“I dazi colpiscono il cuore dell’America“. Stavolta non sono le aziende della Silicon Valley. Ovvero le varie Apple, Google, Microsoft o, ancora Facebook, gruppi di punta della Corporate America che, sin dai primi atti dell’amministrazione Trump come la stretta su visti e rifugiati (Muslim ban), hanno immediatamente fatto outing mettendo in piazza lo scarso feeling con il tycoon newyorkese. O ancora, non sono neanche gli altri nomi blasonati di Wall Street, le cui quotazioni borsistiche sono state spesso terremotate a colpi di tweet dal compulsivo digitare di The Donald sulla propria tastiera del proprio smartphone.

Ora Trump (e la sua strategia aggressiva nella gestione delle relazioni internazionali) è finito nel mirino delle aziende di quell’America profonda che ha contribuito al suo stesso successo. Imprese di quegli Stati centrali che hanno abbandonato in massa Hillary Clinton nelle Presidenziali del 2016 consegnando all’immobiliarista star di The Apprentice le chiavi della Casa Bianca.
Due nomi su tutti: Walmart e Target, i grandi retailer che pure stanno beneficiando della riforma fiscale che il successore di Barack Obama ha varato nel 2018 e che servono migliaia di consumatori e di chilometri quadrati di superficie situata fra quelle due coste che nell’ultima tornata elettorale hanno votato Dem. Ebbene, quelle aziende dell’”America profonda” chiedono al presidente Usa di mettere fine alla guerra commerciale con la Cina.

Complessivamente sono circa 600 le imprese e 140 le associazioni datoriali ad aver firmato una lettera inviata ieri al capo della Casa Bianca nella quale chiedono a chiare lettere di mettere fine alla spirale di nuovi dazi ed il ritorno al tavolo negoziale con Pechino. Nella missiva, si afferma che nuovi dazi danneggerebbero gravemente le aziende e i consumatori americani.
Vi sarebbe infatti un aumento dei prezzi notevole, dicono le aziende: il costo per le famiglie sarebbe di circa 2000 dollari all’anno. Non solo, un aumento dei dazi del 25% alle importazioni cinese potrebbe sradicare fino a due milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti, si afferma nella lettera, che fa riferimento ad un rapporto della società di consulenza Trade Partnership.
“Una guerra commerciale in continua escalation non è nell’interesse del Paese, e ambo le parti verrebbero sconfitte“. E ancora: “Sappiamo di prima mano – affermano i firmatari della missiva recapitata alla Casa Bianca – che ulteriori dazi avrebbero conseguenze negative e a lungo termine per le aziende, per l’agricoltura, per le famiglie e per l’economia Usa nel suo insieme”.
Da notare che il titolo della lettera è “I dazi colpiscono il cuore dell’America“. Il termine usato e’ “Heartland”, con il quale si intendono gli Stati Usa che non si trovano sulle coste. E’ qui che l’affermazione di Trump porto’ alla sua vittoria elettorale nel 2016.
@andreadeugeni

