twitter@andreadeugeni

"L'accordo sulla rappresentanza appena siglato dalla Camusso riduce il ruolo della contrattazione, rischia di far sparire le categorie sindacali e di portare la discussione puramente a una dimensione aziendale. Non è quello di cui hanno bisogno il sindacato e tutti i lavoratori". Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini spiega ad Affaritaliani.it le ragioni che lo hanno portato a votare contro l'accordo sulla rappresentanza firmato da Susanna Camusso con Confindustria, Cisl e Uil e a spaccare il primo sindacato italiano. Del segretario generale di Corso d'Italia dice che "ha fatto un grave errore" e aggiunge che non si sentirà "vincolato da quegli accordi, finchè i lavoratori non li avranno votati". E denuncia: "Si sta usando la crisi per cancellare i diritti e limitare le libertà sindacali". E cita il caso della Fiat. Di Sergio Marchionne dice: "Gli va riconosciuta una capacità manageriale, ma non è ancora chiaro quale giovamento trarrà tutta l'Italia dall'operazione Chrysler. Concentrarsi solo sull'alto di gamma non è sufficiente a dar lavoro a tutti, come dice il Ceo". E sul suo futuro...


L'INTERVISTA

Perché durante l'ultimo direttivo della Cgil ha pesantemente attaccato l'accodo sulla rappresentanza sottoscritto dalla segretaria Susanna Camusso, affermando che "l'intesa limita l'autonomia della sua categoria"? 
"Perché sono state introdotti l'arbitrato interconfederale, le sanzioni pecuniarie su diritti sindacali e perché la materia dell'accordo del 31 maggio doveva essere discussa dalle categorie e al livello delle confederazioni. In più, perché è stato annullato il ruolo della struttura territoriale delle categorie e la contrattazione aziendale è a piena disposizione delle singole Rsu. Sono modifiche, rispetto all'accordo interconfederale del 1993, che non erano nemmeno previste dentro l'intesa del 31 maggio. C'è stato un cambiamento nell'impianto dell'accordo che non è stato discusso dal segretario con noi prima della firma. Un fatto che ho voluto denunciare. Oltretutto, si tratta di cambiamenti che all'inizio non erano nemmeno richieste della Cgil, ma della Confindustria".

camusso angeletti bonanni
 

E quindi?
"Averle accettate è stato non soltanto un errore, ma anche un cambiamento di linea da parte della segretaria Camusso. Cambiamento, ripeto, che non è stato discusso prima. Ho anche chiesto che questa intesa venga sottoposta al voto dei lavoratori interessati, perlomeno degli iscritti, così come prevede lo statuto del sindacato al quale appartengo. E anche questa rischiesta non è stata accolta: lo considero un fatto grave".

E ora cosa succederà?
"Fino a quando non ci sarà un voto dei lavoratori e degli iscritti, non mi sentirò vincolato da questo nuovo accordo".

Ma la segretaria Camusso conosceva le regole: perché, quindi, ha firmato?
"Non lo deve chiedere a me, ma al segretario generale della Cgil. Mi limito ad osservare che c'è stata una modifica all'accordo del 31 di maggio che ha recepito le richieste che da sempre la Confindustria avanza e che la Cgil ha sempre invece rifiutato. Non a caso nel 2009, la Cgil, che si era opposta, ha dovuto subire un accordo separato firmato soltanto dalla Confindustria e da Cisl e Uil. Ora, c'è stato un arretramento. La Cgil ha fatto un passo indietro nel suo sviluppo. Gli iscritti hanno bisogno di discuterne e per quel che mi riguarda, come metalmeccanici, inizieremo a farlo subito dalla prossima settimana nelle assemblee delle aziende interessate". 

