in una ripresa che verrà dal resto del mondo e dalla svalutazione dell’euro. E basta. Non c’è nulla di strategico né con il Def, né con le altre misure varate in precedenza. Non c’è alcun cenno di come sanare l’economia italiana, la sua struttura produttiva, il Mezzogiorno. Capisco che i margini di manovra sono minimi, ma ci si aspettava coraggio, predisponendo le condizioni per la crescita e per un riassestamento tecnologico delle imprese. Invece non solo tutto questo non c’è, quanto le crisi industriali ed occupazionali vengono affrontate ancora nell’ottica di tamponarle con una pezza”.

E il Jobs act?
“E’ presto per capire appieno gli effetti di questo strumento, ma non ho grande fiducia che possa estendere il suo potenziale al di là di un riassestamento dell’occupazione. I miglioramenti, se ci saranno, avranno solo natura statistica”.

In che senso?
“Faccio un esempio. Dopo la prima riforma Treu ci fu una grande espansione apparente dell’occupazione, guarda caso, nel Mezzogiorno. In realtà, era il lavoro nero che si regolarizzava e si certificava. Spesso ci sono tendenze a legittimare come lavoro ufficiale cose che fino ad ieri non erano certificabili. Presterei invece maggiore attenzione ai dati sulla produzione e sull’occupazione stabile. Oggi il 16,4%  delle famiglie meridionali ha un disoccupato in casa, il doppio del Centro-Nord (8,6%)”.

Che cosa serve, dunque?
“Il recupero della crescita persa in questi anni attraverso politiche di sviluppo in grado di far ripartire tutto il Paese. Se pensiamo alle riforme da fare, vedrei meglio quelle che danno dei vantaggi fiscali a particolari aree dell’Italia con la creazione di zone economiche speciali per attrarre capitali. E poi un piano di primo intervento che faccia risalire il Pil di 2-3 punti l’anno mediante massicci investimenti nei porti e retroporti, nel settore dell’energia, nella rigenerazione urbana, puntando nella specializzazione del sistema produttivo. Solo così l’Italia può uscire dal vicolo cieco nel quale si è cacciata”.

Eduardo Cagnazzi

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