Il governo lavora alla manovra ben sapendo che tutto non si potrà fare viste le circostanze. La crisi energetica più grave del previsto e l’insabilità a livello geopolitico sempre più evidente costringono Meloni a fare delle scelte. Tra le varie misure, ad esempio, potrebbe non trovare spazio quella relativa al taglio dell’Irpef per il ceto medio. Si tratta della riduzione dell’aliquota dal 43 al 33% prevista sullo scaglione da 50mila a 60mila euro di reddito. L’idea sarebbe invece quella di utilizzare le risorse limitate della manovra per finalizzarle ad interventi per aiutare sul fronte sanitario gli anziani e i fragili, oltre che per sostenere i salari dei giovani.
Sul taglio dell’Irpef – riporta il Sole 24 Ore – “il dossier non è chiuso, perché una parte di maggioranza e Governo continueranno a premere per tenerlo in corsa. Ma al momento appare congelato: perché le coperture non ci sono, a meno di non rinunciare alle idee alternative come quella del bonus per i fragili, carta uscita ieri alla riunione per intercettare una platea più ampia, e concentrata ancora una volta sulle fasce di reddito più basse“.
Sul fronte del Lavoro – sempre secondo il Sole 24 Ore – “un aiuto agli stipendi potrebbe poi essere offerto dalla replica della detassazione degli incrementi contrattuali. Rinviato a tempi migliori, invece, lo sconto fiscale sulle tredicesime: se ne potrebbe riparlare a fine 2027, conti e volontà politica permettendo (in mezzo ci sono anche le elezioni)”. Anche Repubblica scrive che “i margini sono risicatissimi” per il taglio dell’Irpef che però – ricorda il quotidiano – “più volte la premier Giorgia Meloni ha indicato come l’obiettivo prioritario della sua quinta manovra”.
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