La Camusso dovrebbe dimettersi per aver creato, come ha tuonato lei, "un problema di democrazia nel sindacato"? 
"No, ma come segretario generale la Camusso avrebbe dovuto garantire la discussione delle modifiche in modo libero. Da statuto, sugli accordi la Cgil prevede la consultazione degli iscritti come regola democratica. Oltretutto, penso anche che l'accordo abbia anche un altro limite".

squinzi camusso 500
 

Quale? 
"Quello di essere in contrasto con quanto dice la Corte Costituzionale. In Italia, vige la libertà sindacale. Non può esistere dunque che organizzazioni pur importanti, come la Cgil, la Cisl e la Uil o la Confindustria, stabiliscano regole e sanzioni e solo chi le accetta possa avere diritti sindacali. E' un'idea antica di relazioni sindacali, di organizzazioni chiuse e che si vogliono difendere senza tenere in considerazione gli iscritti o milioni di giovani precari che al momento non hanno rappresentanza. Idee che sono in contrasto con gli stessi principi della Costitutuzione".

Senta ma non crede che, con la disoccupazione ai massimi e il record di ore di cassa integrazione che soltanto nel 2013 hanno sfondato la soglia del miliardo, sia più urgente affrontare l'emergenza dei posti di lavoro che mancano? Lei stesso, anche recentemente, ha più volte invitato la classe politica a far presto, accusandola di essere incapace di capire le esigenze dal Paese reale e di intervenire in manera efficace...
"Non mi pare siano questioni scollegate. La Fiat, per esempio, le ha collegate: ha cambiato totalmente le regole in azienda e h chiesto ai lavoratori di accettarle ponendole come prerequisito per continuare a investire in Italia. In realtà, si sta usando la crisi per cancellare i diritti e limitare le libertà sindacali. Quindi, proprio per affrontare la crisi bisogna estendere i diritti e le libertà sindacali. E' questa la condizione per affrontare in modo nuovo i problemi che le imprese hanno. Non esiste un lavoro senza diritti e non mi pare che sia una strada giusta quella di produrre sistemi sanzionatori o arbitrali che mettano in discussione i diritti dei lavoratori per uscire dalla crisi".  

Da una parte ha aperto alla riduzione delle tutele nella proposta di contratto unico nel Jobs Act del segretario del Pd Matteo Renzi e, dall'altra, ha attaccato la Camusso, superandola a sinistra, sulla democrazia sindacale. Non si capisce dove si pone nello spettro politico...
"La Fiom è un sindacato indipendente che ha un suo progetto e che si confronta alla pari con tutte le forze politiche. Non a caso, giovedì, nel nostro comitato centrale, oltre a chiedere alla Cgil di ritirare la firma sull'accordo interconfederale, abbiamo anche stilato un documento che contiene diverse proposte per affrontare i problemi della crisi, della politica industriale e del lavoro, dove avanziamo proposte in tutte le materie, compreso il contratto unico come strumento per riformare le regole di funzionamento del mercato del lavoro. Che oggi il lavoro torni al centro della discussione politica per noi non è una contraddizione. Pensiamo ci voglia come punto di partenza un piano di investimenti straordinari, un nuovo intervento pubblico nell'economia e una ripresa degli investimenti privati. Poi, nella necessità di ridurre la tipologia contrattuale esistente e la precarietà, siamo d'accordo a ragionare sul contratto unico, vedendo come unica possibilità quella di allungare il periodo di prova. Allo stesso modo, vediamo con favore l'estensione a tutti della cassa integrazione come ammortizzatore sociale, facendo pagare un contributo a tutte le imprese e i lavoratori di tutti i settori. Siamo d'accordo anche a ripensare il sistema degli ammortizzatori dentro un'idea di reddito minimo garantito da introdurre anche in Italia".

marchionne
 

Parliamo della Fiat. Nella sua ultima intervista, l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne ha affermato che "col tempo rientreranno tutti i lavoratori Fiat ora in cassa integrazione". Possiamo credere al manager che, in fin dei conti, ha mantenuto le promesse sulla conquista dell'americana Chrsysler?
"Negli ultimi 4 o 5 anni, in Italia, la Fiat ha cambiato varie volte i suoi piani. E' passata dai 20 miliardi di investimenti a concentrarsi ora quasi esclusivamente sull'alto di gamma. Un cambiamento radicale di strategia. Garantire tutta l'occupazione concentrandosi soltanto sull'alto di gamma non sembra facile. Intanto, rilevo che oggi alcuni stabilimenti, come Termini Imerese, sono chiusi e la maggioranza dei lavoratori italiani dell'auto sono in cassa integrazione. Servono nuovi modelli e non credo si possa puntare soltanto sul segmento alto di mercato".

