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Economia
Grecia, torna il rosso in borsa. Pensioni-tasse nodi del negoziato

Mentre l'intesa sullo sblocco dell'ultima tranche di 7,2 miliardi di aiuti ad Atene è piombata di nuovo in una fase di incertezza, il caso Grecia torna a paralizzare i mercati. Gli investitori infatti fanno scattare le vendite con gli indici borsistici europei che partono con il segno meno dopo aver chiuso sempre in rosso la seduta di ieri proprio sulle notizie non confortanti che arrivavano dai tavoli di Bruxelles, mentre cresce la sfiducia sull'esito delle trattavie per la distanza delle parti sul merito delle misure (non sull'ammontare della manovra di aggiustamento dei conti pubblici ellenici che dovrebbe valere circa due punti percentuali di Pil). Londra cede lo 0,3%. A Milano l'indice Ftse Mib segna -0,70% a 24.825 punti. Francoforte perde lo 0,5% e Parigi lo 0,9%.

E' muro contro muro infatti fra la Grecia e i creditori di Atene. Così, dopo l'ottimismo di inizio settimana per la convocazione del vertice di urgenza e le aperture dei rappresentanti dell'ex Troika per le nuove proposte elleniche definite "una buona base di discussione", torna l'angoscia sul fronte Grecia e l'intesa definitiva è nuovamente a rischio. La drammatica notte di Bruxelles, con l'ennesimo rush negoziale, si è concluso con un dichiarazione durissima da parte di una fonte ufficiale dell'esecutivo ellenico.

"Il governo greco resta fermo sulle sue posizioni. Abbiamo fatto sforzi enormi e dolorosi per arrivare ad un accordo fattibile, ora la palla è nel campo delle istituzioni", ha detto la fonte. Mentre il Fondo Monetario ha definito le misure greche ancora troppo vaghe. Al vertice notturno hanno partecipato il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il presidente del Fondo salva stati Klaus Regling, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, il commissario europeo per gli affari economici Pierre Moscovici e il ministro greco delle Finanze Yanis Varufakis. Nessuno ha rilasciato dichiarazioni al termine. I negoziati sono ripresi all'alba: alle 6 a livello tecnico, per poi proseguire alle 8 al massimo livello.

Nonostante le difficoltà e i rinvii, l'obiettivo resta quello di portare un accordo sull'ultima tranche da 7,2 miliardi del secondo programma di aiuti sul tavolo dei capi di Stato e di governo che si riuniscono oggi pomeriggio per il Consiglio europeo. Un incontro che doveva concentrarsi inizialmente sul problema degli immigrati, ma che dopo le difficoltà delle ultime ore sui negoziati con Atene dovrà discutere anche dello sblocco degli aiuti in Zona Cesarini.  

I nodi dell'accordo sono la tassazione, in particolare quella una-tantum e l'innalzamento dell'aliquota sulle imprese,  e le pensioni. Sul primo fronte, i creditori vorrebbero che l'IVA fosse del 23% per i ristoranti, mentre il governo Tsipras insiste per una aliquota del 13%. Inoltre, le istituzioni creditizie respingono l'idea di una tassa del 12% sui profitti societari superiori a 500 milioni di euro, perché giudicate recessive sull'economia di un Paese che dopo timidi segnali di ripresa nel 2014 è tornato ad avere il segno meno davanti al Pil. “Non si può basare un programma solo sulla promessa di nuovo gettito fiscale - ha detto alla rivista Challenges la signora Lagarde -. E' stato fatto negli ultimi cinque anni, con pochi risultati”.

Sul versante pensionistico, i creditori insistono per un taglio delle pensioni più generose, anziché un aumento dei contributi come previsto dal governo Tsipras per fare quadrare i conti. Vogliono inoltre un aumento dell'età pensionabile da 62 a 67 anni fin dal 2022 e la soppressione delle pensioni anticipate. Per il premier greco si tratta di trovare un doppio compromesso, con i suoi creditori e con il suo partito, che ad Atene appare sempre più diviso all'idea di accettare misure economiche troppo impopolari. Le distanze fra le parti sono forti e il tempo stringe, visto che il 30 giugno scade il termine del precedente memorandum fra il Paese ellenico e l'ex Troika e un eventuale accordo deve essere anche ratificato dai Parlamenti di alcuni Stati membri.

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