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Economia

di Antonino D'Anna

Arrivano le prime due dimissioni allo IOR, la banca papale. Lasciano il direttore generale, Paolo Cipriani, e il suo vice Massimo Tulli. La notizia è stata data da un comunicato della sala stampa vaticana: il Consiglio di sovrintendenza e la Commissione cardinalizia di vigilanza sullo IOR hanno accettato le dimissioni. Al momento, quindi, il presidente Ernst von Freyberg ha assunto "ad interim" le funzioni di direttore generale e sarà coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di vicedirettore e Antonio Montaresi, chiamato a svolgere il ruolo di Chief Risk Officer con responsabilità di compliance e progetti speciali. Marranci è stato invece Chief Operating office in una banca italiana a Londra, mentre Montaresi ha lavorato come Chief Risk Office e Chief Compliance Officer in varie banche americane.

RESA DEI CONTI? NON PROPRIO- Fin qui la cronaca. Ma queste due dimissioni non sono del tutto un fulmine a ciel sereno. Cipriani, ad esempio, è arrivato allo IOR il 19 giugno 2007. classe 1954, romano de Roma, sposato e due figli, una carriera prima al Banco di S. Spirito e poi a quello di Roma, in seguito compiti di rappresentanza per questi istituti in Lussemburgo, New York e Londra, viene issato sulla poltrona di direttore generale dalla Commissione di vigilanza presieduta al momento da Angelo Sodano, da poco ex Segretario di Stato prima di Giovanni Paolo II e poi di Benedetto XVI. Piccolo particolare: in quella commissione c'è anche il cardinale Tarcisio Bertone, successore di Sodano al timone della Curia e poi alla guida della Commissione cardinalizia di vigilanza. Cipriani subentra al posto dell'anziano Lelio Scaletti, "giunto felicemente al traguardo degli ottant'anni d'età" come dice la nota vaticana. Un buon direttore Scaletti, che piaceva alle eminenze per la capacità di ascoltare. Cipriani subentra ufficialmente il 1° ottobre 2007.

LA COABITAZIONE CON GOTTI TEDESCHI- Passa qualche tempo e però al timone della Banca vaticana, precisamente nel settembre 2009, arriva l'economista Piacentino Ettore Gotti Tedeschi. Proprio lui che nel maggio 2012 sarà defenestrato all'unanimità dal board della banca, decisione appoggiata anche dalla Commissione cardinalizia di vigilanza presieduta da Bertone . Tanto per non perdere il segno, Cipriani nei giorni tormentati della cacciata di Gotti Tedeschi dichiara in un'intervista al Corriere che allor IOR la trasparenza è ok, e sul comportamento di Gotti dice: "Avevamo chiesto al presidente di interessarsi dell'Istituto, ma non prendeva in mano le cose. Era come se fosse assente anche quando era presente. A volte veniva in presidenza, che è distaccato dal resto dell'istituto, e non ci diceva nulla. Poi, partiva". In compenso è sempre il Corriere, a giugno dell'anno scorso, a parlare del memoriale Gotti e in quei giorni si parla di una lettera, stesa dall'economista piacentino nei giorni precedenti la sua cacciata dalla banca vaticana, per lamentarsi col cardinal Bertone su un complotto massonico per la sua defenestrazione.

QUANDO GOTTI LO INDICO' TRA I SUOI NEMICI- Non è tutto: nel memoriale compaiono più volte i nomi di quelli che Gotti considera suoi grandi nemici: uno è Marco Simeon, il sanremese prodigio venuto da Capitalia (ex responsabile di Rai Vaticano) e buon amico del faccendiere Luigi Bisignani, molto vicino al cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone; l'altro è Cipriani, che specialmente quando c'è stato il sequestro - sempre nel settembre 2010 - dei famosi 23 milioni di euro del mistero (20 diretti in Germania e 3 alla Banca del Fucino, ma senza indicazione di chi avesse disposto le operazioni) sequestrati dalle autorità italiane (e dissequestrate dopo alcune verifiche) costata a Gotti e Cipriani l'ipotesi di riciclaggio per entrambi da parte della Procura di Roma. In questo frangente mentre Gotti - rompendo una lunga tradizione vaticana in materia - sarebbe stato disponibile alla collaborazione con i giudici italiani, Cipriani sarebbe stato contrario a dare elementi per l'individuazione dei titolari dei depositi e l'eventuale indicazione su conti correnti non più attivi ma di cui si potrebbero eventualmente ricostruire le movimentazioni pregresse. Idea che sarebbe stata anche di Bertone, secondo Gotti Tedeschi.

CHE COSA SI DICE OLTRETEVERE- Ma in Vaticano c'è chi trae una considerazione e riporta una voce che gira in queste ore: "Un direttore generale telefona almeno 5 volte al giorno al presidente dello IOR, lo conosce, sa tutto di lui", dice un monsignore. Che dice la sua: "Bertone resterà. Ne cadranno tanti, ma lui resterà. Forse ha intuito che c'è bisogno di un ricambio". E nel ricambio, dice la nostra fonte, "Non saranno pochi i bertoniani che potrebbero essere sostituiti". Dentro l'Istituto c'è chi prevede un'eventuale caccia ai "gottiani", in nome della pulizia. Ma non teme la scomparsa della Banca papale: "Chiamatela IOP, Pif o come volete voi - dice un altro prelato sentito da Affaritaliani -, ma la Chiesa ha bisogno in ogni caso di uno strumento che gestisca del denaro. Immaginare una Chiesa senza un Istituto come lo IOR è fantasia".

LE DUE QUESTIONI: FREYBERG E TAURAN- Ma la vera domanda, la vera questione è un'altra. Anzi, sono due. La prima è che ieri sera, dopo la notizia delle dimissioni di Cipriani e Tulli, Oltretevere c'è chi ha iniziato a chiedersi quanto ancora potrà durare la presidenza del tedesco Ernst von Freyberg, altra nomina targata Bertone e ottenuta - insieme al rinnovo della Commissione cardinalizia di vigilanza sempre da Bertone presieduta - negli ultimi giorni del papato di Benedetto XVI. Per quanto tempo ancora il numero uno dello IOR resterà al suo posto? È tutto da vedere e c'è chi ipotizza una solta di "scivolo morbido" di Freyberg verso altri lidi. La seconda questione ha un nome, cognome e un doppio ruolo nelle gerarchie vaticane: stiamo parlando del cardinale protodiacono Jean Louis Tauran, attuale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ex ministro degli esteri vaticano e - al contempo - membro della Commissione di Vigilanza cardinalizia sullo IOR (con Bertone) e della Commissione Referente sullo IOR insediata da Francesco (dove quindi riferisce ed eventualmente può investigare su quanto fa con Bertone). Una posizione curiosa, senza dubbio, ma di forza. Estrema forza. C'è un uomo adesso - dicono ad Affari dal Vaticano - che ha un potere effettivo allo IOR, ed è Tauran. Perché è uomo di fiducia del Papa: Bertone dovrà mediare con lui se vorrà tentare di restare ancora alla guida della Commissione cardinalizia di Vigilanza sulla banca vaticana. E sarà questa la cartina al tornasole di tutta la vicenda: da qui si potrà valutare l'entità dell'operazione pulizia dentro la banca papale e i suoi effetti. Quali i risultati? Difficile prevederli, ma c'è chi ipotizza delle riforme in souplesse, mediate il più possibile salvo eventuali sorprese. Soprattutto, c'è chi è pronto a scommettere che gradualmente questa vicenda procederà a smorzare l'eco suscitata nell'opinione pubblica. Fino ad una serie di riforme mediate.
 

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