E quindi, dobbiamo credere alle promesse di Marchionne?
"Il problema non è credere o non credere alle parole dell'amministratore delegato della Fiat, ma far sì che, com'è avvenuto anche negli Stati Uniti, la discussione sul rilancio del settore auto non avvenga sui giornali, ma che si faccia attorno a un tavolo a cui siede anche il governo che garantisce gli investimenti e che si pone come interlocutore per discutere di un piano generale dei trasporti e della mobilità. Come hanno dimostrato gli Usa, il settore dell'auto non si salva senza un intervento pubblico. La stessa Fiat è andata in Brasile, in Serbia e negli Stati Uniti, prendendo soldi pubblici. Il tutto, mentre in questi anni la famiglia Agnelli continuava a percepire lauti dividendi dal gruppo, anche quando la produzione andava male in Europa. E ora compra tutta la Chrysler senza tirar fuori un euro. Va riconosciuta la capacità manageriale di Marchionne, ma non è ancora chiaro quale giovamento ne trarrà tutta l'Italia. Concentrarsi solo sull'alto di gamma non è sufficiente a dar lavoro a tutti. Per questo, credo sia utile discuterne attorno a un tavolo e non sui giornali, con il governo he faccia la sua parte".

Insomma, la Volkswagen con i suoi 60 miliardi di investimenti programmati per i prossimi anni sia di un altro pianeta...
"Sì, e mi limito a ricordare che 25 anni fa la Volkswagen e la Fiat erano due aziende equivalenti come dimensione, come occupati e come mercato. Ora, sono il frutto di scelte diverse nel tempo e strategie che hanno avuto conseguenze precise. Oggi non possiamo far finta che dei 4,5 milioni di automobili che il gruppo Fiat-Chrysler produce, soltanto meno di 400 mila arrivino dall'Italia".   

Parliamo ora del suo futuro: si dice che Maurizio Landini punti a diventare segretario di tutta la Cgil alla prossima tornata elettorale del primo sindacato italiano. Conferma?
"Sono segretario generale della Fiom da tre anni e mezzo. Intanto, se gli iscritti alla mia categoria mi voteranno di nuovo, il mio obiettivo è quello di tornare a essere rieletto alla segreteria dei metalmeccanici. Poi, visto che c'è una crisi della rappresentanza sindacale e non soltanto politica, sto portando avanti una battaglia anche all'interno di tutta la Cgil, perché anche la Cgil ha bisogno di cambiare, di essere più democratica, di rinnovarsi e di allargare la sua rappresentanza. Ho cominciato da semplice apprendista saldatore e dopo esser diventato segretario dell'organizzazione che rappresenta i lavoratori del mio settore non posso desiderare altro, ma nella Fiom ho imparato a dire sempre quello che penso e continuerò a farlo perché voglio essere una persona libera. Non temo le conseguenze che ciò comporterà, perché credo di non avere niente da perdere".

Par di capire, allora, che si vedrebbe come segretario generale della Cgil, anche in un lontano futuro...
"Non è il mio obiettivo. Il focus è sulle politiche che si fanno. Da qui, la mia contrarietà all'accordo appena siglato dalla Camusso che riduce il ruolo della contrattazione, rischia di far sparire le categorie sindacali e di portare la discussione puramente a una dimesione aziendale. Ciò non è quello di cui hanno bisogno il sindacato e tutti i lavoratori".

