Intesa Sanpaolo chiude il semestre con un utile netto di 720 milioni di euro, di cui 217 milioni nel secondo trimestre. Lo si legge in una nota della banca, in cui si precisa che i ricavi nel semestre sono saliti del 4,7% a 8,565 miliardi e dell’8,5% a 4,457 miliardi nel trimestre. Il gruppo guidato da Carlo Messina sottolinea come per l’esercizio in corso “rimarrà prioritario preservare il carattere di sostenibilità dei risultati da conseguire. Grande attenzione sarà rivolta infatti alle varie azioni volte al rafforzamento della solidità patrimoniale, al costante miglioramento del profilo di rischio e liquidità, oltre agli obiettivi reddituali”.
A fine giugno il complesso dei crediti deteriorati di Intesa Sanpaolo (in sofferenza, incagliati, ristrutturati e scaduti/sconfinanti) ammonta, al netto delle rettifiche di valore, a 32,18 miliardi di euro, in aumento del 3,9% rispetto ai 30,987 miliardi di fine 2013. Il common equity ratio pro-forma Basilea 3 a regime è salito al 12,9% dal 12,3% di fine 2013, ai livelli più alti tra le maggiori banche europee ed equivalente a capitale in eccesso di circa 10 miliardi e a un cuscinetto di capitale di circa 13 miliardi per l’esercizio di “asset quality review” e circa 20 miliardi per lo stress test.
