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Un mix di fattori fra cui la politica monetaria espansiva della Bank of England (BoE), i consumi interni in crescita, il boom del mercato immobiliare (soprattutto a Londra) e una manovra consistente sulla spesa pubblica che ha rilanciato la fiducia degli operatori all'interno del Paese, è il segreto dell'Inghilterra di Cameron. Un Paese che nel 2013 è cresciuto dell'1,9%, la più alta dal 2007 a oggi, una performance che non ha eguali in Europa. Nemmeno la Germania di Angela Merkel ha fatto tanto.

La Gran Bretagna sembrava dover finire vittima dell'austerità intrapresa dal primo ministro David Cameron e dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne  con una cura da cavallo sulla spesa pubblica per correggere il deficit e invece la politica recessiva non ha fernato la ripresa, regalando a Londra la corona di regina della crescita nel Vecchio Continente.

david cameron europa
 

"Tutto ciò conferma che il nostro piano di lungo periodo sta funzionando. Il lavoro non è finito e abbandonare oggi la strada intrapresa comporta grandi rischi", è stato il commento di Osborne sui dati comunicati dall'ufficio nazionale di statistica. Le prospettive per il 2014 sono altrettanto buone, visto che le previsioni sulla crescita del Pil viaggiano attorno al 2%. Da ultimo, il Fondo Monetario Internazionale ha ritoccato al rialzo le sue stime di crescita fino al + 2,4%, un tasso che, fino a poco tempo fa, era la stima della sola Goldman Sachs.

Oltre al miglioramento dei fondamentali, ciò che contribuisce a dar fiducia è il fatto che la Banca Centrale d'Inghilterra continuerà a mantenere il costo del denaro basso nonostante il Paese abbia centrato tutti gli obiettivi che Mark Carney, governatore della BoE in sella da solo 6 mesi, si era posto per iniziare a invertire il senso della politica monetaria. L'inflazione viaggia infatti intorno al target del 2% e il tasso di disoccupazione è al 7,1%, a un soffio dall'obiettivo del 7% che nelle sue precedenti stime la BoE aveva stimato come raggiungibile soltanto a fine 2015.

 

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Un mix di fattori fra cui la politica monetaria espansiva della Bank of England (BoE), i consumi interni in crescita, il boom del mercato immobiliare (soprattutto a Londra) e una manovra consistente sulla spesa pubblica che ha rilanciato la fiducia degli operatori all'interno del Paese, è il segreto dell'Inghilterra di Cameron. Un Paese che nel 2013 è cresciuto dell'1,9%, la più alta dal 2007 a oggi, una performance che non ha eguali in Europa. Nemmeno la Germania di Angela Merkel ha fatto tanto.

La Gran Bretagna sembrava dover finire vittima dell'austerità intrapresa dal primo ministro David Cameron e dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne  con una cura da cavallo sulla spesa pubblica per correggere il deficit e invece la politica recessiva non ha fernato la ripresa, regalando a Londra la corona di regina della crescita nel Vecchio Continente.

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"Tutto ciò conferma che il nostro piano di lungo periodo sta funzionando. Il lavoro non è finito e abbandonare oggi la strada intrapresa comporta grandi rischi", è stato il commento di Osborne sui dati comunicati dall'ufficio nazionale di statistica. Le prospettive per il 2014 sono altrettanto buone, visto che le previsioni sulla crescita del Pil viaggiano attorno al 2%. Da ultimo, il Fondo Monetario Internazionale ha ritoccato al rialzo le sue stime di crescita fino al + 2,4%, un tasso che, fino a poco tempo fa, era la stima della sola Goldman Sachs.

Oltre al miglioramento dei fondamentali, ciò che contribuisce a dar fiducia è il fatto che la Banca Centrale d'Inghilterra continuerà a mantenere il costo del denaro basso nonostante il Paese abbia centrato tutti gli obiettivi che Mark Carney, governatore della BoE in sella da solo 6 mesi, si era posto per iniziare a invertire il senso della politica monetaria. L'inflazione viaggia infatti intorno al target del 2% e il tasso di disoccupazione è al 7,1%, a un soffio dall'obiettivo del 7% che nelle sue precedenti stime la BoE aveva stimato come raggiungibile soltanto a fine 2015.

 

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