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Economia
vincenzo de luca
 

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"L'accordo sulla rappresentanza appena siglato dalla Camusso riduce il ruolo della contrattazione, rischia di far sparire le categorie sindacali e di portare la discussione puramente a una dimensione aziendale. Non è quello di cui hanno bisogno il sindacato e tutti i lavoratori". Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini spiega ad Affaritaliani.it le ragioni che lo hanno portato a votare contro l'accordo sulla rappresentanza firmato da Susanna Camusso con Confindustria, Cisl e Uil e a spaccare il primo sindacato italiano. Del segretario generale di Corso d'Italia dice che "ha fatto un grave errore" e aggiunge che non si sentirà "vincolato da quegli accordi, finchè i lavoratori non li avranno votati". E denuncia: "Si sta usando la crisi per cancellare i diritti e limitare le libertà sindacali". E cita il caso della Fiat. Di Sergio Marchionne dice: "Gli va riconosciuta una capacità manageriale, ma non è ancora chiaro quale giovamento trarrà tutta l'Italia dall'operazione Chrysler. Concentrarsi solo sull'alto di gamma non è sufficiente a dar lavoro a tutti, come dice il Ceo". E sul suo futuro...


L'INTERVISTA

Perché durante l'ultimo direttivo della Cgil ha pesantemente attaccato l'accodo sulla rappresentanza sottoscritto dalla segretaria Susanna Camusso, affermando che "l'intesa limita l'autonomia della sua categoria"? 
"Perché sono state introdotti l'arbitrato interconfederale, le sanzioni pecuniarie su diritti sindacali e perché la materia dell'accordo del 31 maggio doveva essere discussa dalle categorie e al livello delle confederazioni. In più, perché è stato annullato il ruolo della struttura territoriale delle categorie e la contrattazione aziendale è a piena disposizione delle singole Rsu. Sono modifiche, rispetto all'accordo interconfederale del 1993, che non erano nemmeno previste dentro l'intesa del 31 maggio. C'è stato un cambiamento nell'impianto dell'accordo che non è stato discusso dal segretario con noi prima della firma. Un fatto che ho voluto denunciare. Oltretutto, si tratta di cambiamenti che all'inizio non erano nemmeno richieste della Cgil, ma della Confindustria".

camusso angeletti bonanni
 

E quindi?
"Averle accettate è stato non soltanto un errore, ma anche un cambiamento di linea da parte della segretaria Camusso. Cambiamento, ripeto, che non è stato discusso prima. Ho anche chiesto che questa intesa venga sottoposta al voto dei lavoratori interessati, perlomeno degli iscritti, così come prevede lo statuto del sindacato al quale appartengo. E anche questa rischiesta non è stata accolta: lo considero un fatto grave".

E ora cosa succederà?
"Fino a quando non ci sarà un voto dei lavoratori e degli iscritti, non mi sentirò vincolato da questo nuovo accordo".

Ma la segretaria Camusso conosceva le regole: perché, quindi, ha firmato?
"Non lo deve chiedere a me, ma al segretario generale della Cgil. Mi limito ad osservare che c'è stata una modifica all'accordo del 31 di maggio che ha recepito le richieste che da sempre la Confindustria avanza e che la Cgil ha sempre invece rifiutato. Non a caso nel 2009, la Cgil, che si era opposta, ha dovuto subire un accordo separato firmato soltanto dalla Confindustria e da Cisl e Uil. Ora, c'è stato un arretramento. La Cgil ha fatto un passo indietro nel suo sviluppo. Gli iscritti hanno bisogno di discuterne e per quel che mi riguarda, come metalmeccanici, inizieremo a farlo subito dalla prossima settimana nelle assemblee delle aziende interessate". 

