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Economia
Intesa Sanpaolo lancia la settimana lavorativa di quattro giorni

Settimana "corta", la proposta di Intesa Sanpaolo: 4 giorni al lavoro per 9 ore

Una settimana lavorativa di quattro giorni, che, a parità di stipendio, prevede di prolungare le prestazioni fino a nove ore quotidiane, guadagnando di fatto un giorno libero. È questa la proposta che il gruppo Intesa Sanpaolo ha presentato ai sindacati, aderendo di fatto al modello della “mini” settimana lavorativa.

Il gruppo guidato da Carlo Messina suggerisce vuna diversa distribuzione delle ore di lavoro, con l’idea di innalzare le ore giornaliere a nove, ma per quattro giorni. In questo modo, a fronte di prestazioni quotidiane più lunghe, le ore settimanali scenderebbero a 36 in tutto, con un'ora e mezzo di meno rispetto alle 37,5 contrattuali.

L’idea: lavorare meno per lavorare meglio

Il progetto è emerso nel giorno in cui si è svolta l’assemblea di Unione industriali Torino in cui si è parlato dell’andamento dell’economia. «Abbiamo di fronte uno scenario indubbiamente complesso per questo trimestre e per il primo del 2023 — ha detto il ceo del gruppo, che al 30 giugno contava 74.265 dipendenti in Italia — ma qualunque previsore, sia privato sia pubblico, oggi vede dal 2024 un ritorno progressivo alla crescita».

Il principio-guida è la flessibilità: il lavoratore può scegliere, concordandolo, quando prendersi il "giorno libero" aggiuntivo; una flessibilità, quindi, differente dallo smart working, che pure nel settore bancario è diffuso già dal pre-pandemia, quando il contratto di categoria aveva inserito dieci giorni da casa al mese, cioè quasi il 40% del tempo di lavoro.

Tutto con diversi risvolti: per i lavoratori un bel taglio alle spese di trasporto, ma anche una migliore qualità della vita. Dal lato delle imprese, invece, non solo il risparmio in bolletta o la possibilità di stringere gli spazi dell’ufficio, ma anche un presumibile aumento della produttività da parte dei dipendenti, meno stressati e più padroni del proprio tempo.

Trattative in corso con i sindacati

Proprio ieri, lunedì 10 ottobre, è partita una “tre giorni” di trattative tra il responsabile direzione affari sindacali e politiche del lavoro, Alfio Filosomi, e i rappresentanti dei dipendenti sullo schema; la proposta è stata recapitata alle delegazioni dei sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, con i quali è in corso anche la trattativa, collegata, sullo smart working.

Nella documentazione trasmessa si legge: “Coerentemente con le previsioni del vigente contratto nazionale il Personale (con esclusione di quello operante in turni o assegnato a Filiali) può richiedere di adottare un’articolazione oraria giornaliera di 9 ore su 4 giorni, con possibilità di variare le giornate lavorate dal lunedì al venerdì, d’intesa con il proprio Responsabile”. I rappresentanti dei lavoratori, però, vorrebbero che fosse estesa a tutti i lavoratori. “L’autorizzazione – precisa inoltre Intesa – potrà essere concessa solo compatibilmente con le esigenze tecniche, organizzative e produttive aziendali e le richieste avanzate saranno riscontrate, anche negativamente, entro la fine del terzo mese successivo alla domanda”.

Il modello è in crescita, ma ancora un’eccezione in Italia

Il guru del modello è l’imprenditore Andrew Barnes, fondatore della fiduciaria neozelandese Perpetual Guardian, che con la sua fondazione, la “4 Day Week Global Foundation”, intende convincere tutti che il futuro è nella settimana corta. Ma il modello è in fase di sperimentazione, se non proprio di partenza, anche in altri Paesi europei, come Spagna, Portogallo e Belgio. E nel Regno Unito, proprio nei giorni scorsi, si è conclusa la prima parte dell’esperimentoper oltre 70 aziende dei settori più disparati.

Numerosi, poi, i casi in cui a introdurre la novità sono le singole aziende, proprio come sta cercando di fare Intesa: il gruppo alimentare Mondelez International, per esempio, da marzo ha avviato un modello basato sulla settimana lavorativa corta, ma di quattro giorni e mezzo, con la previsione che il venerdì si termini all'ora di pranzo.

Gli esperti avvertono: “Modello poco equilibrato, meglio lo smart working”

 “Attenzione però, perché l’idea di stare in ufficio un giorno in meno attira molto, ma non è detto che la qualità della vita e dunque l’efficienza migliorino – avverte Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano – Proviamo a pensare a quanta fatica già si fa da lunedì a giovedì, immaginare di aggiungere un’ora non è affatto un dettaglio. Una cosa è certa: la scelta del giorno libero aggiuntivo deve essere assicurata con la massima flessibilità, altrimenti serve a poco. In linea generale il benessere del lavoratore e quindi la sua produttività aumentano sicuramente più con lo smart-working che con la settimana corta, perché c’è maggiore libertà”.

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