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Economia
Il potere delle lobby stoppa la crescita. Italia pecora nera

L’Italia si piazza al terzultimo posto in Europa per quanto riguarda la trasparenza - o dovremmo dire l’assenza di trasparenza - delle lobby e dei lobbisti. Peggio di noi solo Cipro e l’Ungheria. A stilare questa particolare classifica è l’ong Transparency International, che dà al nostro paese un misero punteggio di 20 su 100, se si analizzano complessivamente tutti gli indicatori presi in esame.

Il rapporto “Lobbying in Europe: Hidden Influence, Privileged Access”, pubblicato oggi, ha studiato la situazione dei processi di lobbying in diciannove paesi europei, rilevando come sia la Slovenia il più trasparente (con un punteggio di 55% e con un sistema delle lobby non esente comunque da difetti e situazioni da migliorare). Transparency International, nella prima ricerca comparata di questo tipo, individua meccanismi di regolamentazione del lobbying in soli sette Stati europei, e fra questi non c’è l’Italia.

Un esempio di poca trasparenza tipicamente italiano è quello della lobby dell’industria del gioco d’azzardo, nelle cui file dirigenziali militano diversi ex politici che sono riusciti a far bloccare riforme in favore dell’interesse pubblico ma contro le società di scommesse, i titolari di slot machines etc. Un altro esempio di lobby che hanno bloccato progressi in un determinato settore è quello dei trasporti, e in particolare le mancate liberalizzazioni delle licenze dei taxi.

Secondo la sezione italiana di Transparency International, il nostro paese ha urgente bisogno di un registro pubblico e obbligatorio dei lobbisti, di più trasparenza negli incontri fra questi ultimi e i membri del parlamento o i funzionari pubblici e di una riforma del cosiddetto meccanismo delle porte girevoli, cioè di sistemi per cui chi ha avuto incarichi pubblici non possa - immediatamente cessato il proprio incarico - cominciare a lavorare per organizzazioni che fanno lobby o viceversa. Questo per evitare lo scambio di informazioni privilegiate e confidenziali. C’è comunque da dire che in nessun paese, fra quelli analizzati, ci sono misure in grado di cautelarsi da questo sistema di porte girevoli.

L’Italia, insieme a Spagna e Portogallo, è considerata tra i paesi in cui i rapporti fra i lobbisti, il settore pubblico e quello finanziario sono particolarmente a rischio, dato che molte delle riforme paventate all’insorgere della crisi economica sono state indebolite proprio per le pressioni delle lobby della finanza. Secondo Virginio Carnevali, Presidente di Transparency International Italia “la mancanza di trasparenza nelle attività di lobbying crea terreno fertile per una cerchia ristretta di poteri in grado di far valere in maniera indebita i propri interessi particolari.”

“Numerosi scandali a livello europeo - si legge in una nota dell’ong per presentare il rapporto pubblicato oggi - hanno portato in evidenza come senza regole chiare ed efficaci il processo decisionale venga facilmente dominato da un numero limitato di portatori di interessi, che sono poi identificabili nei soggetti che godono di maggiori risorse economiche e di reti e contatti privilegiati”. In altre parole, non regolamentare bene le lobby spalanca le porte alla corruzione, già così diffusa nel nostro paese.

Fra i settori più vulnerabili alle attività delle lobby europee ci sono le industrie dell’alcol, del tabacco, dell’energia, quella automobilistica, quella farmaceutica e il settore finanziario.

Transparency International Italia ha lanciato oggi, in concomitanza con la pubblicazione del report, una petizione, Trasparenza nel lobbying, in cui chiede che il nostro paese si doti di una legislazione specifica per colmare le enormi lacune e la deregulation dei lobbisti. (Maurizio Molinari)

(da redattoresociale.it)

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