La Camusso dovrebbe dimettersi per aver creato, come ha tuonato lei, "un problema di democrazia nel sindacato"? 
"No, ma come segretario generale la Camusso avrebbe dovuto garantire la discussione delle modifiche in modo libero. Da statuto, sugli accordi la Cgil prevede la consultazione degli iscritti come regola democratica. Oltretutto, penso anche che l'accordo abbia anche un altro limite".

squinzi camusso 500
 

Quale? 
"Quello di essere in contrasto con quanto dice la Corte Costituzionale. In Italia, vige la libertà sindacale. Non può esistere dunque che organizzazioni pur importanti, come la Cgil, la Cisl e la Uil o la Confindustria, stabiliscano regole e sanzioni e solo chi le accetta possa avere diritti sindacali. E' un'idea antica di relazioni sindacali, di organizzazioni chiuse e che si vogliono difendere senza tenere in considerazione gli iscritti o milioni di giovani precari che al momento non hanno rappresentanza. Idee che sono in contrasto con gli stessi principi della Costitutuzione".

Senta ma non crede che, con la disoccupazione ai massimi e il record di ore di cassa integrazione che soltanto nel 2013 hanno sfondato la soglia del miliardo, sia più urgente affrontare l'emergenza dei posti di lavoro che mancano? Lei stesso, anche recentemente, ha più volte invitato la classe politica a far presto, accusandola di essere incapace di capire le esigenze dal Paese reale e di intervenire in manera efficace...
"Non mi pare siano questioni scollegate. La Fiat, per esempio, le ha collegate: ha cambiato totalmente le regole in azienda e h chiesto ai lavoratori di accettarle ponendole come prerequisito per continuare a investire in Italia. In realtà, si sta usando la crisi per cancellare i diritti e limitare le libertà sindacali. Quindi, proprio per affrontare la crisi bisogna estendere i diritti e le libertà sindacali. E' questa la condizione per affrontare in modo nuovo i problemi che le imprese hanno. Non esiste un lavoro senza diritti e non mi pare che sia una strada giusta quella di produrre sistemi sanzionatori o arbitrali che mettano in discussione i diritti dei lavoratori per uscire dalla crisi".  

Da una parte ha aperto alla riduzione delle tutele nella proposta di contratto unico nel Jobs Act del segretario del Pd Matteo Renzi e, dall'altra, ha attaccato la Camusso, superandola a sinistra, sulla democrazia sindacale. Non si capisce dove si pone nello spettro politico...
"La Fiom è un sindacato indipendente che ha un suo progetto e che si confronta alla pari con tutte le forze politiche. Non a caso, giovedì, nel nostro comitato centrale, oltre a chiedere alla Cgil di ritirare la firma sull'accordo interconfederale, abbiamo anche stilato un documento che contiene diverse proposte per affrontare i problemi della crisi, della politica industriale e del lavoro, dove avanziamo proposte in tutte le materie, compreso il contratto unico come strumento per riformare le regole di funzionamento del mercato del lavoro. Che oggi il lavoro torni al centro della discussione politica per noi non è una contraddizione. Pensiamo ci voglia come punto di partenza un piano di investimenti straordinari, un nuovo intervento pubblico nell'economia e una ripresa degli investimenti privati. Poi, nella necessità di ridurre la tipologia contrattuale esistente e la precarietà, siamo d'accordo a ragionare sul contratto unico, vedendo come unica possibilità quella di allungare il periodo di prova. Allo stesso modo, vediamo con favore l'estensione a tutti della cassa integrazione come ammortizzatore sociale, facendo pagare un contributo a tutte le imprese e i lavoratori di tutti i settori. Siamo d'accordo anche a ripensare il sistema degli ammortizzatori dentro un'idea di reddito minimo garantito da introdurre anche in Italia".

marchionne
 

Parliamo della Fiat. Nella sua ultima intervista, l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne ha affermato che "col tempo rientreranno tutti i lavoratori Fiat ora in cassa integrazione". Possiamo credere al manager che, in fin dei conti, ha mantenuto le promesse sulla conquista dell'americana Chrsysler?
"Negli ultimi 4 o 5 anni, in Italia, la Fiat ha cambiato varie volte i suoi piani. E' passata dai 20 miliardi di investimenti a concentrarsi ora quasi esclusivamente sull'alto di gamma. Un cambiamento radicale di strategia. Garantire tutta l'occupazione concentrandosi soltanto sull'alto di gamma non sembra facile. Intanto, rilevo che oggi alcuni stabilimenti, come Termini Imerese, sono chiusi e la maggioranza dei lavoratori italiani dell'auto sono in cassa integrazione. Servono nuovi modelli e non credo si possa puntare soltanto sul segmento alto di mercato".

