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Economia
Gli italiani sono sempre più poveri ma la politica latita

Gli italiani non hanno più di che vivere. Colpa della crisi, colpa della pandemia e soprattutto colpa di una scadente classe politica che da decenni non è capace né di intercettare e né di risolvere concretamente i problemi degli italiani. È facile puntare sempre il dito contro qualcun altro, sport preferito della sinistra italiana, quello che è difficile è prendersi le proprie responsabilità e fare qualcosa per cambiare la situazione. Il nuovo premier Mario Draghi ci sta facendo sperare in un «cambio di passo» che possa salvare il nostro Paese. Siamo all’ultima spiaggia.

A dimostrarlo sono i dati pubblicati solo qualche giorno fa da Bankitalia. L’indagine straordinaria sulle famiglie durante la pandemia, che ha coinvolto oltre 2.000 nuclei familiari, ha evidenziato una situazione brutale. Ci troviamo nel bel mezzo di una vera e propria catastrofe economica e stiamo ancora aspettando che la politica se ne renda conto. Il passo da catastrofe economica a sociale è molto breve e l’incertezza sta portando malumori sempre più radicati. Quasi il 40% degli affittuari e oltre il 30% delle famiglie indebitate hanno dichiarato di avere difficoltà nel sostenere il pagamento dell’affitto o delle rate del prestito. Un terzo delle famiglie ha inoltre riferito di aver subito una riduzione del reddito nel 2020 e tra queste, solo il 20% immagina una ripresa per il 2021. Per far fronte alla situazione gli italiani hanno detto di aver ridotto in maniera importante gli acquisti di beni alimentari e abbigliamento nei primi mesi del 2021. Quasi la metà delle famiglie che tagliano le spese ha dichiarato di voler acquistare beni di qualità inferiore, mentre i tre quarti pensano di modificarne la quantità.

Nell’analisi si legge ancora che oltre la metà della popolazione italiana vive in famiglie che dichiarano di non disporre di risorse finanziarie sufficienti a mantenere uno standard minimo di vita per almeno tre mesi in assenza di entrate, in linea con quanto rilevato in primavera. Più di un quinto degli individui si trova in questa condizione e ha contemporaneamente subito un calo del reddito familiare nel 2020. La percentuale di persone che hanno perso la speranza aumenta del 9%.

Sempre più italiani attendono un netto peggioramento della situazione economica e le prospettive sono più negative per i lavoratori autonomi e i disoccupati. Oltre un quinto dei capifamiglia con contratto a termine e un decimo degli autonomi ritiene che la probabilità di perdere il lavoro nei successivi dodici mesi sia superiore al 50%, mentre tra i disoccupati, solo poco più del 10% si aspetta che ci sia una probabilità superiore al 75% di trovare un nuovo lavoro nell’arco di un anno.

Cosa accadrà quando scadrà il blocco dei licenziamenti? Di quanto aumenteranno questi dati già drammatici? È stato annunciato dal ministro del Lavoro Andrea Orlando che il 30 giugno finirà il blocco per le grandi imprese «che dispongono degli ammortizzatori sociali», mentre per le altre aziende il termine massimo è il 31 ottobre «anche in ragione di una riforma che stiamo portando avanti e dovrà estendere questi strumenti anche alle imprese più piccole e alla aree del lavoro che non sono coperte da questi strumenti. Unico spiraglio in questa situazione drammatica è la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato la riforma dell’articolo 18 contenuta nella legge Fornero del 2021, definendola “incostituzionale”.

Ora visto che la situazione economico-sociale sta giorno dopo giorno deteriorandosi sempre di più, questa classe politica cosa intende fare realmente, parlo di progetti concreti, per riuscire a invertire queste catastrofica tendenza? Ma si rendono conto o no i politici che la situazione gli sta sfuggendo di mano e se dovesse aggravarsi sfocerebbe in seri problemi di ordine pubblico. Forse ancora pochi si sono resi conto che, ogni giorno, sempre più persone perdono il posto di lavoro.

E sono queste persone, che non vedono più un presente ma soprattutto un futuro per loro stessi ma soprattutto per il loro affetti più cari, che inizieranno a covare rabbia e frustrazione. Un mix che diventerà tra non molto esplosivo. Figuratevi quando arriveremo a qualche milione di persone in questa condizione che bomba sociale diventerà. È il momento che qualcuno si muova e inizi a studiare strategie serie, che si concretizzino nell’arco di pochi mesi, per fermare questa emorragia economica sociale che a breve muterà in seri problemi di ordine pubblico. È molto più pericoloso portare all’esasperazione una persona onesta e perbene, che vorrebbe solo lavorare onestamente e mantenere integra la sua dignità e che si vede abbandonare da chi dovrebbe difendere i suoi diritti, che i banditi di sinistra dei centri sociali che vediamo distruggere negozi, incendiare macchine e picchiare le Forze dell’ordine durante le manifestazioni.

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