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Economia
Il Jobs Act di Matteo Renzi funziona. A marzo 40mila contratti a tempo indeterminato in più

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Ora c'è il dato. Il Jobs Act di Matteo Renzi sta funzionando. Non si tratta di un numero sorprendente, ma l'effetto netto positivo c'è. E' innegabile: a marzo, mese in cui il Ministero guidato da Giuliano Poletti ha scritto i primi regolamenti attuativi della legge delega sul lavoro, in Italia le trasformazioni di rapporti di lavoro da tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato sono state 40.034. Erano 22.116 nello stesso periodo del 2014. Con un incidenza dei contratti stabili sul totale che cresce dal 17,5% del 2014 al 25,3%.

Anche se si tratta di dati ancora parziali e suscettibili di verifiche, come ha fatto sapere lo Ministero del Lavoro che li ha diffusi, è cresciuto anche il numero di attivazioni di nuovi contratti di lavoro, di cui fanno parte i 40 mila nuovi contratti a tempo indeterminato, che è pari a 641.572, in aumento rispetto ai 620 mila circa dello stesso mese del 2014. Se si considera che nello stesso mese le cessazioni sono state 549.273, si ha un saldo positivo di 92.299 unità.

Tra le attivazioni, 162.498 contratti sono a tempo indeterminato (a marzo 2014 erano stati 108.647). A favore delle politiche del governo, considerando che c'è in ballo anche la decontribuzione per le assunzioni del 2015, è possibile leggere appunto l'aumento dell'incidenza dei tempi indeterminati. I precedenti dati del Ministero del Lavoro indicavano per gennaio 165mila assunzioni a tempo indeterminato (a fine 2014, le imprese avevano rallentato in attesa di sfruttare la decontribuzione) e 138mila a febbraio.

Tornando alle attivazioni, 381.234 sono contratti a tempo determinato (in calo rispetto ai 395mila del marzo dello scorso anno), 16.844 sono contratti di apprendistato (21mila nel 2014), 36.460 sono collaborazioni (48.491 nel 2014) e 44.536 sono le forme di lavoro classificate nella voce altro'.

Se le assunzioni crescono, le buste paga invece rimangono al palo. Sempre a marzo, segnala infatti stavolta l'Istat, l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è risultato invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,0% nei confronti di marzo 2014. Complessivamente, nei primi tre mesi del 2015 la retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,0% rispetto al corrispondente periodo del 2014.  Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,5% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,5%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (3,3%), energia e petroli e estrazioni minerali (3,0%). Si registrano variazioni nulle nel settore del commercio e in tutti i comparti della pubblica amministrazione.

 

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