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Iran-Usa, l’escalation fa scattare i prezzi di petrolio e gas. A Hormuz traffico ai minimi

Il mercato teme nuove interruzioni dei flussi energetici attraverso una delle rotte marittime più importanti al mondo

Iran-Usa, l’escalation fa scattare i prezzi di petrolio e gas. A Hormuz traffico ai minimi

Petrolio e gas in rialzo, traffico a Hormuz ai minimi dopo i raid Usa-Iran

Tornano a salire i prezzi dell’energia dopo la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran e gli attacchi contro le petroliere nell’area dello Stretto di Hormuz. Il Brent ha superato quota 97 dollari al barile, mentre il gas europeo è balzato sopra i 74 euro al megawattora, con il mercato che teme nuove interruzioni dei flussi energetici attraverso una delle rotte marittime più importanti al mondo.

In mattinata il Brent si è attestato a 97,56 dollari al barile, in rialzo dell’1,32%, mentre il Wti è salito dell’1,39% a 92,75 dollari. Forte movimento anche per il gas sul mercato di Amsterdam: i future Ttf, riferimento per il prezzo del metano in Europa, hanno registrato un incremento superiore al 3%, arrivando fino a 74,24 euro al megawattora. A spingere le quotazioni sono soprattutto gli ultimi attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e la minaccia di Teheran di istituire una nuova zona soggetta a restrizioni al largo dello Stretto di Hormuz. Una prospettiva che alimenta i timori per possibili interruzioni prolungate delle forniture.

La tensione si riflette direttamente anche sul traffico marittimo. Negli ultimi giorni una media di appena 10 navi mercantili al giorno ha attraversato lo Stretto di Hormuz, il dato più basso dallo scorso maggio, secondo i dati di navigazione di Kpler rilanciati da Reuters. La media mobile a dieci giorni si è fermata domenica a quota 10, contro oltre 15 navi venerdì e quasi 13 sabato. Il rallentamento è stato ancora più evidente nel fine settimana: soltanto due navi hanno attraversato lo stretto sabato, mentre domenica ne sono transitate sei, in gran parte utilizzando la rotta iraniana. Secondo i dati Kpler, inoltre, nessuna superpetroliera avrebbe lasciato lo stretto da mercoledì.

Gli scambi di attacchi tra Iran e Stati Uniti contro le petroliere rappresentano, secondo la società di intelligence marittima Marisks, una “grave escalation nel conflitto marittimo”. Le navi commerciali vengono sempre più coinvolte nella contrapposizione economica e militare, con un aumento significativo dei rischi per il traffico legato sia a Teheran sia agli Stati Uniti. Il livello di allerta resta quindi molto elevato. L’agenzia britannica Ukmto, nel suo rapporto settimanale, ha segnalato 27 incidenti con proiettili dal 6 luglio, che hanno provocato danni alle navi operative nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti. Il petrolio arrivava già da una settimana di forti rialzi dopo la ripresa delle ostilità tra Washington e Teheran, seguita a una fase di relativa calma. Dall’inizio dell’anno il Brent ha guadagnato quasi il 60%, mentre i prodotti raffinati, a partire dal diesel, hanno registrato aumenti ancora più consistenti. Il mercato continua poi a fare i conti con il conflitto in Medio Oriente e con la guerra tra Russia e Ucraina, mentre la riduzione dei transiti nello Stretto di Hormuz aumenta il rischio che le tensioni geopolitiche si traducano in nuove pressioni sui prezzi dell’energia anche in Europa.

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