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La Cina si prepara a crescere al 6,5%. Ma la Fed va avanti sui tassi

La Cina si prepara a crescere al 6,5%. Ma la Fed va avanti sui tassi
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Secondo un sondaggio svolto dal quotidiano economico cinese Economic Information Daily, non è escluso che il Governo cinese possa rivedere il proprio target di crescita per il periodo 2016-2020 dall’attuale 7% al 6,5%

La Cina si prepara a crescere ancora di meno, sotto il 7%. Secondo un sondaggio svolto dal quotidiano economico cinese Economic Information Daily, rilevazioni effettuati su un gruppo di esperti del Paese che si aspettano anche un’accelerazione del processo di riforme da parte del Governo centrale nei prossimi 5 anni, non è infatti escluso che il Governo cinese possa rivedere il proprio target di crescita per il periodo 2016-2020 dall’attuale 7% al 6,5%, viste le continue pressioni al ribasso che l’economia del Paese sta affrontando. 

Sull’economia di Pechino incombe un elemento sottovalutato: l’andamento demografico. Questo è decisivo al punto che nel medio periodo le pensioni degli anziani europei dipenderanno dai fiocchi rosa e azzurri dei neonati cinesi. La dipendenza vale anche per i posti di lavoro per i consumi. All’andamento demografico i leader comunisti dedicheranno la prossima sessione plenaria del comitato centrale, concentrata sul piano di sviluppo 2016-20. Il vecchio lessico tecnocratico non deve trarre in inganno: lo sviluppo economico della seconda economia mondiale per i prossimi cinque anni è oggi più importante di qualsiasi altro documento di programmazione. 

Il dato su cui il governo cinese riflette lo ha fornito l’Accademia cinese delle scienze: ne1 2025 la popolazione nazionale raggiungerà il tetto massimo di 1,41 miliardi di persone, mentre i cinesi nel 2050 saranno meno dei contemporanei. A fine 2014 la popolazione della Cina era pari a 1,37 miliardi di individui, alla metà del secolo scenderà attorno a 1,3 miliardi, superata da quella indiana. Le conseguenze sono enormi. Fino al 2030, per mantenere la stabilità sociale e un tassodi crescita non troppo inferiore al 6%, Pechino dovrà creare tra 15 e 17 milioni di posti ai lavoro l’anno. Per la prima volta a contare non sarà solo la quantità, ma la qualità. 

Da uno a tre milioni di posti di lavoro dovranno essere a disposizione dei nuovi laureati, che rifiutano mansioni sottovalutate rispetto al titolo. Per sostenere la propria economia, contribuendo alla crescita anche in Occidente, la Cina deve passare dal dividendo demografico a quello di produttività: meno nuovi ingressi nel mercato del lavoro, ma assunti capaci di rendere più degli attuali, grazie all’interazione con nuove tecnologie e robot. Sul lungo periodo però nemmeno l’aumento della produttività e l’hi-tech basteranno a compensare il calo demografico. Pechino si appresta così ad uno storico annuncio: la fine della pianificazione famigliare imposta da Deng Xiaoping. Negli ultimi anni l’obbligo di figlio unico è già stato attenuato, ma le concessioni sono un fallimento. La leadership rossa si è infine convinta che solo l’addio totale al figlio unico può evitare che la Cina faccia la fine del Giappone, scosso proprio a partire dall’invecchiamento. La competitività è oggi direttamente proporzionale alle nascite. 

Intanto, mentre si attende di capire quanto rallenterà quest’anno il Pil cinese, la Federal Reserve alzerà comunque i tassi da qui a dicembre. “Al momento non ci aspettiamo che gli effetti degli sviluppi globali sull’economia americana saranno forti abbastanza da avere un effetto significativo sul percorso di politica monetaria”, ha spiegato a riguardo il vice governatore della Federal Reserve Stanley Fischer nel corso del meeting annuale del Fondo monetario internazionale a Lima, in Perù. “Negli ultimi comunicati del Fomc ci sono stati piu’ commenti sugli sviluppi economici globali di quanto fosse comune in passato. Questo e’ naturale data la crescente influenza che l’economia estera ha sugli Usa, sia sulle importazioni che sulle esportazioni che sui flussi di capitali”.