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Vincerà il Pd o il Pdl? Ics. Si chiama così l'ultima idea della maggioranza, che starebbe cercando di mescolare Imu e Tares in un'unica imposta. Anche se, come vedremo, non sarebbe neppure corretto definirla tale. Nella partita delle tasse, le diverse idee di destra e sinistra porterebbero a un pareggio, dove gli unici e perdere potrebbero essere i contribuenti. Perché la Tares verrebbe diluita in un altro balzello senza diminuire. Mentre l'Imu, formalmente abolita, verrebbe ribattezzata con un altro nome.

Le posizioni all'interno della maggioranza sono note: il Pdl mira all'abolizione dell'Imu sulla prima casa. Costerebbe 4 miliardi l'anno. Troppo per il Pd, che mira a una rimodulazione. Smentita la stangata sui villini, una delle ipotesi ancora sul tavolo è quella dell'"imposta casa e serivizi" (Ics), che includerebbe Imu e Tares. In questo caso, però, si rischia il pasticcio. Perché nascerebbe un ibrido tra tassa e imposta inedito per l'Italia. La Tares è già di per sè un balzello-centauro. E' una tassa perché viene pagata per usufruire di un servizio (la raccolta dei rifiuti). Ma è anche un'imposta, perché finanzia il funzionamento generale dello Stato (in questo caso i cosiddetti "servizi indivisibili", come illuminazione pubblica o manutenzione delle strade). Sarà più cara di Tia e Tarsu (le vecchie tasse sulla monnezza) fino al 60%.

Accoppiandola con l'Imu, la confusione aumenta. L'Imu è a carico del proprietario dell'immobile. La Tares è a carico del residente. La prima si calcola in base al valore dell'immobile. La seconda in base a dimensioni dell'appartamento e numero dei componenti della famiglia. I locatori già si chiedono chi dovrà pagare. Per Assoedilizia si tratta di una tassa "iniqua e incostituzionale" perché fonde due imposte "diverse per natura, basi impositive e criterio di calcolo". E poi c'è un altro interrogativo. Che ne sarebbe di quell'aumento lineare da 30 centesimi per metro quadro previsto sulla Tares da dicembre? E' l'ennesimo nodo. Perché, se l'Imu, nonostante le sue pecche, resta progressiva (paga di più chi ha immobili che valgono di più), l'aumento della Tares va nella direzione contraria: chi ha una un'abitazione medio-grande ma di scarso valore subirà un aumento maggiore di chi ha un monolocale che vale milioni in pieno centro.     

La soluzione non è semplice. Il calcolo potrebbe coinvolgere diversi parametri, come il valore dell'immobile, il quartiere in cui è collocato (e quindi il livello dei servizi) e potrebbe coinvolgere il nuovo Isee, in modo da pesare meno sulle famiglie più svantaggiate. L'obiettivo del governo è quello di rendere la Ics più leggera rispetto alla somma di Tares e Imu (im media oltre 520 euro). Ma non è detto che sarà così. Per l'imposta, il governo potrebbe definire solo i principi generali, per lasciare la gestione ai Comuni. Gli amministrazioni locali, a corto di risorse, opterebbero con tutta probabilità per la soluzione che peserà di più sui contribuenti. Una ragione in più per escludere che l'Ics alleggerirà la pressione fiscale: nel Regno Unito, dove esite già una imposta su "casa e servizi", le tasse sugli immobili ammontano al 4,1% del Pil. In Italia la quota è al 2,2%.

twitter@paolofiore

 

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