“Privatizzare Eni, Enel Finemeccanica e creare una scatola finanziaria per valorizzare il nostro enorme patrimonio pubblico”. Mario Monti? No, Enrico Letta. Così parlò il 22 giugno dello scorso anno il neo-premier, spiegando al direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, per filo e per segno che cosa avrebbero fatto loro del Pd per risanare le dissestate case dello Stato “appena gli elettori” li avessero fatti governare.
Ebbene è arrivato il momento. Certo, a decidere di farlo governare è stato un solo elettore, Giorgio Napolitano, ma il risultato è lo stesso. Come sono gli stessi i problemi del Paese.
E un anno fa il giovane Letta (aggettivo che gli resterà appiccicato fino a 80 anni, par di capire) aveva le idee chiarissime, come sempre le ha chi è all’opposizione: “Bisogna da una parte lavorare su una scatola finanziaria che valorizzi il patrimonio pubblico, e grazie a questo abbattere il debito, e poi mettere nel mirino ulteriori privatizzazioni“.
Quali? Le solite, quelle da novanta: “Pezzi di Eni, Enel, Finmeccanica“. “Non immediatmente, perché il mercato non lo consente, – spiegava il vicesegretario del Pd -, ma si può fare perché oggi con la legge sulla golden share possiamo difendere queste aziende da possibili attacchi ostili senza dover per forza avere il 30%”.
Bene, caro Enrico, siamo con te. Mettiti al lavoro: ci sono da trovare subito 7 miliardi per scongiurare un nuovo aumento dell’Iva (hai visto i dati di oggi sui consumi?), per gli esodati, per la cassa integrazione in deroga, per rifinanziare le missioni all’estero, per…
Se ce la farai la prossima volta saranno gli elettori a farti governare, puoi starne certo.
