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Economia


Rimandato a un'altra data il Consiglio dei ministri (inzialmente previsto per le 10 e poi posticipato alle 19 di oggi) che aveva all'ordine del giorno il decreto con lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione promessi alle imprese fornitrici. Un provvedimento che,  secondo il presidente dell'Anci Graziano Delrio, ""potrebbe arrivare entro il fine settimana o al più tardi lunedì"  e che renderà "immediatamente disponibili 7 miliardi per le imprese".

Il governo ha fatto sapere che servono degli ulteriori approfondimenti. Ci sarebbero, secondo quanto riferito da altri sindaci, problemi di copertura per quanto riguarda il rinvio della Tares e la questione del'Imu sugli immobili di proprietà dei Comuni. Una tabella di marcia che vede anche il coinvolgimento dei Comuni italiani (Anci; Delrio ha rilasciato le dichiarazioni dopo aver incontrato i tecnici del Tesoro) e della Confindustria (alle 18.30, il governo vedrà le imprese).

Tramonta definitivamente l'anticipo dell'aumento delle addizionali regionali Irpef e si tratta di una soluzione che al momento non viene considerata "percorribile" dagli ambienti dell'Economia.

Il decreto che prevede lo sblocco di 40 miliardi in due anni per i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese approderà quindi in un Consiglio dei ministri che verrà convocato non prima di domani. "Il ministro dell'Economia e Finanze Vittorio Grilli, in accordo con il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche a seguito delle articolate Risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato, ha fatto presente al presidente del Consiglio l'opportunità di proseguire gli approfondimenti necessari per definire il testo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della PA. Pertanto il consiglio dei Ministri previsto per oggi si terrà nei prossimi giorni", è stato il testo della nota con cui Palazzo Chigi ha aggiornato i lavori del Cdm. 

La melina del governo non è certo un buon segno: scartata l'ipotesi Irpef serve quadrare i conti. La Commissione è stata chiara: nessuna proroga sul deficit all'Italia, il limite del 3% non si tocca. Il peggioramento della congiuntura economica e il conseguente aumento del rapporto deficit/Pil potrebbero aver complicato le cose, spingendo il risultato più vicino alla soglia imposta dall'Europa. E anche Bruxelles è tornata a farsi sentire chiedendo a Mario Monti di prendere visione del decreto. Richiesta che ha spinto il premier ha rassicurare il commissario Ue Olli Rehn: "L'Italia rispetterà il tetto del 3% al rapporto deficit/Pil".

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