E quindi, dobbiamo credere alle promesse di Marchionne?
"Il problema non è credere o non credere alle parole dell'amministratore delegato della Fiat, ma far sì che, com'è avvenuto anche negli Stati Uniti, la discussione sul rilancio del settore auto non avvenga sui giornali, ma che si faccia attorno a un tavolo a cui siede anche il governo che garantisce gli investimenti e che si pone come interlocutore per discutere di un piano generale dei trasporti e della mobilità. Come hanno dimostrato gli Usa, il settore dell'auto non si salva senza un intervento pubblico. La stessa Fiat è andata in Brasile, in Serbia e negli Stati Uniti, prendendo soldi pubblici. Il tutto, mentre in questi anni la famiglia Agnelli continuava a percepire lauti dividendi dal gruppo, anche quando la produzione andava male in Europa. E ora compra tutta la Chrysler senza tirar fuori un euro. Va riconosciuta la capacità manageriale di Marchionne, ma non è ancora chiaro quale giovamento ne trarrà tutta l'Italia. Concentrarsi solo sull'alto di gamma non è sufficiente a dar lavoro a tutti. Per questo, credo sia utile discuterne attorno a un tavolo e non sui giornali, con il governo he faccia la sua parte".

Insomma, la Volkswagen con i suoi 60 miliardi di investimenti programmati per i prossimi anni sia di un altro pianeta...
"Sì, e mi limito a ricordare che 25 anni fa la Volkswagen e la Fiat erano due aziende equivalenti come dimensione, come occupati e come mercato. Ora, sono il frutto di scelte diverse nel tempo e strategie che hanno avuto conseguenze precise. Oggi non possiamo far finta che dei 4,5 milioni di automobili che il gruppo Fiat-Chrysler produce, soltanto meno di 400 mila arrivino dall'Italia".   

Parliamo ora del suo futuro: si dice che Maurizio Landini punti a diventare segretario di tutta la Cgil alla prossima tornata elettorale del primo sindacato italiano. Conferma?
"Sono segretario generale della Fiom da tre anni e mezzo. Intanto, se gli iscritti alla mia categoria mi voteranno di nuovo, il mio obiettivo è quello di tornare a essere rieletto alla segreteria dei metalmeccanici. Poi, visto che c'è una crisi della rappresentanza sindacale e non soltanto politica, sto portando avanti una battaglia anche all'interno di tutta la Cgil, perché anche la Cgil ha bisogno di cambiare, di essere più democratica, di rinnovarsi e di allargare la sua rappresentanza. Ho cominciato da semplice apprendista saldatore e dopo esser diventato segretario dell'organizzazione che rappresenta i lavoratori del mio settore non posso desiderare altro, ma nella Fiom ho imparato a dire sempre quello che penso e continuerò a farlo perché voglio essere una persona libera. Non temo le conseguenze che ciò comporterà, perché credo di non avere niente da perdere".

Par di capire, allora, che si vedrebbe come segretario generale della Cgil, anche in un lontano futuro...
"Non è il mio obiettivo. Il focus è sulle politiche che si fanno. Da qui, la mia contrarietà all'accordo appena siglato dalla Camusso che riduce il ruolo della contrattazione, rischia di far sparire le categorie sindacali e di portare la discussione puramente a una dimesione aziendale. Ciò non è quello di cui hanno bisogno il sindacato e tutti i lavoratori".

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