Il lusso europeo attraversa una fase di forte difficoltà e vede evaporare circa 250 miliardi di euro di valore di mercato nel corso dell’anno. A pesare sono soprattutto il rallentamento della domanda cinese e il progressivo indebolimento dei consumi negli Stati Uniti, due mercati fondamentali per la crescita dei grandi marchi internazionali. A delineare il quadro è il Financial Times, che evidenzia risultati inferiori alle attese per alcuni dei principali gruppi del settore, nonostante previsioni già riviste al ribasso.
Tra i più colpiti figurano Lvmh ed Hermès, i due maggiori protagonisti del comparto. Le rispettive capitalizzazioni di mercato si sono ridotte di 131,6 miliardi e 93,3 miliardi. Anche Kering, il gruppo proprietario di Gucci, risente della frenata, in un contesto in cui la domanda di borse, scarpe e accessori di fascia alta continua a perdere slancio.
La frenata della Cina pesa sui grandi marchi
Il rallentamento dei consumi cinesi rappresenta uno dei principali fattori di pressione per il settore, dopo oltre un decennio in cui la clientela del Paese asiatico ha sostenuto una parte significativa della crescita del lusso globale. Per Kering, le vendite in Cina sono diminuite tra il 15% e il 20% nel terzo trimestre, secondo i dati riportati. Le difficoltà cominciano a riflettersi anche su Hermès, considerata tra le realtà più resilienti del comparto. Le vendite globali della divisione prêt-à-porter e accessori hanno registrato una flessione del 2%, segnale di un raffreddamento che coinvolge anche marchi tradizionalmente più protetti dalle oscillazioni della domanda.
Alla debolezza cinese si aggiunge quella del mercato americano. Dopo aver sostenuto il settore nella prima parte dell’anno, i consumi negli Stati Uniti hanno perso vigore negli ultimi mesi, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi della benzina e dalla contrazione della spesa. I dati sulle transazioni con carte di credito raccolti da Citi indicano una diminuzione di almeno il 4% della spesa nel comparto del lusso nei mesi di luglio, agosto e settembre. Un andamento che conferma le difficoltà dei marchi nel mantenere i ritmi di crescita precedenti, mentre le oscillazioni dei mercati finanziari e il clima di incertezza pesano sulle decisioni d’acquisto.
Birkin e gioielli resistono alla crisi
Il rallentamento, tuttavia, non colpisce tutti i segmenti allo stesso modo. Le borse Birkin e gli altri modelli di fascia alta di Hermès hanno registrato una crescita delle vendite del 10,8%, distinguendosi dal quadro generale. Segnali positivi arrivano anche dalla gioielleria, con una domanda sostenuta per marchi come Tiffany, appartenente a Lvmh, e Boucheron, parte di Kering. Per il lusso europeo, la sfida resta ora quella di affrontare la debolezza dei mercati chiave e ritrovare slancio in un contesto di consumi più prudenti.
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