Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Economia » Intesa-Ubi, un’aggregazione importante per vincere la sfida dell’innovazione

Intesa-Ubi, un’aggregazione importante per vincere la sfida dell’innovazione

Finalmente superati gli ultimi ostacoli per l’avvio dell’OPS di Intesa su Ubi che partirà il 6 luglio

Intesa-Ubi, un’aggregazione importante per vincere la sfida dell’innovazione
Carlo Messina

Dopo il via libera della BCE e la parziale rimodulazione del perimetro dopo i rilievi dall’Antitrust, con anche l’ok della Consob di ieri potrà finalmente partite l’offerta pubblica di scambio (OPS) di Intesa su Ubi dal 6 al 28 luglio. Dico finalmente perché è chiaro alle persone di buon senso, prima che a quelle di business, che c’è un eccessivo affollamento di banche in Italia. Ma soprattutto, c’è un gran bisogno di campioni nazionali in grado di competere su larga scala. Lunga vita alle banche locali ci mancherebbe (anche se non hanno certo brillato in performance e legalità), ma la sfida competitiva come paese la dovremo giocare con banche di peso.

Per questo, un campione nazionale che diventa ancora più grande è una bella notizia. Un soggetto delle dimensioni Intesa-Ubi avrebbe la possibilità di giocare a tutto campo, mettendo sul tavolo investimenti importanti in tecnologia sempre più indispensabili per rispondere ai clienti di oggi e di domani. Una clientela esigente che, grazie anche all’apertura del sistema bancario (spinta dalla normativa della Psd2), avrà la possibilità di accedere a ecosistemi di servizi attivabili dalle banche stesse. Inoltre, il cliente di una banca potrà accedere contestualmente a tutti i propri conti da un unico punto di accesso. Ecco perché servono risorse importanti.

Attenzione però, non solo economiche, ma anche di professionalità. Alle banche italiane servono competenze nuove, penso ad esempio ai data scientist. Serve anche un imponete ricambio generazionale di manager che restano ancora cooptati più per appartenenza che per competenza, servono manager che abbiano approcci multidisciplinari e non che abbiano speso un’intera carriera in banca. Lo ha detto chiaramente Andrea Enria, presidente del Consiglio di vigilanza della BCE, che in una intervista al Sole 24 Ore ha detto che “le banche che hanno persone nei consigli di amministrazione con competenze tecnologiche sono più avanti; altre banche dipendono da sistemi tecnologici vecchi e obsoleti”.

A volte ho l’impressione che non si comprenda fino in fondo come stia cambiando il modo di fare credito, gli istituti di credito dovranno reinventarsi le vie della redditività (che sarà ulteriormente ridotta dopo il Covid) se vorranno proiettarsi al cambiamento necessario per stare sul mercato, ad esempio oggi fare credito significa anche veicolare ai propri clienti le opportunità connesse al mondo green. Che Messina abbia uno spiccato fiuto del business lo si evince pure dalla fusione per corporazione di una realtà a se stante di Intesa, Banca Imi, rafforzando così il polo dell’investment banking che concorre fortemente ai profitti della banca. Dobbiamo solo augurarci che dopo la possibile aggregazione Intesa-Ubi ce ne possano essere altre, tante altre (lo stesso Enria, nell’intervista di cui sopra, lo auspica). Cosi come dobbiamo augurarci che altri manager seguano la lungimiranza di Messina.