Manovra, sanità e scuola sotto tiro. Rizzetto (FdI): “Noi rafforziamo i servizi e teniamo in ordine i conti”
Mentre l’opposizione alza la voce e il mondo della scuola promette battaglia, il governo difende le scelte inserite nella Manovra economica per sanità e istruzione. Da una parte ci sono i sindacati e le forze di minoranza, che denunciano tagli per oltre settemila posti e risorse insufficienti per i servizi essenziali; dall’altra la maggioranza rivendica un aumento dei fondi per la salute e la necessità di riorganizzare il sistema scolastico a fronte del calo demografico.
Ma dietro i numeri e le cifre della finanziaria si gioca una partita politica e sociale ben più profonda: come conciliare la tenuta dei conti pubblici con la tutela dei servizi fondamentali del Paese? L’incremento del Fondo sanitario basta a ridurre i ritardi delle liste d’attesa? E la riorganizzazione della scuola è davvero un passo verso l’efficienza o rischia di compromettere la qualità della didattica?
A fare il punto è Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia e Presidente della Commissione Lavoro della Camera, che ad Affaritaliani analizza le scelte dell’esecutivo e traccia la rotta sulla legge di bilancio: “Governo e maggioranza stanno facendo una scelta precisa: rafforzare i servizi fondamentali mantenendo in ordine i conti pubblici”.
La Manovra 2027 è finita al centro delle polemiche per le risorse destinate a sanità e scuola. Secondo lei, il governo sta investendo abbastanza in questi due settori?
Il Governo e maggioranza stanno facendo una scelta precisa: rafforzare i servizi fondamentali mantenendo in ordine i conti pubblici, perché anche il debito pesa sul futuro dei nostri figli. Sulla sanità i numeri smentiscono la narrazione dei tagli: il Fondo sanitario arriva a 146,3 miliardi nel 2027. Possiamo discutere di come rendere le risorse ancora più efficaci, ma non presentare un aumento come una diminuzione. Sulla scuola, difendere l’istruzione pubblica significa garantire qualità e continuità didattica, non considerare ogni assetto organizzativo intoccabile.
Sulla sanità, le Regioni lamentano risorse insufficienti per garantire i servizi e ridurre le liste d’attesa. Quali interventi sarebbero necessari e che cosa manca in questa manovra?
Le richieste delle Regioni meritano attenzione, ne ho appena parlato con il Presidente Fedriga, ma il confronto deve partire da un dato: il Governo aumenta le risorse. Ora la sfida è trasformarle in visite, esami e cure in tempi ragionevoli. La mia priorità, da Presidente della Commissione Lavoro, è valorizzare medici, infermieri e professionisti sanitari, rafforzare i servizi territoriali e pretendere risultati verificabili sulle liste d’attesa. Lo Stato deve fare la propria parte e le Regioni devono fare altrettanto nell’organizzazione dei servizi. Non possiamo chiedere ai cittadini di accontentarsi di uno stanziamento: dobbiamo garantire una prestazione.
Riguardo la scuola, si discute della riduzione di oltre 7mila posti tra docenti e personale scolastico. È una scelta giustificata dal calo degli studenti o un taglio che rischia di compromettere la qualità dell’istruzione?
Non condivido per nulla l’equazione secondo cui ogni riorganizzazione sarebbe un attacco alla scuola. Il calo degli studenti non può essere ignorato: governare significa anche adeguare l’organizzazione ai cambiamenti della società. Il punto non è difendere un numero astratto di posti, ma assicurare agli studenti insegnanti, continuità e servizi adeguati. La riduzione prevista va letta dentro questa responsabilità, salvaguardando le aree interne, i territori montani e le situazioni più delicate. Efficienza e qualità devono procedere insieme: è questo il criterio con cui sostengo le scelte.
Le banche dovranno contribuire con circa 5 miliardi alla manovra. È giusto chiedere loro uno sforzo maggiore?
Sì. È una scelta giusta e dimostra che questo Governo non chiede sacrifici soltanto ad alcuni. Chiedere al settore bancario e assicurativo di contribuire alle necessità del Paese significa affermare un principio di equità, non alimentare una contrapposizione. Naturalmente bisogna vigilare perché questo contributo non venga trasferito sui correntisti o sulle imprese: la finalità è sostenere la collettività, non spostare il conto sui cittadini. Quando le Banche in difficoltà hanno chiesto una mano, negli anni, ci siamo sempre dimostrati disponibili. Mi attendo reciprocità.
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