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Intesa, nel 2025 tasse a quota 5,2 miliardi. E il 2026 sarà più pesante

Nei conti al 30 settembre la banca quantifica il costo delle misure fiscali concordate un anno fa con il governo. Un peso che non frena l’utile,

Intesa, nel 2025 tasse a quota 5,2 miliardi. E il 2026 sarà più pesante
Carlo Messina, Intesa Sanpaolo

Intesa, nel 2025 tasse a quota 5,2 miliardi. E il 2026 sarà più pesante

Pesa 900 milioni di euro sui conti di Intesa Sanpaolo la Legge di Bilancio 2026. È l’impatto registrato nei primi nove mesi dell’anno, indicato dalla banca nei risultati al 30 settembre approvati oggi dal Consiglio di amministrazione. Il consigliere delegato Carlo Messina lo arrotonda a “quasi un miliardo”.

Da dove arrivano i 900 milioni

Non si tratta di un versamento una tantum, ma dell’effetto dell’accordo triennale siglato un anno fa tra governo e banche e recepito nella manovra 2026. Per l’intero settore finanziario l’intesa vale circa 10-10,5 miliardi di contributi aggiuntivi su più anni, attraverso un pacchetto di misure fiscali.

Le principali sono l’aumento di due punti dell’Irap per il 2026-2028, con l’aliquota delle banche che passa dal 4,65% al 6,65%, e il rinvio della deducibilità delle imposte differite attive (Dta), insieme a una stretta sulla deducibilità di perdite pregresse, Ace e interessi passivi. Nel comunicato della banca, i 900 milioni compaiono accanto ai 5,2 miliardi di imposte generate dal gruppo nei nove mesi.

Un costo assorbito da conti record

Il peso fiscale non ha frenato i risultati. Nei nove mesi l’utile netto sale a 8,2 miliardi, in crescita dell’8,1%, con oltre 2,6 miliardi nel solo terzo trimestre, il migliore di sempre per la banca. I proventi operativi crescono del 5% e i costi scendono dell’1,3%.

Messina rivendica di aver alzato per la seconda volta la previsione di utile 2026, ora “ben oltre” i 10 miliardi, nonostante il peso della manovra. Nelle stime della banca, però, l’aumento della tassazione resta tra le voci che pesano sul risultato dell’anno.

L’accordo triennale e il nodo 2027

Proprio quell’accordo è oggi al centro del confronto con il governo. Il ddl di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre senza un accordo preventivo con il settore, chiede a banche e assicurazioni nuove risorse: tre punti in più di addizionale Ires nel 2027 e 2028, nuovi interventi sulle Dta e il raddoppio della Tobin tax, per circa 5,8 miliardi il prossimo anno.

Per Messina, la nuova richiesta contraddice l’intesa di un anno fa, pensata per coprire tre esercizi. “Non c’è un solo settore che deve pagare”, aveva detto il 20 ottobre, ricordando che a fronte di circa 50 miliardi di utili le banche verseranno quest’anno allo Stato 25 miliardi di imposte.

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