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Economia
Libia/ I mercati vogliono la guerra. "Ma non dev'essere un semplice raid"

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

"E' un anno che ormai in Libia c'è la guerra civile e l'Europa ha sottovalutato la situazione. Il mercato, quindi, vuole che sia un intervento risolutivo, massiccio e non un blitz o un una tantum. Deve mettere un po' di ordine". Lo dice ad Affaritalialini.it Manlio Bonafede, esperto analista finanziario di Banca Leonardo a poco dall'apertura della seduta delle Borse europee.

"Il rischio che ci sia un intervento militare c'è, visto che nel weekend  il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni si è sblianciato molto", aggiunge Bonafede. "Può essere che il governo Renzi stesse valuntando da un po' l'intervento e la decisione, quindi, non è nata all'improvviso".

"Se devono fare una guerra, devono farla in fretta. C'è una parte del Paese che sta cadendo nelle mani dei guerriglieri dell'Isis e gli investitori temono che non sia possibile più gestire altre situazioni. Soprattutto quelle degli sbarchi degli immigrati che ormai è completamente fuori controllo. Poi ci sono molti interressi italiani, come quello dell'Eni che basta e avanza", conclude l'analista finanziario.

Intanto, apertura di seduta in calo per la Borsa, con l'indice Ftse Mib che segna -0,28% a 21.145 punti, nonostante dall'altra parte del mondo l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo abbia chiuso in rialzo dello 0,51% a quota 18.004,77 punti: il mercato azionario giapponese ha iniziato le contrattazioni della nuova ottava salendo in giornata ai massimi da oltre sette anni e mezzo, sull'onda dei precedenti guadagni a Wall Street (con il record dell'S&P's venerdì scorso) e dell'uscita del Paese dalla recessione. Sulle altre piazze finanziarie europee, il Dax di Francoforte cede lo 0,29% a 10.932 punti, il Cac 40 di Parigi arretra dello 0,09% a 4.754 punti e l'Ftse 100 di Londra lima uno 0,08% a 6.867 punti.

Nel Vecchio Continente gli occhi investitori sono puntati, oltre che sull'Ucraina per vedere se tiene il cessate il fuoco,  sulla nuova riunione dei ministri delle Finanze dell’area euro, dopo quella finita in un nulla di fatto la settimana scorsa. Venerdì le Borse avevano chiuso all’insegna dell’ottimismo puntando su un accordo. I negoziati tra le parti sono proseguiti per tutto il weekend a livello tecnico ma la vera partita si gioca tra poche ore a Bruxelles tra il ministro delle Finanze greco Varoufakis e i suoi colleghi.

Il nuovo governo ellenico non vuole più sottostare al Programma di aggiustamento in scadenza il 28 febbraio, quello che Tsipras ha definito sprezzantemente come "dettato via e-mail da Bruxelles". Però ha un problema: ha bisogno velocemente di denaro fresco, perché si avvicinano in primavera scadenze sul debito con l’Fmi e anche perché gli ultimi dati sulle entrate fiscali sono allarmanti (un miliardo meno del previsto in gennaio).

Sul fronte opposto, i Paesi della zona euro sono pronti a offrire nuove linee di credito alla Grecia, ma chiedono un quadro di riferimento. La partita è ancora aperta, entrambi i contendenti vogliono un’intesa ma nessuno vuole uscirne come lo sconfitto. Il coltello dalla parte del manico ce l’hanno la Ue e la Bce, perché senza i finanziamenti internazionali la Grecia sarebbe di nuovo in gravi difficoltà.

 

 

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